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Incontinenza. “È problema enorme. Sanità spende 360 mln l’anno ma le Istituzioni faticano a riconoscerla”. L’intervento delle Società scientifiche

29 settembre - Secondo i professionisti “l’incontinenza, nel suo complesso, costa come l'artrite e più dell’influenza e dell’osteoporosi, ne soffrono migliaia di persone e può incidere anche molto pesantemente sulla qualità di vita, sociale e professionale, delle persone. Eppure, le istituzioni faticano ancora a riconoscerla come una patologia pesantemente invalidante”. 

L’Incontinenza urinaria è tra le 5 patologie più costose e diffuse al mondo. In Italia ne soffre un numero compreso tra il 20 e il 30 per cento di tutte le donne e tra il 5 e il 10% degli uomini. Una patologia per la quale, nelle sue diverse forme, si prova vergogna e imbarazzo e per questo molto spesso chi ne soffre non va dal medico. Persino con la convinzione che, in particolare per le donne più avanti con gli anni, in fondo faccia parte degli "acciacchi" dovuti all'età. Insomma, un problema sanitario e sociale di enormi dimensioni che registra molto "sommerso" non diagnosticato e che invece potrebbe essere contrastato in modo significativo.
 
Ne sono convinte la Società Italiana di Urodinamica, la Fondazione SIU Urologia, l’Associazione italiana di Urologia ginecologica e del Pavimento pelvico e la Fondazione Italiana Continenza che hanno presentato le prospettive offerte dai nuovi modelli di assistenza sul territorio che, purtroppo molto lentamente, stanno realizzando alcune regioni italiane per utilizzare nuove soluzioni terapeutiche poste interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
 
“L’incontinenza, nel suo complesso, - si legge in una nota - costa come l'artrite e più dell’influenza e dell’osteoporosi, ne soffrono migliaia di persone e può incidere anche molto pesantemente sulla qualità di vita, sociale e professionale, delle persone. Eppure, le istituzioni faticano ancora a riconoscerla come una patologia pesantemente invalidante”.
 
Durante la conferenza è stato ricordato come “per il mese di novembre è prevista la chiusura dei lavori del tavolo ministeriale sull'Incontinenza urinaria da cui è attesa l'elaborazione di un corposo documento indirizzato alle Regioni. Al centro del testo l'ipotesi di costituire in ogni regione italiana una rete assistenziale ad hoc sul modello del Piemonte”.
 
“Il Piemonte – ricorda la nota - è stata infatti la Prima Regione ad istituire sul territorio Centri dedicati all'incontinenza urinaria e la prima ad aver deliberato (la Regione Lazio, seconda e ultima, ha deliberato l’8 agosto scorso) l'istituzione di un percorso di presa in carico (PAC – Pacchetto ambulatoriale complesso) per l'incontinenza urinaria da urgenza e neurologica, con l'obiettivo di utilizzare da subito la recente opzione di rimborsabilità della terapia con tossina botulinica, già autorizzata per questa patologia, che si è dimostrata efficace per queste forme di incontinenza”.

“Il PAC -  ha spiegato Andrea Tubaro, professore di Urologia alla Sapienza Università di Roma “prevede di accompagnare il paziente lungo un percorso organizzato e predefinito in tutte le fasi della diagnostica e della terapia, ma soprattutto ne riconosce i singoli e distinti costi di contorno”.

“La definizione e l'approvazione di un pacchetto ambulatoriale per la terapia con tossina botulinica serve quindi da un lato a garantire la presa in carico del paziente lungo tutto il percorso diagnostico e terapeutico, ma dall'altro a far sì che anche i conti, alla fine, tornino per garantire sostenibilità, qualità ed equità di accesso. Al momento solo la Regione Piemonte nel maggio scorso e la regione Lazio in agosto, hanno definito questa tipologia di prestazione con cui il paziente - ha spiegato Mauro Cervigni, Segretario scientifico dell’AIUG e Responsabile Centro Medicina e Chirurgia Ricostruttiva Pelvica Femminile del Policlinico Gemelli di Roma “invece di assumere farmaci o indossare pannoloni, in caso di incontinenza da urgenza o neurologica, avrà un risultato risolutivo quasi immediato, in genere entro due, massimo tre settimane, e durevole per 6/12 mesi, ad un costo a carico del Servizio sanitario nazionale e non del paziente anche per tutti gli esami necessari prima del trattamento e nel successivo follow-up”.
 
“Per i professionisti - sottolineano le Società scientifiche nell’esortare tutte le istituzioni ad accelerare per analoghe organizzazioni sul territorio -  significa semplificare enormemente le procedure in quanto viene operata una presa in carico globale del paziente senza doverlo indirizzare a destra e a manca per sottoporsi ai singoli esami”.
 
“In buona sostanza - ha quindi spiegato Roberto Carone, Direttore Neuro-Urologia Città della Salute di Torino e principale protagonista nel percorso di approvazione in Piemonte  - se per i pazienti il vantaggio principale sarà quello di entrare in un percorso di presa in carico gratuito, completo di diagnosi e cura con tutti gli esami necessari, per i professionisti, medici e infermieri, il primo vantaggio è quello di operare in un percorso chiaro e ben delineato in cui l'equipe opera al meglio”.
 
I costi dell’incontinenza. “Per il 2016 -  ha sottolineato dal canto suo Antonio Carbone, Direttore UOC Urologia alla Sapienza Università di Roma  - è stimata una spesa generale di circa 360 milioni di euro a carico del sistema sanitario italiano per la gestione della patologia dell’incontinenza, dove i costi per i presidi sanitari come i pannoloni hanno un peso considerevole. Anche la spesa per i pazienti è considerevole, specie per l'acquisto di quei farmaci per l'incontinenza urinaria da urgenza che sono a totale carico dell'utente e che corrisponde ad una media annua di circa 550 euro a persona. Poiché sono esclusi da questo calcolo tutti i costi indiretti e, soprattutto, i costi della filiera distributiva dei presidi e dei farmaci, in realtà la spesa è sicuramente maggiore. La costante ricerca di nuove opzioni terapeutiche come il trattamento con tossina botulinica, medicinale già autorizzato in Italia per il Comunicato rivolto a Testate Specialistiche con il contributo di trattamento dell’incontinenza urinaria, ha pertanto l'obiettivo di migliorare da un lato la qualità di vita dei pazienti ma anche di contenere la spesa per il sistema sanitario e per l'utente stesso”.
 
“E' possibile dunque migliorare i servizi, anche dal punto di vista dei costi, migliorando l'offerta sul territorio” ha chiosato Enrico Finazzi Agrò, Presidente della SIUD rinnovando l’appello delle Società scientifiche ad operare al più presto un’armonizzazione su tutto il territorio nazionale. “Al tavolo ministeriale peraltro” ha aggiunto “non pensiamo alla costruzione di nuove strutture ma alla riorganizzazione in rete di quelle esistenti, evitando dispersioni di tempo e soldi sia da parte del paziente sia da parte del sistema sanitario. Questo modello, al momento già previsto in Piemonte e prossimamente nel Lazio, crediamo sia la strada migliore per una razionalizzazione delle spese, dei servizi e per un miglioramento dell'efficienza e della risposta assistenziale ai bisogni di salute dei cittadini”.

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