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Aborto. Comitato Onu dei diritti umani esorta l’Italia a far rispettare la legge 194: “Troppi obiettori e difficoltà per i diritti delle donne”

30 marzo - Il Comitato dei diritti umani dell'Onu bacchetta l'Italia sull'applicazione della 194/1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza: sono a rischio i diritti delle donne. Lorenzin difende i risultati: "La legge è rispettata". Per Petri (Min. Esteri) le osservazioni Onu sono però di "carattere ordinario". IL DOCUMENTO. 

L’Italia deve far rispettare la legge 194/1978 e garantire il diritto all’aborto. Questa volta, dopo la presa di posizione di una anno fa del Comitato europeo per i diritti sociali del Consiglio d’Europa, è il Comitato dei diritti umani dell’Onu a prendere posizione manifestando la sua preoccupazione sulla difficoltà di accesso agli aborti legali – come appunto consente la legge – causata dal numero di medici che si rifiutano di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza per “motivi di coscienza”.
 
E collegate a questa preoccupazione l’Onu ne manifesta altre due verso il nostro Paese: la distribuzione dei medici obiettori e il “numero significativo” di aborti clandestini.

"Lo Stato - sottolinea l’Onu - dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido".


I dati su cui si basa anche la posizione dell’Onu  sono quelli del ministero della Salute, secondo cui in Italia i ginecologi obiettori sono circa il 70%. Le Ivg sono diminuite in modo significativo nel corso degli anni: nel 1983 erano 233.976; nel 2013 sono dimezzate (102.760) e nel 2014 sono scese a 97.535. In 30 anni, quindi, le Ivg sono calate di 131.216 unità, mentre i ginecologi non obiettori sono scesi di 117 unità.
 
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, proprio in occasione della presentazione della Relazione al Parlamento aveva però rassicurato sul rispetto della legge. In 30 anni, ricordava, c'è stato un "dimezzamento del numero di Ivg settimanali, a livello nazionale, a carico dei ginecologi non obiettori, che nel 1983 effettuavano 3,3 Ivg a testa a settimana, mentre ne effettuano 1,6 nel 2013, e dalle Regioni non è giunta alcuna segnalazione di carenza di medici non obiettori". Secondo il ministro pertanto, "il numero dei punti Ivg è più che adeguato rispetto al numero delle Ivg effettuate". 
  
Da parte sua Fabrizio Petri, Presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani presso il ministero degli Esteri che era nella delegazione presente a Ginevra davanti al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite quando è stata esaminata la questione, ha sottolineato: “Se si guarda alla prassi delle Nazioni Unite – afferma Petri - le Osservazioni del Comitato Diritti Umani, premesso che esse costituiscono come detto uno strumento di dialogo costruttivo, nel caso specifico relativo all'aborto, sono di carattere del tutto ordinario, come ben emerso d'altronde dall'andamento della discussione. La questione dell'aborto in Italia - conclude – è stata esaminata con attenzione nei suoi molteplici aspetti. Da parte italiana sono state date tutte le informazioni sulla situazione nel Paese e ricordati sia l'ultimo Rapporto al Parlamento sulla legge 194, che soprattutto i dati di interesse sull'erogazione dei servizi in materia".

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