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Contraccezione. Sic: “Nel mondo 15 mln di gravidanze indesiderate ogni anno. Ancora troppi tabù”

22 giugno - In Italia una gravidanza su 4 è indesiderata e la diffusione della contraccezione è al di sotto del 14%, ma in Sardegna è al 28%. Il 10% degli adolescenti non usa alcun metodo contraccettivo durante i rapporti sessuali, il 13,6% si affida al poco sicuro metodo del coito interrotto, metodi che non proteggono dalle infezioni sessualmente trasmissibili che in questa fascia di età interessano il 25% dei soggetti, il 52% utilizza il preservativo e solo il 3,3% la pillola. 



Nel nostro Paese assistiamo a quello che viene definito il “paradosso italiano”: al 2016 il 13,8% delle donne utilizza la contraccezione ormonale, a fronte di un tasso di abortività del 6,5% e di fertilità dell’1,34%, il che vuol dire basso tasso di natalità.

Tra gli ultimi nella classifica dei principali Paesi europei. Un paradosso che emerge anche a livello di aree territoriali: al nord la diffusione della contraccezione si attesta al 18%, al centro al 13% e al sud al 7,6% con Campania, Basilicata e Molise al 6%, Lombardia al 19% e Sardegna, da sempre in controtendenza rispetto al trend nazionale, al 28%. A questo si aggiunga il fatto che 1 gravidanza su 4 in Italia è indesiderata e che il 50% esita in una interruzione volontaria di gravidanza. Situazioni, suggeriscono i relatori, che si possono prevenire con l’acquisizione di una corretta contraccezione.

A remare contro la diffusione di una cultura consapevole di prevenzione in ambito sessuale i tanti tabù e barriere al suo utilizzo: per quanto riguarda la contraccezione ormonale permangono paure infondate (aumento di peso, calo del desiderio, problemi circolatori, cefalea tra i più citati) e se ne ignorano i benefici (controllo del ciclo mestruale, sindrome premestruale, iperandrogenismi, endometriosi, protezione oncologica). Il ruolo del medico di fiducia è quindi cruciale così come instaurare un dialogo sincero e aperto con lo specialista di riferimento.

Tutto ciò è emerso durante il Congresso nazionale della Società Italiana della Contraccezione (Sic) conclusosi lo scorso 14 giugno a Milano. Durante i lavori sono stati presentati alcuni risultati emersi da un questionario della Sic rivolto ai ginecologi nel 2017 che ha rivelato che sebbene la contraccezione sia vista dalle donne come strumento utile per la loro salute e per la prevenzione di gravidanze indesiderate, è tuttavia poco praticata: il 10% degli adolescenti non usa alcun metodo contraccettivo durante i rapporti sessuali, il 13,6% si affida al poco sicuro metodo del coito interrotto, metodi che non proteggono dalle infezioni sessualmente trasmissibili che in questa fascia di età interessano il 25% dei soggetti, il 52% utilizza il preservativo e solo il 3,3 la pillola.

Eppure proprio la pillola risulta essere il metodo contraccettivo ormonale più conosciuto dalle donne, quella combinata ad esempio in media dal 68% delle pazienti che hanno aderito al questionario Sic, come il profilattico, 91,3%.

 

Altri metodi conosciuti: spirale al rame, 53%; cerotto, 35% e anello 34%. Intorno al 20% la conoscenza di altri metodi come la pillola a base di estradiolo, quelle progestiniche, le spirali al levonorgestrel o l’impianto sottocutaneo.

 

Ancora molto lavoro da fare sul versante informazione per diffondere la conoscenza dei regimi continui, alleati del benessere della donna soprattutto contro sindrome premestruale, flussi abbondanti, cefalea e altre sintomatologie che beneficiano della stabilità ormonale offerta da questi contraccettivi che eliminano il sanguinamento mensile ancora desiderato da circa il 50% delle donne soprattutto nella fascia di età 18-25 anni, quando ancora non si comprende come le fluttuazioni ormonali inneschino quei fattori infiammatori che influiscono negativamente sulla qualità di vita; e infatti i regimi estesi sono preferiti nella fascia di età 26-35 anni. Scarsa o nulla la conoscenza infine della dual protection: contraccettivo ormonale abbinato a quello di barriera per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili e dalle gravidanze indesiderate.

Diventa sempre più necessario, quindi, stabilire un rapporto di fiducia tra medico (il ginecologo è la figura di riferimento nel momento della scelta) e donna per contrastare i pregiudizi sui metodi contraccettivi e rispondere al bisogno di informazione creando quel clima di confidenzialità che permette di conoscere i vantaggi dell’utilizzo di determinati tipi di contraccettivi.

“Il nostro congresso nazionale è stato un successo in termini di partecipazione e di temi trattati - dichiara il presidente della Sic, Antonio Cianci -. Nei miei interventi enfatizzo sempre l’importanza della personalizzazione perché oggi si può avere una contraccezione ideale per ogni donna. Il ginecologo ha tutti gli strumenti e la conoscenza dei diversi contraccettivi, così da poter offrire ad ogni donna il suo giusto equilibrio di ormoni, la giusta via di somministrazione e il giusto regime. La nostra Società scientifica si propone ancora una volta come punto di riferimento per tutte le donne che vogliono proteggere la propria salute e la propria fertilità vivendo in pienezza e sicurezza la propria sessualità”.

 

 

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