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Osteoporosi. Densità minerale ossea non indica fratture asintomatiche vertebrali

29 giugno - Uno studio condotto dall’Università di Padova ha messo in evidenza come la densità minerale ossea potrebbe non essere un parametro affidabile per l’individuazione di fratture asintomatiche vertebrali nelle donne in post menopausa. La ricerca ha esaminato i dati relativi a oltre mille donne. 

(Reuters Health) – La densità minerale ossea (BMD – bone mineral density), in particolare quella a livello lombare, potrebbe non indicare in modo affidabile la presenza di fratture asintomatiche vertebrali nelle donne in post-menopausa. A suggerirlo è uno studio italiano pubblicato da Bone e coordinato da Caterina Trevisan, dell’Università di Padova.
 
Lo studio. Secondo i ricercatori, le fratture vertebrali, in particolare quelle multiple, alterano l’autosufficienza dei pazienti e aumentano mortalità e morbidità. Inoltre, sono associate a un maggior rischio di soffrire di nuove fratture. Per lo studio, Trevisan e colleghi hanno esaminato i dati raccolti su 1.132 donne in post-menopausa, di età media di 64 anni, che sono state tenute sotto controllo con visite ambulatoriali per l’osteoporosi e che non stavano assumendo farmaci per l’osteoporosi.

La metodologiaTutte le partecipanti si sono sottoposte ad assorbimetria a doppio raggio X per valutare la BMD e i T-scores per vertebre lombari (L1-L14) e femore totale. Le fratture vertebrali sono state diagnosticate sulla base di una riduzione di almeno il 20% dell’altezza vertebrale osservata nella radiografia laterale delle regioni toracica e lombare. La prevalenza complessiva delle fratture vertebrali sarebbe stata del 28,2% e la prevalenza per gruppo di età variava dal 15,5% nelle donne sotto i 60 anni al 44,1% nelle pazienti con 71 anni o più anziane. Quasi l’83% delle fratture non sarebbe stato diagnosticato prima. Infine, quando i ricercatori hanno esaminato i valori di BMD nei pazienti in base alla presenza di nessuna, una, due o più fratture vertebrali, non hanno rilevato differenze significative tra le BMD lombari, tra i diversi gruppi.

Le conclusioni. Secondo le attuali linee guida italiane o le raccomandazioni dell’International Society of Clinical Densitometry, gli autori hanno evidenziato che un numero considerevole di pazienti, specialmente quelli sotto ai 60 anni, non si sottopongono a raggi X a livello spinale. “Il miglioramento delle attuali raccomandazioni per l’esame radiologico spinale potrebbe portare a un’identificazione precoce e una migliore gestione dei pazienti con fratture vertebrali, specialmente in gruppi più giovani di età”, dice Trevisan.“Attualmente è difficile capire se e come vengono seguite le linee guida sull’imaging vertebrale”,  sottolinea Anne Schafer, dell’Università della California di San Francisco. Le nuove scoperte aiuteranno a informare la conversazione tra medico e paziente, dal momento che “le organizzazioni professionali e i singoli specialisti decidono quali linee guida pubblicare e seguire”, aggiunge l’esperta, non coinvolta nello studio.
 
Fonte: Bone
 
Scott Baltic
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

 

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