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Continua calo nascite e per la prima volta da 90 anni l’Italia ha meno residenti

13 Giugno 2016

La conferma nell’ultimo Bilancio demografico 2015 dell’Istat che evidenzia come sia sceso di 130 mila unità il numero dei residenti. Nascite a picco e sotto il mezzo milione (nel 2015 sono 16mila in meno rispetto al 2014). IL FOCUS 

“Al 31 dicembre 2015 risiedono in Italia 60.665.551 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera (8,3% dei residenti a livello nazionale, 10,6% al Centro-nord). Nel corso del 2015 il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi novanta anni: il saldo complessivo è negativo per 130.061 unità. Il calo riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – mentre la popolazione straniera aumenta di 11.716 unità”. Questo il quadro fornito dall’Istat nel suo Bilancio demografico 2015.

Così dopo le stime ora arrivano anche i dati ufficiali. E i dati sono poco confortanti. “Il movimento naturale della popolazione ha fatto registrare un saldo (nati meno morti) negativo per quasi 162 mila unità. Il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri (quasi 66 mila unità), mentre per i residenti italiani il deficit è molto più ampio e pari a 227.390 unità”.

Inoltre continua la diminuzione delle nascite in atto dal 2008. “Nel 2015 i nati sono meno di mezzo milione (-17 mila sul 2014) di cui circa 72 mila stranieri (14,8% del totale)”.

E aumenta il numero dei decessi che sono stati oltre 647 mila, quasi 50 mila in più rispetto al 2014. “Si tratta di un incremento sostenuto, da attribuire a fattori sia strutturali sia congiunturali. L'eccesso di mortalità ha riguardato i primi mesi dell'anno e soprattutto il mese di luglio, quando si sono registrate temperature particolarmente elevate per un periodo di tempo prolungato”.

Non si arresta il trend di invecchiamento della popolazione residente: l'età media è 44,7 anni
 
Le nascite scendono sotto il mezzo milione Continua la diminuzione del numero dei nati in atto dal 2008, nel 2015 non raggiunge il mezzo milione (485.780). Le nascite sono state 16.816 in meno rispetto all’anno precedente (-3,3%) e più di 90 mila in meno negli ultimi sette anni. Il calo si registra in tutte le ripartizioni ma è più accentuato nelle regioni del Centro (-4,7% rispetto all’anno precedente). La concomitanza tra la crisi economica e la diminuzione delle nascite, ravvisabile in quasi tutti i paesi europei2 , suggerisce un legame tra i due fenomeni. Lo stesso può dirsi per la diminuzione dei matrimoni, registrata proprio a partire dal 20083 . Gli effetti della congiuntura economica sfavorevole sulla natalità vanno a sommarsi nel nostro Paese a quelli strutturali, dovuti alle importanti modificazioni della popolazione femminile in età feconda. Si registra una progressiva riduzione delle potenziali madri dovuta da un lato all’uscita dalle età riproduttive delle generazioni molto numerose nate all’epoca del baby-boom, dall’altro all’ingresso di contingenti di donne sempre meno numerosi, per effetto della prolungata diminuzione delle nascite a partire dalla metà degli anni ’70. Anche il contributo positivo alla natalità delle donne straniere mostra i primi segnali di un’inversione di tendenza. Infatti, se l’incremento delle nascite registrato fino al 2008 era dovuto principalmente alle donne straniere, negli ultimi tre anni anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 72.096 nel 2015 (il 14,4% del totale dei nati), ha iniziato progressivamente a ridursi (-7.798 nati stranieri dal 2012).
La crescita dei nati stranieri era stata particolarmente rilevante a partire dall’inizio del nuovo millennio, da quasi 30 mila del 2000 a 80 mila del 2012 (il numero massimo di bambini stranieri nati nel nostro Paese4 ), portando l’incidenza dei nati stranieri sul totale dei nati dal 4,8 al 14,9%. Le nascite di bambini stranieri si concentrano nelle regioni dove la presenza straniera è più radicata. Nel Nord-est (21,4%) e nel Nord-ovest (21,1%), ogni cinque nati uno è cittadino straniero. Nelle regioni del Centro la percentuale è pari al 17,0% mentre nel Sud e nelle Isole è intorno al 5%. La regione che presenta l’incidenza più elevata di nati stranieri sul totale dei nati è l’Emilia Romagna, dove è straniero un nato ogni quattro Il tasso di natalità è pari all’8,0 per mille e varia da un minimo di 6,4 nati per mille abitanti in Liguria a un massimo di 10,3 nella provincia autonoma di Bolzano. Per gli stranieri il tasso di natalità, pari al 14,4 per mille, varia da 8,9 nati stranieri ogni mille stranieri residenti della Sardegna a 17,5 della provincia autonoma di Trento.
 
Prosegue l’aumento dei decessi Il numero di decessi registrato nel 2015, pari a 647.571, è superiore di 49.207 unità a quello del 2014 ed è il valore più elevato dal 1945. Rispetto all’aumento “fisiologico” dei decessi che ci si può attendere in una popolazione che invecchia, quello del 2015 è stato più marcato per effetto della concomitanza di fattori di diversa natura, congiunturali e strutturali. Analizzando l’andamento mensile della mortalità, e confrontandolo con i tre anni precedenti (2012- 2014), si può osservare come in tutti mesi, tranne alcune eccezioni , il numero dei decessi sia sempre maggiore di quello degli anni precedenti. I picchi del 2015 si registrano particolarmente nei primi mesi dell’anno, quando si verifica la maggior diffusione di epidemie influenzali , e nel mese di luglio, nel quale si sono sperimentate temperature particolarmente elevate per un periodo di tempo prolungato. A ciò va aggiunto un effetto di “rimbalzo” della mortalità che, nel 2014, si era attestata su valori più bassi rispetto agli anni precedenti, con un guadagno in sopravvivenza da parte di individui anziani o molto anziani; l’85% dell’eccesso di decessi del 2015 è stato infatti registrato nella classe di età 75-95 anni (Figura 4). Il progressivo aumento del contingente dei grandi anziani (85 anni e più) comporta un aumento di popolazione in condizioni di fragilità e quindi più esposta al rischio di mortalità per eventi climatici atipici (inverni particolarmente rigidi e/o estati torride) o dovuto al contesto epidemiologico (sindromi influenzali particolarmente aggressive, ecc.

L’aumento del numero di decessi si registra in tutte le ripartizioni, con un incremento consistente in quelle del Nord-ovest (+9,7%), dove il tasso di mortalità del 2015 (11,0 per mille) cresce di un punto percentuale rispetto a quello dell’anno precedente. La variazione dei tassi di mortalità è più marcata in Valle d’Aosta (+1,8 punti percentuali), Liguria (+1,2 punti), Piemonte e Molise (+1,1 punti). Il tasso di mortalità è pari a 10,7 per mille e varia da un minimo di 8,4 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 14,2 in Liguria; è inoltre correlato con la struttura per età della popolazione, risultando più elevato nelle regioni più fortemente invecchiate. Per le stesse ragioni, il numero di decessi di cittadini stranieri si mantiene contenuto, con un tasso di mortalità medio annuo pari a 1,3 deceduti ogni mille stranieri residenti.

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