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Istat. Torna a crescere la speranza di vita degli italiani: per le donne 85 anni e 80,6 per gli uomini. In calo la mortalità dopo il picco registrato nel 2015. Ecco gli indicatori 2016

27 ottobre - La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per tutti i residenti, cinque mesi in più rispetto a quella 2013. A questa età la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno evidente tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita. L'aumento della speranza di vita si deve soprattutto alla minore mortalità delle età successive ai 60 anni. INDICATORI ISTAT DI MORTALITÀ DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE. 

Nel 2016, rispetto al 2015, si vive meglio e grazie alle migliorate condizioni di sopravvivenza, la speranza di vita alla nascita ha completamente recuperato terreno dai livelli 2015, prendendo la distanza anche da quelli 2014: per il totale dei residenti l’aspettativa di vita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) e nei confronti del 2013 risulta essersi allungata di oltre sette mesi. E come sempre è più elevata per le donne - 85 anni - ma il vantaggio nei confronti degli uomini - 80,6 anni - si limita a 4,5 anni in più.

A sottolinearlo è l’Istat, che ha appena pubblicato il suo rapporto sugli indicatori di mortalita’ della popolazione residente 2016, da cui risulta che lo scorso anno sono stati registrati oltre 615 mila decessi tra i cittadini residenti, 32 mila in meno del 2015 (-5%).

La riduzione nel numero di morti risulta territorialmente omogenea, anche se è maggiore nel Nord-ovest (-5,6%) e nel Sud (-5,7%).

La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per tutti i residenti, cinque mesi in più rispetto a quella 2013. A questa età la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno evidente tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita.

Rispetto a 40 anni fa la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata.

Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all'età di 50 anni se maschio e a quella di 59 anni se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 ha una speranza di vita nel 90% dei casi fino a 64 anni se maschio e fino a 70 se femmina.

L'aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015 si deve soprattutto alla minore mortalità delle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita, sottolinea l’Istat spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile.

Nel 2016 si registra una leggera riduzione delle diseguaglianze territoriali di sopravvivenza, che restano comunque significative. I valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, sono al Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.

Le riduzioni massime si osservano in Liguria, Molise e Valle d’Aosta (-0,9 per mille), quelle minime in Trentino-Alto Adige e Sardegna (-0,2). Se quindi il picco di super mortalità del 2015 sembra riassorbito, i tassi generici di mortalità del 2016 rimangono comunque superiori a quelli di minimo rilevati nel 2014. E questo accade per l’Italia nel complesso (10,1 per mille nel 2016 contro 9,8 per mille nel 2014) quanto a livello di singole Regioni.

Sono 2,7 gli anni che separano le residenti in Trentino-Alto Adige, le più longeve nel 2016 con 86,1 anni di vita media, dalle residenti in Campania che con 83,4 anni risultano in fondo alla graduatoria. Tra gli uomini il campo di variazione , tra la vita media dei residenti in Trentino-Alto Adige (81,2) e i residenti in Campania (78,9). è più contenuto: 2,3 anni.

Fattori di natura congiunturale, come quelli collegati al contesto ambientale o climatico, oppure variazioni del livello di esercizio della prevenzione, spiega il rapporto Istat, possono far deviare, da un anno all’altro, l’andamento della mortalità dalla sua tendenza.
 
Nel 2013 e nel 2014, ad esempio, furono riscontrate importanti riduzioni di mortalità sul rispettivo anno precedente (precisamente, -2% sul 2012 e -0,4% sul 2013). Al punto che il forte aumento di mortalità registrato nel 2015 (+8,2%) è parzialmente giustificato dal recupero delle diminuzioni del biennio 2013-2014. La nuova contrazione di mortalità del 2016 è a sua volta, almeno in parte, la risposta proporzionata all’aumento avuto nel 2015.

Analizzando la distribuzione mensile dei morti si ha la conferma di un 2015 che presenta dati eccezionalmente singolari nei primi mesi dell’anno (gennaio-marzo) e in quelli estivi (luglio, soprattutto). Nel 2016 la mortalità su base mensile torna in linea con quella del biennio 2013-2014, fatta eccezione nei due mesi finali dell’anno in cui supera anche quella osservata nel corrispondente bimestre del 2015.
 

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