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Contraccezione d’emergenza. Due anni di libera vendita dell’Ulipristal acetato. Per le donne utile per evitare l’aborto. Ma solo 1 su 5 sa che per acquistarla non serve più la ricetta

24 maggio - E solo il 3,4% sa che il farmaco è più efficace rispetto ai “vecchi” farmaci se assunto nelle prime 24 ore. A due anni dalla liberalizzazione dell’Ulipristal acetato presentati i risultati di un’indagine e web discussione SWG-Health Communication. I medici della Smic chiedono che sia compresa nell’elenco dei farmaci da tenere obbligatoriamente in farmacia quale strumento di prevenzione dell’aborto.

 

Nel dicembre scorso, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin comunicava al Parlamento che il forte decremento registrato nel numero delle Interruzioni volontarie di gravidanza nel 2015 potrebbe essere almeno in parte collegato alla liberalizzazione della vendita dell’Ulipristal acetato, il nuovo farmaco contraccettivo d’emergenza per il quale, con delibera dell’Aifa dell’aprile 2015, era stato cancellato l’obbligo di ricetta.

Secondo il ministero infatti, il notevole incremento di vendite dell’Ulipristal acetato, a seguito della libera vendita senza ricetta, è stato uno dei fattori che hanno contribuito alla forte riduzione di aborti nel Paese, per la prima volta scesi sotto quota 90mila.
 
Cosa c’è dietro la diminuzione degli aborti. La verità, sottolinea il Presidente della Società medica italiana per la contraccezione (Smic) Emilio Arisi è che “il calo delle Ivg evidenziato dal Ministero è dovuto non tanto ad un aumento dell’utilizzo della Contraccezione d’emergenza (il numero totale delle vendite in quell’arco temporale si è incrementato infatti solo del 11%), ma al boom di preferenze del prodotto più efficace, l’Ulipristal acetato appunto, che è passata da meno 17mila confezioni del 2014 a più di 145mila nel 2015”.
 
Anche alla luce di questi dati lo stesso Arisi ha chiesto al ministero della Salute di aggiornare l’elenco dei farmaci di cui le farmacie sono tenute obbligatoriamente a garantire la disponibilità, prevedendo l’inserimento della categoria della Contraccezione d’emergenza in qualità di valido e sicuro strumento di prevenzione dell’aborto.
 
A seguito di queste importanti novità, e a distanza di due anni dal provvedimento dell’Aifa che ha tolto l’obbligo di ricetta, un’indagine nazionale condotta dall’Istituto di ricerca SWG di Trieste in collaborazione con Edizioni Health Communication ha sondato l’opinione delle donne italiane per capire quanto sia mutata la loro consapevolezza su questo farmaco e per verificare in che misura l’eliminazione dell’obbligo di ricetta abbia facilitato l’accesso al farmaco rispetto alle difficoltà riscontrate con una precedente indagine condotta nel dicembre del 2015.
 
I principali risultati della nuova indagine. La nuova indagine è stata condotta attraverso un questionario cui hanno risposto 500 donne tra i 18 e i 40 anni rappresentative di questa fascia della popolazione italiana e rafforzata da una web discussion condotta all’interno dello stesso segmento di donne.
 
Contraccezione e informazione. L’indagine rileva che: IL 69% considera ‘molto importante’ che una donna possa decidere e programmare quando avere dei figli; IL70% è molto favorevole all’uso di contraccettivi da parte della donna, il 90% ritiene utile la contraccezione d’emergenza (49%molto e 41% abbastanza), il 91% la ritiene efficace (34% molto e 57% abbastanza). Ma, il 54% la ritiene pericolosa (16% molto e 38% abbastanza). In ogni caso, il 76% ritiene la contraccezione d’emergenza utile per evitare l’aborto
 
La differenza tra i diversi farmaci anticoncezionali d’emergenza. Rispetto alla “vecchia” pillola del giorno dopo (Levonorgestrel), il farmaco di ultima generazione (Ulipristal acetato) oltre che essere efficace fino al 5° giorno dall’atto sessuale non protetto ha anche dimostrato una maggiore efficacia anticoncezionale in generale, indipendentemente dal giorno di assunzione, oltre che avere lo stesso profilo di sicurezza per la donna che la assume.
 
Ma queste differenze sono note alle donne italiane? Hanno detto di conoscerle (molto e abbastanza) solo il 17% delle donne italiane. Quindi solo una ristretta minoranza è informata sulle differenze tra le due generazioni di farmaco, e un’ancora più ristretta minoranza (solo il 3,4% delle donne italiane) sa che l’Ulipristal acetato è più efficace del Levonorgestrel fin dal primo giorno di assunzione.
 
Del resto, l’indagine rileva che la maggioranza delle donne (63%) che ha dichiarato di conoscere le differenze tra i due farmaci afferma di averlo letto su internet (38%), saputo da amiche o parenti (16%) e letto su riviste o giornali (9%).
 
L’apporto dei professionisti della sanità a una maggiore consapevolezza delle donne appare quindi minoritario rispetto al “fai da te” (hanno dichiarato di essersi informate dal ginecologo il 29% delle donne, e da medici di base e farmacisti solo il 15%). La prevalenza dell’informazione “fai da te” potrebbe quindi spiegare il perché un’informazione aggiornata e corretta sia così limitata tra le donne italiane.
 
Niente obbligo di ricetta. La possibilità di acquistare l’Ulipristal acetato senza ricetta per le maggiorenni è vista con favore dall’81% delle donne italiane, mail 79% delle stesse donne dichiara di non sapere ancora che l’obbligo è già stato tolto.
 
Facilità di acquisto. Al di là della consapevolezza o meno dell’avvenuta cancellazione dell’obbligo di ricetta le donne riescono ad acquistare gli anticoncezionali d’emergenza con più facilità rispetto agli anni passati? Per il 50% è più facile, ma per il 20% l’acquisto resta difficile, anche se le segnalazioni riguardano solo alcune farmacie.
 
Web discussion. Nella maggioranza dei casi invece, le testimonianze raccolte nella web discussion, raccontano storie di farmacisti attenti e rispettosi della privacy della donna alla quale si sono premurati di garantire informazioni e anche supporto psicologico su un acquisto che è vissuto quasi sempre con tensione e imbarazzo.
 
Il vissuto della contraccezione d’emergenza  Dalla lettura dei risultati della ricerca, oltre alla scarsa preparazione delle donne, emerge poi una serie di fattori che bisogna considerare: la delicatezza del tema, le ansie e le paure correlate ad una gravidanza indesiderata, la vergogna che accompagna in molti casi il momento dell’acquisto del farmaco. L’esistenza di un numero ancora molto elevato (quasi 8 su 10) di donne che non sanno che è stato tolto l’obbligo di ricetta
 
Le richieste delle donne. Dalla web discussion è quindi emersa la necessità che medici e farmacisti forniscano una maggiore informazione sulle effettive caratteristiche di questi farmaci, finalizzata soprattutto ad avere indicazioni su quale farmaco è consigliabile assumere per efficacia e sicurezza.
 
Ma anche la necessità di “essere accompagnate nell’acquisto con riservatezza, comprensione/empatia”, di “disponibilità a rispondere ai dubbi” insieme alla “capacità di garantire da parte del sanitario (il farmacista in particolare) un ambiente tranquillo dove poter creare la possibilità di una situazione ideale di comunicazione”.

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