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Cancro. La natura non “gioca ai dadi”

6 ottobre - Un nuovo studio appena pubblicato su Nature, confuta su solide basi scientifiche la teoria che la causa del cancro sia la sfortuna. Un gruppo di studiosi olandesi ha infatti stabilito che il numero di mutazioni del DNA che si presentano ogni anno è di circa 40 ed è uguale per ogni organo, compresi quelli meno bersagliati dal tumore, senza differenze per quanto riguarda l’età. L’insorgenza di un tumore dunque non sarebbe spiegabile solo attraverso la comparsa random di tante mutazioni del DNA a carico di un organo 

Circa un anno fa un articolo pubblicato su Science e le conseguenti derive mediatiche che attribuivano il tumore ad una questione di pura ‘sfortuna’, fecero scoppiare una violenta polemica. Un dibattito senza molto costrutto, visto che i presupposti dai quali partiva presentavano un ‘vizio di forma’ e che tutte le speculazioni successive poco avevano a che fare con i contenuti di questo studio ‘madre di tutte le polemiche’ . Alla fine, tutto il mondo dell’oncologia si è trovato più o meno concorde sul fatto che la vera cosa di cui preoccuparsi, non era tanto la ‘sfortuna’ quanto il possibile impatto negativo ottenuto sul pubblico, circa l’aderenza ai programmi di screening e l’attenzione ai fattori di rischio.
 
Gli autori di questo nuovo studio pubblicato su Nature  hanno condotto un’opera certosina di misurazione degli errori del DNA a livello delle cellule staminali adulte presenti all’interno di diversi organi e tessuti, in varie età della vita. Ed è la prima volta in assoluto che si dispone di un catalogo così dettagliato.
 
Lo studio dello scorso anno su Science  sosteneva, basandosi su modelli matematico-statistici, che la diversa incidenza di tumore a livello dei vari organi fosse da ricondurre principalmente alla differenza nel numero delle mutazioni ‘sfortunate’ del DNA comparse a caso all’interno delle cellule staminali di questi organi.
 
I ricercatori dell’UMC Utrecht (Olanda), autori di quest’ultimo studio su Nature, finanziato dalla charity inglese Worldwide CancerResearch, hanno dimostrato invece che le cellule staminali umane acquisiscono errori nel DNA ad un tasso praticamente costante, in tutti gli organi, anche in quelli che ‘fanno’ meno tumori. Non ci sarebbero cioè differenze in termini di numero di mutazioni random tra un organo sede di tumore e uno sano. Un’evidenza questa che potrebbe dunque smontare radicalmente la tesi che il cancro sia dovuto principalmente al diverso numero di mutazioni, di ‘errori accidentali’, altrimenti detto ‘sfortuna’.
 
Le cellule staminali, per la loro capacità di replicarsi molte volte, sono considerate il ‘tallone d’Achille’ per la comparsa di mutazioni del DNA potenzialmente cancerogene.
Grande è stata dunque la sorpresa dei ricercatori olandesi quando si sono trovati davanti più o meno lo stesso tasso di mutazioni nelle cellule staminali appartenenti ad organi con una diversa incidenza di tumori.
“Questo suggerisce – afferma il primo autore dello studio Ruben van Boxtel – che non basta l’accumularsi graduale di un numero sempre maggiore di ‘errori’ sfortunati del DNA nel corso del tempo per spiegare le differenze che vediamo nell’incidenza dei tumori, almeno per quanto riguarda alcuni tipi di tumore”.
 
E’ osservazione comune che i tumori compaiono preferibilmente in alcuni organi (ad esempio il colon) piuttosto che in altri (ad esempio il fegato). E questo a parità di tasso di mutazioni.  Da questo punto di vista riprende quota l’importanza giocata dai fattori di rischio e delle mutazioni epigenetiche nella comparsa dei tumori. Ma anche questo non è sufficiente a spiegare perché alcuni tipi di tumore siano più frequenti di altri.
 
Questa ricerca è comunque molto importante perché fornendo per la prima volta una misura puntuale del tasso di mutazioni, degli errori del DNA, che si accumulano nelle staminali umane, suggerisce che forse la possibilità che il cancro dipenda da questo tipo di ‘sfortuna’ non è poi così elevata.
 
Il tasso di comparsa di mutazioni del DNA a carico di organi molto diversi per quanto riguarda l’incidenza di tumori, come colon, intestino, fegato sarebbe infatti sostanzialmente simile, attestandosi sulle 40 mutazioni l’anno. Un tasso assolutamente stabile, a prescindere dall’organo o dall’età del paziente. Anche se alcuni organi, come il colon, sono un po’ più ‘sfortunati’ di altri, nel senso che sono più spesso sede di tumore. Ma di certo questo non autorizza ad invocare la ‘sfortuna’ come causa ultima del cancro.
 
Maria Rita Montebelli

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