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L'archiviazione in penale suona sempre bene... ma questa volta non si tratta di un processo per colpa medica

1 marzo - Questa volta a trascinare in tribunale un folto gruppo di professionisti ( ginecologi e ostetriche tra cui molti nomi noti nel panorama Nazionale) sono state alcune critiche postate su vari social network e forum di discussione, in merito ai dispositivi “baby guard” promossi anche dalla proposta del DDL Binetti presentata lo scorso anno in senato.

Già AOGOI, nella persona del suo Segretario Prof. Chiàntera, aveva preso una posizione netta nei confronti dell’uso di questi dispositivi, criticando la scelta dell’On Binetti di non andare ad un confronto con le Società Scientifiche, e giudicando i dati attualmente disponibili scarsi, incerti e limitati.

Anche il Consiglio dei Sanitari della Regione Toscana aveva espresso parere non favorevole alla sperimentazione con questi dispositivi, già nel 2008, e un’ analisi della letteratura effettuato dalla Dott. Serena Donati dell’ISS concludeva che si trattasse di “ un dispositivo che, a causa della mancata validazione in termini di sicurezza ed efficacia, non può essere proposto per l’utilizzo nella pratica clinica”..

Ma le critiche, che spesso sui social network si presentano con toni lievi e da conversazione informale , non sono piaciute ai promotori della cintura “ baby guard” . Da lì l’accusa di diffamazione.

Ora la notizia dell’archiviazione , riporta un po’ le cose a posto con due importanti considerazioni:

1) la critica scientifica, quando basata su prove di efficacia e su considerazioni “oneste” non può essere impedita e non possono essere addotti a motivo delle accuse il linguaggio facile utilizzato nei social network

2) l’unione fa la forza….e il buon lavoro di squadra compiuto dagli avvocati, in particolar modo da Vania Cirese dell’Ufficio Legale AOGOI, a cui molti degli accusati si sono rivolti, è stata certamente la chiave di volta di questo risultato.

Ora che il caso è concluso ( pare!) possiamo dire che , come ha scritto un collega ,” si è trattato di una battaglia di idee volte ad evitare danni alle donne….e alle casse dello Stato”.

 

Valeria Dubini

 

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