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Mortalità materna. In Italia 9 casi ogni 100mila nati vivi, in piena media europea. Emorragia (43,5%) la principale causa. Studio dell’Iss

9 Giugno 2016

Il 21% dei decessi ha riguardato donne di cittadinanza non italiana e una donna su due era di età pari o superiore ai 35 anni. ampia variabilità tra regioni compresa tra un minimo di 6 decessi in Toscana e un massimo di 13 ogni 100 mila in Campania. Per Walter Ricciardi, presidenti dell'Iss, "l'ultima riforma costituzionale contribuirà a sanare le differenze tra le aree geografiche". E annuncia: “In arrivo decreto su registri sorveglianza”. 

In Italia la mortalità materna si conferma un evento raro, con un tasso analogo alla Gran Bretagna e alla Francia dove muoiono 10 donne ogni 100 mila nati vivi. Nel nostro Paese, tra il 2006 e il 2012, per cause legate alla gravidanza e al parto, ne sono morte nove ogni 100 mila con un’ampia variabilità tra regioni compresa tra un minimo di 6 decessi in Toscana e un massimo di 13 ogni 100 mila in Campania. Sono queste le stime retrospettive più recenti del rapporto di mortalità materna calcolate dall’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) dell’ISS, finanziato dal Ministero della Salute, in collaborazione con le regioni Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, e Sicilia, e illustrate nel corso del convegno “Sorveglianza della mortalità e grave morbosità materna” svoltosi nei giorni scorsi presso l’ISS.

La causa più frequente delle morti materne precoci (ovvero entro 42 giorni dalla nascita) è l’emorragia, responsabile del 43,5% del totale dei decessi, seguita dai disordini ipertensivi della gravidanza (19,1%) e dalla tromboembolia (8,7%). Tra le morti materne registrate nell’intervallo tra 43 giorni e 1 anno dal parto, un quarto è dovuto a suicidi.

“I problemi principali sono dovuti alle differenze interregionali, accentuate dai processi di devoluzione che hanno acuito ulteriormente l’eterogeneità, sia a livello delle prestazioni che della gestione dei punti parto – ha osservato Walter Ricciardi, presidente dell’Iss - Sono però convinto che le ultime riforme istituzionali possano invertire questo trend, in quanto porranno le condizioni per correggere le situazioni di criticità. Allo stato attuale è, infatti, clamoroso come, per esempio, la mortalità in Campania sia doppia rispetto a quella in Toscana. Sino a oggi non potevamo intervenire se non a fatto già avvenuto, invece queste situazioni devono essere prevenute chiudendo i punti nascita pericolosi, standardizzando i migliori comportamenti professionali, razionalizzando le pratiche. La riforma costituzionale, in questo senso, consentirà di lavorare sulle maggiori criticità”. Ricciardi ha poi annunciato che è in arrivo un decreto ad hoc per i registri di sorveglianza e che “confido verrà adeguatamente finanziato tramite la prossima Legge di stabilità”.

“La mortalità materna– spiega Serena Donati, responsabile dell’ItOSS – è in Italia un fenomeno raro, che, d’altra parte, non è possibile azzerare neppure nei Paesi socialmente avanzati dotati di un buon sistema sanitario proprio come quello italiano. Ciò che possiamo fare, e lo stiamo già facendo, è monitorare attentamente il fenomeno per individuare le principali cause di morte e morbosità materna, e aiutare così i professionisti sanitari a ridurre gli eventi evitabili”.

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