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Question time di Lorenzin sui Punti nascita: “Non vengono mai chiusi per motivi economici, ma solo per motivi di sicurezza”

20 luglio - Il ministro oggi in un question time alla Camera presentato dal deputato Ottobre (Misto-Minoranze) è intervenuta sulla situazione dei punti nascita della Provincia autonoma di Trento dopo la decisione di chiudere 2 dei 4 punti che risultavano sotto gli standard di 500 parti l’anno. La replica: “In alcuni casi ci vogliono 4 o 5 ore per arrivare al punto nascita più vicino. Scelta incomprensibile”.
 
Qui di seguito il testo integrale del question time:
 
Elementi e iniziative in ordine al parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale con riferimento alla chiusura del punto nascita di Arco (Trento) – n. 3-02407)

MAURO OTTOBRE. Signor Presidente, signora Ministra, la chiusura del punto nascita di Arco a seguito della decisione della commissione ministeriale lascia l'intera comunità, la mia comunità, perplessa, in quanto punto di riferimento di tutto l'Alto Garda e Ledro, della Val di Ledro ma anche dei comuni confinanti, quali la Valle del Chiese, o anche Tenno per esempio. Dal documento finale del Comitato percorso nascita nazionale sembrerebbe che non siano stati minimamente presi in considerazione tutti i dati, per esempio, dalla Val di Ledro Pag. 48e della Valle del Chiese: per esempio, a Ledro i 5400 abitanti residenti stabili nelle stagioni turistiche aumentano esponenzialmente. 
 
Sembrerebbe che il punto nascita dell'Ospedale di Arco non abbia superato l'esame del Comitato nazionale, in quanto dalle motivazioni espresse appare come siano stati fattori determinanti le condizioni orografiche, ritenute meno disagevoli rispetto a quelle dei bacini di riferimento di Cavalese e Cles. Ma io volevo informarla, Ministro, che purtroppo dall'Ospedale di Rovereto siamo quarant'anni che aspettiamo la viabilità, e ci impieghiamo, se si parte della Val di Ledro, quattro ore, se si parte da Riva del Garda si impiegano tre ore; e credo che sia assurdo far partorire le nostre donne, le nostre mamme in elicottero, con tutte le condizioni che... Del resto, nelle ultime due settimane ci sono stati due casi molto particolari, nei quali sono partiti di notte, e l'elicottero non poteva atterrare.
 
 
BEATRICE LORENZIN, Ministra della salute. Rispondo all'onorevole Ottobre ricordando che nell'accordo del 16 dicembre 2010 tra il Governo e le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, che si intitolava «Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità del percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo», ha impegnato tutte le regioni, e le province autonome di Trento e Bolzano, ad attuare una serie di azioni volte alla ridefinizione del percorso nascita, al fine di garantire elevati livelli di qualità e sicurezza per la madre e il nascituro. Dal 2010 a oggi, sono intervenuti una serie di atti, tra cui il DM n. 70 del 2015, in materia di standard ospedalieri che, per quanto attiene al percorso nascita, ha previsto che nelle strutture classificate come di primo livello potranno esserci punti nascita, sempre di primo livello, solo se il volume di attività siano pari o superiori a 500 parti-anno. 
 
Come abbiamo avuto più volte modo di riferire in quest'Aula, il termine dei 500 parti è un termine sottostimato per garantire i livelli minimi di sicurezza per la mamma e il bambino. I punti nascita che vengono chiusi non vengono mai chiusi per motivi economici, ma solo per motivi di sicurezza. È evidente che però le regioni, o le province autonome, come in questo caso, devono predisporre dei piani in grado di soddisfare le esigenze del territorio e garantire qualità e sicurezza al percorso della nascita. C’è anche la possibilità da parte delle regioni di chiedere delle deroghe quando ci sono dei casi speciali. 
 
Questa richiesta di istanza di deroga alla chiusura dei punti nascita da parte della provincia autonoma di Trento, che è stata presentata al Comitato, riguarda i punti nascita di Cavalese, di Cles, di Tione e Arco che nel 2014 e nel 2015 hanno registrato volumi di attività inferiori ai 500 parti anno. Il Comitato si è espresso per la chiusura dei punti nascita di Arco e Tione e per il mantenimento in attività dei punti nascita di Cavalese e Cles. Ai fini dell'espressione di questo parere tecnico che cosa ha valutato il Comitato? Ha tenuto conto delle situazioni orografiche, della distanza media tra luogo del parto e comune di residenza della madre, per la valutazione delle difficoltà legate alle condizioni climatiche sono state considerate le altezze medie sul livello del mare dei comuni del bacino di ogni singolo punto nascita, e sono state altresì considerate le variazioni delle distanze tra i comuni di residenza e i punti nascita alternativi, che nei casi dei punti nascita di Arco e Tione non mostrano variazioni di rilievo.
 
Evidenzio che nel parere del Comitato è stato chiaramente precisato che la chiusura dei punti nascita che non rispettano gli standard si riferisce esclusivamente alla fase di espletamento del parto, pertanto rimangono operativi nei punti nascita oggetto di chiusura tutti i servizi e le attività assistenziali rese alle donne sia nella fase prepartum, che anche nella fase postpartum, ai fini della tutela della salute delle donne e dei neonati. 
 
Peraltro il Comitato ha raccomandato la provincia autonoma di Trento di potenziare l'assistenza territoriale e l'attività dei consultori, al fine di consentire così un attento monitoraggio sull'insorgenza durante la gravidanza di eventuali fattori di rischio che impongono di indirizzare la donna in gravidanza verso i centri hub individuati della stessa provincia autonoma. 
 
Dopodiché, ovviamente, come sempre in questi casi, monitoreremo, e lo farò anch'io personalmente, il fatto che tutti i parametri siano rispettati e che ci sia un'oggettiva assistenza alle donne dell'area e del territorio, garantendo ad esse soprattutto il parto in sicurezza che è l'elemento fondamentale per la salute della mamma e del bambino.
 
MAURO OTTOBRE. Grazie, signora Ministra. Magari vengo giù e parliamo un attimo in privato perché io volevo sapere anche se era vincolante o meno questo parere, perché credo che la provincia autonoma di Trento abbia trasmesso dei dati non completi. 
 
Se parliamo di sicurezza credo che sia l'esatto contrario, perché per le strade – lo dicevo prima – di accesso ci vogliono 4 o 5 ore. Tutto ciò è evidente, e abbiamo anche dei casi nelle ultimo settimane dove delle mamme hanno partorito e hanno aperto la sala parto di notte, alle 2 di notte, assumendosi la responsabilità il medico, perché in quel momento doveva nascere il bambino. Siccome non possiamo pretendere che i bambini crescano ad orologio, a tempo, è evidente che qui c’è un problema anche di passaggio di documenti istituzionali. Veramente la nostra comunità dall'Alto Garda e Ledro non riesce a capire questa scelta, proprio per la sua sicurezza e questo è evidente.

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