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Osteoporosi. Le nuove linee guida per valutare la compliance al trattamento

1 febbraio - I primi tre mesi dall’inizio di una terapia a base di bifosfonati per osteoporosi post-menopausale sono considerati critici ai fini dell’aderenza al trattamento. Chi decide di smettere o di ‘bigiare’ l’appuntamento con la pillola lo fa in genere nei primi tre mesi. E ben lo sanno gli esperti dell’IOT-ECTS che hanno appena pubblicato un position paper sull’argomento. Ecco dunque come scoprire se una paziente sta effettuando correttamente o meno la terapia anti-osteoporosi 

Come si fa a capire se le pazienti con osteoporosi assumono regolarmente la terapia? Se lo sono chiesti gli esperti dell’IOT-ECTS (International Osteoporosis Foundation e European Calcified Tissue Society) le loro ‘risposte’ sono diventate materia di position paper appena pubblicato su Osteoporosis International.
 
I bifosfonati orali sono farmaci di prima linea per l’osteoporosi, dunque ampiamente prescritti. Eppure , le statistiche indicano che almeno una paziente su due, tra quelle che iniziano il trattamento, non mostra una compliance di ferro e/o addirittura sospende del tutto la terapia entro un anno dall’inizio.
 
E’ un comportamento questo comune a molti pazienti con patologie croniche che purtroppo compromette l’efficacia delle terapie e, nel caso dell’osteoporosi, lascia le pazienti senza alcuno scudo contro il rischio di fratture.
 
Per questo, gli esperti dell’IOF-ECTS propongono di non limitarsi a prescrivere i farmaci ma di monitorare attentamente l’aderenza alla terapia, attraverso la misurazione di alcuni marcatori di turnover osseo (BTM) nelle pazienti che hanno iniziato un trattamento a base di bifosfonati orali  per l’osteoporosi post-menopausale. Queste raccomandazioni scaturiscono dai risultati dello studio TRIO, un trial randomizzato e controllato che ha studiato gli effetti di tre bifosfonati orali (alendronato, ibandronato e risedronato) sui marcatori di turnover osseo e sulla densità minerale ossea.
 
Gli autori del position paper raccomandano in particolare di misurare i livelli di PINP (procollagen type 1 N-terminal propeptide) e di CTX (collagen type 1 C-terminal telopeptide) sierici al tempo zero e dopo 3 mesi dall’inizio del trattamento. Questo intervallo di tempo è considerato quello ottimale in quanto le prime settimane dall’avvio del trattamento sono considerate critiche ai fini della non aderenza.
 
Qualora la riduzione di questi due BTM (PINP e CTX) non raggiunga almeno una significatività minima (pari ad una riduzione rispettivamente del 38% per il PINP e del 56% per il CTX) è necessario – scrivono gli esperti -  andare a valutare la compliance del paziente o ad indagare la presenza di una causa di osteoporosi secondaria.
 
“L’impiego dei marcatori di turnover osseo per individuare una mancata risposta al trattamento con bifosfonati orali – afferma il professor Adolfo Diez-Perez, condirettore del gruppo di studio congiunto IOF-ECTS sull’aderenza - è una procedura discreening molto facile da effettuare e a basso costo che aiuta a individuare una non compliance da parte delle pazienti, molto precocemente dopo l’inizio del trattamento. Questo offre la possibilità di discutere la questione col paziente e di intervenire in maniera tempestiva e precoce sui pazienti con scarsa compliance. Ma può anche suggerire la presenza di cause di osteoporosi secondaria, da indagare a fondo”.
 
Maria Rita Montebelli

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