Associazione dei Ginecologi Italiani:
ospedalieri, del territorio e liberi professionisti

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L'Associazione 1958 - 1967

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Nell'agosto del 1958, in un articolo della "Rivista d'Ostetricia e Ginecologia Pratica" la AOGOI, affrontando il problema dei concorsi, ne ipotizza l'abolizione per i posti direttivi, in analogia a quanto già avveniva nelle migliori organizzazioni industriali. "Il pubblico concorso – sostiene invece l'Associazione – deve rimanere sempre la base insostituibile per l'inizio della carriera, anche per creare le premesse di una sicura e completa preparazione di base a chi vuole entrare nella carriera ospedaliera". Affermazioni, queste, che stupiscono e preoccupano per l'attualità dei temi trattati.

Sono gli anni in cui il Prof. Alberto Zacutti introduce e promuove la rivoluzionaria tecnica dell'ecografia ostetrica e ginecologica, superando l'iniziale diffidenza di buona parte della classe medica.
Negli stessi anni si avvia il primo screening di massa nella provincia di Ferrara con la tecnica del pap-test. Come per tutte le metodiche innovative, anche il pap-test si impone in Italia grazie alla competenza e all'impegno di pochi convinti assertori, fra notevoli difficoltà e, a volte, colpevoli ironie.

Intanto, i tempi sono maturi perché dalle molte parole spese per lamentare le gravi carenze degli ospedali italiani e per auspicare una riforma della legislazione ospedaliera si passi ai fatti. Anche questa battaglia vede la AOGOI in prima linea.

Già da tempo i medici ospedalieri avevano ribadito la necessità di una rapida riforma della legislazione. Essi chiedevano il riconoscimento della funzione didattica degli ospedali, la regolamentazione, la stabilità delle carriere e soprattutto un trattamento economico tale da permettere al medico di dedicarsi completamente all'attività ospedaliera. Ma queste richieste rimangono a lungo lettera morta. Sono necessari lo sciopero nazionale del 1962 e la minaccia di nuove agitazioni perché in parlamento si inizi la discussione che porterà alla riforma sanitaria.

Nel maggio 1963 la AOGOI celebra a Bologna il suo primo congresso nazionale. Tema centrale è la riorganizzazione complessiva dell'assistenza ostetrica negli ospedali, urgente soprattutto nelle aree meno sviluppate del meridione e delle isole.

Nel clima generale di grande attenzione alla questione della riforma ospedaliera, la AOGOI leva la sua voce con fermezza, per rivendicare ancora una volta la necessità di creare reparti specialistici di ostetricia e ginecologia all'interno degli ospedali.

"Noi ostetrici sappiamo quanto sia innaturale, artificiosa e priva di senso la differenziazione fra parto fisiologico e parto patologico, specie se emessa in sede di giudizio prognostico. È quindi non con sorpresa – perché ci è nota la scarsa conoscenza altrui dei nostri problemi – ma con notevole preoccupazione che vediamo ancora oggi affiorare in scritti e discorsi riguardanti la organizzazione della rete ospedaliera italiana l'intenzione di creare Istituti di Maternità al sevizio delle partorienti".

Maggio 1964: il Parlamento italiano finalmente approva la legge per la stabilità dei medici ospedalieri. È un traguardo importante, raggiunto anche grazie all'impegno dei medici della AOGOI; Emilio Giudici, primo segretario dell'associazione, delinea così i nuovi compiti degli operatori sanitari: "È caratteristico della AOGOI, e motivo di orgoglio per tutti noi, la constatazione che il pensiero per la cultura ospedaliera, senza alcuna velleità irriguardosa nei confronti di quella universitaria, non è mai mancato, anche tra le emozioni e le passioni della lotta sindacale".

Nel giugno 1964 la AOGOI presenta le sue proposte per la Riforma Ospedaliera alla Commissione Ministeriale nominata dal Ministro Mancini.

Queste proposte che l'AOGOI formula come contributo al dibattito parlamentare e che sostengono ancora una volta il fondamentale principio della sicurezza e del diritto alla salute dei pazienti, si possono sintetizzare in sei punti:

  • l'istituzione di reparti autonomi di ostetricia e ginecologia diretti unicamente da primari ostetrici-ginecologi coadiuvati da secondari specialisti e da un adeguato numero di ostetriche;
  • la definizione dell'organico di questi reparti;
  • il riconoscimento dell'assistenza pediatrica da parte degli enti mutualistici;
  • l'istituzione di servizi di anestesia dedicati;
  • il riconoscimento dell'opera svolta dalle ostetriche ospedaliere da parte degli enti mutualistici;
  • la necessità di istituire in tutti i reparti ostetrici un servizio continuativo ostetrico anestesiologico-rianimatorio e pediatrico per 24 ore.

Questa riforma ha il compito di affrontare il problema dalle fondamenta, poiché nel 1964 la vita negli ospedali era ancora regolata da una legge del 1890, in parte modificata nel 1923, epoca in cui il concetto di sicurezza sociale era sconosciuto ai legislatori.

I medici dall'associazione ribadiscono inoltre che l'autonomia dell'ospedale deve essere salvaguardata a tutti i costi: l'appoggio dello Stato è garanzia fondamentale ma non deve soffocare.

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