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Cancro. Aiom stronca esame del sangue per diagnosi precoce messo a punto dall’oncologa Paterlini ieri a Porta a Porta: “Test non validati da studi clinici controllati. Servizio pubblico stia attento: fuorviante far credere che basti un test”

4 maggio - A suscitare l’allarme degli oncologi italiani, l’intervista a Patrizia Paterlini-Bréchot, andata in onda il 1 maggio su Rai 1. La scienziata italiana, trapiantata in Francia da diversi decenni, ha messo a punto un test di citopatologia sanguigna (ISET®) che potrebbe consentire di individuare in uno stadio molto precoce una serie di tumori solidi e servire come guida al trattamento oncologico. Secondo l’AIOM è presto per parlare di questo test al pubblico, in quanto non ancora validato dagli studi clinici. Ma chi ha ragione?

 

Individuare il cancro in fase precoce, addirittura prima della comparsa, e magari attraverso un semplice prelievo di sangue. Sarebbe fantastico, ma per ora è solo una speranza, peraltro pericolosa perché potrebbe distogliere il paziente dai percorsi di diagnosi validati (mammografia, sangue occulto nelle feci, ecc). Magari facendogli buttare via una fortuna in test che non hanno ancora ricevuto un Ok definitivo da parte della scienza.
 
E siccome la lotta contro il cancro passa anche attraverso le informazioni veicolate dai media, fanno molto bene gli oncologi dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) a monitorare quanto viene scritto e detto sull’argomento perché una ‘bufala’ o una notizia ‘gonfiata’ in questo campo possono fare davvero molti danni.
 
A suscitare la preoccupazione degli specialisti questa volta è la lunga intervista fatta ieri sera a ‘Porta a porta’ (Rai 1) da Bruno Vespa alla professoressa Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all'Università Paris-Descartes.
 
Italiana di nascita e di formazione universitaria, la Paterlini si è trasferita ormai da oltre 30 anni in Francia, dove ha portato avanti le sue ricerche di biologia molecolare che sono approdate alla messa a punto del test ISET®, un metodo di citopatologia sanguigna che consente di isolare le cellule cancerose circolanti (CCC) che si distaccano da tumori solidi ed entrano in circolo, per poterle analizzare a scopo diagnostico e come guida al trattamento.
 
Il test ISET® infatti, secondo la studiosa italiana, potrebbe trovare diversi campi di applicazione in clinica: determinare se un trattamento oncologico è efficace o meno (un trattamento efficace le dovrebbe far scomparire); analizzarle geneticamente per guidare la scelta verso il trattamento oncologico più adatto; individuare un tumore invasivo in uno stadio molto precoce, quando non è ancora riconoscibile con le attuali metodiche di imaging.
 
“Mancano dati – ammonisce però il professor Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM - che validino con studi clinici controllati l’impiego di questo tipo di esame nella pratica clinica. Le conclusioni della professoressa Paterlini-Brechot sono infatti basate su di un unico studio pubblicato nel 2014 da un gruppo francese. Ed è fuorviante – prosegue Pinto -  soprattutto se lo strumento utilizzato è il servizio pubblico, far credere ai cittadini che basti un semplice test del sangue per individuare in anticipo la malattia e sconfiggerla prima che si manifesti”.
 
Non è la prima volta che la Paterlini compare davanti alle telecamere. Una bella donna elegante, dallo sguardo penetrante e dall’ammaliante accento francese, con il fascino del ‘cervello’ fuggito all’estero. La scienziata racconta di aver dedicato tutta la sua vita, dormendo appena tre ore per notte, alle sue ricerche al solo scopo di “potermi guardare un giorno allo specchio pensando che il mio lavoro ha contribuito a salvare tante vite”.
 
La sua partecipazione a “Porta a porta” è un modo anche per promuovere il suo libro “Uccidere il cancro” che qualcuno ha già ribattezzato un libro-missione. In pratica un’abile operazione di marketing ma per nobili scopi, che sono quelli di raccogliere i fondi per finanziare le ricerche che dovrebbero definitivamente validare il test ISET® (naturalmente coperto da copyright) che la Paterlini afferma però di voler mettere a disposizione gratuitamente a gruppi di ricerca oncologica in tutto il mondo.
 
Ma le sue parole e il suo impegno non convincono, almeno per il momento, gli esperti dell’AIOM. L’individuazione di marcatori precoci di rischio è un tema di grande interesse in ambito oncologico, che viene affrontato in vari modi, ad esempio attraverso la ricerca di mutazioni geniche predisponenti allo sviluppo del tumore. Meno del 2 per cento della popolazione tuttavia è portatore di mutazioni con sindromi ereditarie a rischio di sviluppare il cancro. “E in questi casi - spiega il prof. Pinto - vi sono test genetici che vengono offerti gratuitamente, in strutture specializzate e secondo precisi protocolli, a chi ha già avuto fra i parenti più stretti un certo numero di casi di cancro (e solo per i tumori del seno, ovaio e colon)”. La ricerca in questo campo ovviamente continua ma al di fuori di questi test già disponibili per il pubblico, non ce ne sono altri supportati da adeguate evidenze scientifiche.
 
“Le notizie diffuse dai media ed in particolare da quelli pubblici, per il loro peso, hanno un ruolo importante nella corretta informazione dei cittadini – conclude Pinto - e dovrebbero garantire a tutti la conoscenza di notizie sui temi relativi alla salute e, in particolare, al cancro supportate da chiare evidenze scientifiche”.
 
Maria Rita Montebelli

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