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Veneto. Il presidente della Fesmed contro la riorganizzazione dei punti nascita proposta dalla Regione

1 febbraio - Come  può un punto nascita veneto a basso volume sotto i 500 parti anno e quindi a bassa expertise da parte dei professionisti attivarsi per un Taglio cesareo in emergenza da espletarsi in pochi minuti se i medici non sono nemmeno presenti nella struttura?

La Regione Veneto ha approvato il 23 dicembre 2016 la Deliberazione n. 2238 in materia di “Identificazione del modello della rete assistenziale per il percorso nascita e in particolare della rete dei punti nascita.” Piano Socio Sanitario Regionale (PSSR) 2012-2016.

In tale delibera la rete dei punti nascita viene stratificata in 4 livelli di intensità di cure dipendenti dai volumi dei parti declinati con 2-3-4-5 stelle  e indicati i requisiti. In particolare, per il livello a due stellesotto i 500 parti/anno, è previsto: l’ostetrica h24, il ginecologo h 12, il pediatra per 3 ore al giorno e l’anestesista h24. Nei requisiti operativi non è previsto “garantire l'effettuazione di qualunque intervento ostetrico-ginecologico di emergenza;  una sala operatoria sempre pronta e disponibile h24 per le emergenze ostetriche nel blocco travaglio parto; un blocco travaglio-parto e degenza puerperale e neonatale nello stesso piano , solo per citare alcune criticità.

Sia i livelli che i requisiti della delibera regionale sono difformi rispetto all’accordo Stato Regioni del 16/12/10 Accordo tra il Governo le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province i Comuni e le Comunità montane sul documento concernente “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo” e al Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera". (G.U. 4 giugno 2015, n. 127)

L’accordo Stato Regioni e il DM 70 sono strumenti a garanzia della sicurezza della partoriente e del nascituro e non ultimo dei professionisti. Le mamme devono avere una equità dell’assistenza ospedaliera indipendentemente al luogo della nascita. Non è possibile prevedere contro la normativa dello Stato che le mamme di una Regione partoriscono in punti nascita dove è formalizzato un substandard care.

Il punto 4 “Volume ed esiti” del DM 70 declina chiaramente che si applicano le soglie di volume di attività di cui all'Accordo Stato Regioni 16 dicembre 2010. La rete dei punti nascita deve rientrare nel modello HUB Spoke con due livelli di intensità di cure che garantiscano entrambi gli standard di sicurezza.

I punti nascita sotto i 500 parti anno possono esistere solo se in condizioni orograficamente disagiate, come da DM 11/11/15, e le Regioni per il loro esercizio devono chiedere la deroga al Comitato Nazionale Percorso Nascita del Ministero della Salute. Ci si chiede come la Regione Veneto possa chiedere le deroghe non avendo in sicurezza i punti nascita

Siamo dalla parte delle mamme che da nord a sud devono poter partorire in modo sicuro non mettendo a repentaglio la propria vita e quella del proprio bambino. Il parto è un evento che anche a basso rischio  può in pochi minuti trasformarsi ad alto rischio. Come  può un punto nascita veneto a basso volume sotto i 500 parti anno e quindi a bassa expertise da parte dei professionisti attivarsi per un Taglio cesareo in emergenza da espletarsi in pochi minuti se i medici non sono nemmeno presenti nella struttura? E se la mamma necessita di un qualunque intervento chirurgico in emergenza oltre al taglio cesareo?

Chiediamo al Ministro della Salute di garantire la sicurezza e la qualità dell’evento nascita per le mamme e per i  professionisti bloccando sul nascere questi tentativi di sicurezza substandard da parte della regione Veneto.

Giuseppe Ettore
Presidente Fesmed

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