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Verso il Congresso 2016 / 2. Intervista a Enrico Vizza: “Sarà un Congresso innovativo”

4 agosto - Accanto ai grandi temi dell’ostetricia e della ginecologia saranno affrontate tematiche di grande attualità, con una valenza sociale e politica, che tengano conto dei cambiamenti in atto nella società e nel modo di esercitare la professione. Con l’obiettivo finale di produrre un libro bianco.

 

“La ‘donna ideale’ con la quale ci siamo fin ora confrontati si è evoluta, così come è mutata profondamente la nostra società. Oggi viviamo in un contesto multietnico e dobbiamo declinare le esigenze della donna in questo contesto”. Parte da questa premessa Enrico Vizza, segretario nazionale della Sigo e co-presidente del Congresso nazionale dei Ginecologi italiani (Sigo, Aogoi, Agui) per illustrare quali saranno le principali novità dei quattro giorno di confronto a Roma, a partire dal prossimo 16 ottobre, che avranno come tema la salute al femminile tra sostenibilità e società multietnica.

 

Professor Vizza, il Congresso nazionale dei ginecologi italiani è ormai alle porte. Insieme al Professor Giovanni Scambia, siete i co-presidenti del Sigo 2016. L’organizzazione di un appuntamento così importante richiede sempre un grande impegno. L’obiettivo di prassi è quello di mettere a punto un programma scientifico di più alto livello possibile. Ma ogni congresso nazionale ha, per così dire, anche una sua anima, o “filosofia” che dir si voglia, che riflette la personalità di chi lo organizza. Qual è l’impronta che avete voluto dare a questo Congresso nazionale?

Sarà un evento con un programma originale sia nei contenuti sia nel metodo. Con un passo differente rispetto ai precedenti. Lo definirei un congresso più interattivo. Come in ogni evento organizzato da una società scientifica, chiaramente metteremo sotto i riflettori le problematiche dell’ostetricia dalla A alla Zeta. Saranno quindi approfonditi i grandi temi della ginecologia, della chirurgia ginecologica, della ginecologia oncologica e dell’oncofertilità. Ma accanto a queste tematiche ne abbiamo voluto inserire altre, innovative e di grande attualità, con una valenza sociale e politica. Tematiche che tengano conto dei cambiamenti in atto nella nostra società e nel nostro modo di esercitare la professione. Per questo accanto alla presentazione delle relazioni scientifiche ci saranno momenti di confronto che vedranno protagonisti medici, istituzioni e associazioni dei cittadini.

 

Mi spieghi

Per capire dobbiamo partire da una premessa essenziale. Il benessere della donna in senso psico-fisico è un termine astratto che di volta in volta assume connotati ben precisi a seconda della contestualizzazione storica e sociale. La nostra professione deve modularsi con questi cambiamenti. La “donna ideale” con la quale ci siamo fin ora confrontati si è evoluta, così come è mutata profondamente la nostra società. Oggi viviamo in un contesto multietnico e dobbiamo declinare le esigenze della donna in questo contesto.

 

Qualche esempio pratico?

Ci confrontiamo con donne arabe, cinesi, filippine che hanno esigenze diverse e che si approcciano in maniera profondamente differente rispetto ad esempio al tema della contraccezione, dell’interruzione volontaria di gravidanza e via discorrendo. Le donne che arrivano dai Paesi dell’Est hanno un vissuto molto lontano da quello delle popolazioni di origine mussulmana. Allora, caliamo tutto questo all’interno di un Pronto soccorso ostetrico dove i ginecologi devono gestire un parto con pazienti che non hanno mai seguito, non hanno mai effettuato controlli in gravidanza, presentano problematiche ostetriche particolari, penso ad esempio alle donne cinesi che hanno un bacino stretto; con difficoltà linguistiche. Uno scenario che non possiamo più ignorare. Lo devono capire i medici, i quali devono imparare a gestite le situazioni in maniera differenziata, così come le istituzioni devono comprendere che le necessità degli operatori sanitari sono mutate. Ecco perché abbiamo ideato un congresso “diverso”: daremo spazio al tema della contraccezione proprio pensando a quelle donne che non fanno contraccezione per motivi religiosi o culturali, al tema delle Ivg ripetute, frutto di questa cultura, che hanno conseguenze pesanti sia in termini di salute che di costi per il Ssn. Attraverso la formazione e l’informazione possiamo prevenire tutto questo, creando anche risparmi futuri che potranno essere investiti in altre aree della sanità e della salute della donna. Insomma il mondo ginecologico si deve misurare con quello civile e politico, per questo affronteremo temi che normalmente non vengono dibattuti in un congresso nazionale.

 

Cosa proporrete?

Saranno organizzate tavole rotonde su diversi temi che vedranno protagonisti, con il coordinamento di un giornalista, i rappresentanti del mondo medico, quello istituzionale e quello sociale. L’idea è quella di realizzare una sorta talkshow nei quali saranno analizzate le varie problematiche per trovare soluzioni trasversali che non siano solo tecniche. L’obiettivo finale è produrre, al termine del Congresso, un libro bianco che contenga le conclusioni operative e far sì che al prossimo congresso nazionale saranno tirate somme di quanto è stato realizzato in un anno. È una grande sfida, ma ci proveremo.

 

Parliamo di un altro tema: quello della fertilità dopo una diagnosi di tumore. Un problema sempre più sentito Nel corso dei lavori congressuali il tema dell’oncofertilità verrà affrontato in varie sessioni. Lei è il responsabile della Banca del Tessuto Ovarico per la preservazione della fertilità per le donne sottoposte a trattamenti oncologici espresso l’Ifo Regina Elena-San Gallicano. Ci può tracciare un quadro sintetico dell’importanza di questo tema e anticipare cosa state realizzando nel Lazio?

In Italia circa il 15% di tutti i pazienti oncologici si confronta ogni anno con un tumore in età riproduttiva. E questo tema ha un valore intrinseco molto importante che va al di là dell’entità numerica dei malati in quanto le scelte operate nel percorso di cura per combattere il cancro possono avere successivamente delle conseguenze irrecuperabili. È invece essenziale che oltre alla sopravvivenza della persona vengano messe sul piatto la tutela della fertilità della persona malata e aggiungo, in molti casi, anche l’integrità endocrinologica della donna. Questo significa spostare il baricentro della battaglia dalla sopravvivenza verso obiettivi futuri, come non entrare precocemente in menopausa, non alterare la propria vita di relazione. Poter generare una vita. Un’ulteriore sfida per il paziente che incrementa anche la sua compliance. In quest’ottica è quindi essenziale che il paziente oncologico in età fertile venga preso in carico con competenza e rapidità. Questo significa creare team multidisciplinari, attivare Pdta ben definiti e creare reti di prossimità. È quanto stiamo realizzando proprio in questi giorni nel Lazio. Una rete che vede l’Ifo come struttura di riferimento, e quindi Hub oncologico, con al suo interno anche la Banca del tessuto ovarico con un’area criogenica in cui si possono stoccare gli ovociti, l’ospedale Pertini, Centro di riferimento per la Pma e La Sapienza che con la banca del seme si occuperà degli uomini. Un’iniziativa che presenteremo ufficialmente a settembre. Una grande opportunità per donne e uomini.

 

Ester Maragò

 

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