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Maternità surrogata. Sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: “Figli possono essere riconosciuti come propri solo se c’è legame biologico con i due aspiranti genitori”

26 gennaio - I giudici europei danno ragione alle autorità italiane che avevano rifiutato ad una coppia sposata di registrare un bambino ottenuto da una ''madre surrogata'' russa, senza alcun legame biologico con la coppia stessa. “La relazione tra i ricorrenti e il bambino non rientra nell'ambito della vita familiare”. LA SENTENZA 

"La Corte giudica che la relazione tra i ricorrenti e il bambino non rientra nell''ambito della vita familiare". È quanto afferma la sentenza di Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell''uomo, emessa oggi in relazione al caso ''Paradiso-Campanelli contro Italia'' e che ribalta quanto deciso in primo grado.
 
Il caso riguarda una coppia italiana residente nella provincia di Campobasso, recatasi in Russia nel 2011: attraverso una società privata, la coppia sposata aveva ottenuto da una ‘madre surrogata’ un bambino, che non ha alcun legame biologico con la coppia stessa.
 
Per la legge russa, la coppia ha potuto registrare il bambino come proprio figlio, ma al rientro in Italia, il tribunale si è rifiutato di registrare il bambino come figlio della coppia e, dopo avere appurato che non esisteva alcun legame biologico, aveva disposto che il bambino venisse sottratto alla cura dei ricorrenti (in quel momento il bambino aveva circa otto mesi), affidandolo poi in adozione a un'altra famiglia.
 
La sentenza odierna ribalta una sentenza precedente della Corte, del gennaio 2015: essa affermava che la sottrazione del bambino alla prima coppia aveva violato l'art. 8 della Convenzione sui diritti dell'uomo (diritto alla vita privata e familiare), non tenendo conto dell'interesse superiore del bambino. Il nuovo pronunciamento afferma invece che la magistratura italiana aveva agito proprio nel superiore interesse del bambino, ponendo inoltre di fatto un freno alla pratica della maternità surrogata. 

Per i giudici della Corte di Strasburgo infatti se le autorità italiane “avessero accettato di lasciare il bambino con la coppia, dandogli la possibilità di divenirne i genitori adottivi, questo sarebbe equivalso a legalizzare una situazione creata dalla coppia in violazione di importanti leggi nazionali", tra cui quella che regola le adozioni.   
 
La Corte di Strasburgo ritiene quindi legittimo “il desiderio delle autorità italiane di riaffermare l'esclusivo diritto dello Stato di riconoscere una relazione genitori-figli solo in presenza di un legame genetico o di un'adozione legale”.

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