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Verso le elezioni/3. Il programma Cinque Stelle per la sanità: “Via i ticket sui farmaci, obbligo per soli 4 vaccini, sblocco turnover e più risorse per il Ssn”

23 febbraio - E ancora, revisione dell'attuale meccanismo di riparto del Fondo sanitario, abbandono della logica della finanza 'premiale' o 'punitiva' dei piani di rientro e dei commissariamenti, stretta sull'intramoenia, obbligo di trasparenza e pubblicità nella contrattazione del prezzo dei farmaci, e riordino del sistema di accesso alle prestazioni per superare il problema delle liste d'attesa. Queste alcune delle proposte contenute nel programma definitivo del Movimento suddiviso in 20 macro capitoli. IL PROGRAMMA 

A 10 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo il MoVimento 5 stelle pubblica il suo programma per la salute suddiviso in 20 macrocapitoli: dal finanziamento del Ssn alla prevenzione, dalla governance del farmaco al personale, fino al contrasto dell'antibioticoresistenza e ad una nuova politica vaccinale. 
 
Innanzitutto viene proposto il recupero integrale di "tutte le risorse economiche sottratte in questi anni con le diverse misure di finanza pubblica, garantendo una sostenibilità economica effettiva ai livelli essenziali di assistenza attraverso il rifinanziamento del fondo sanitario nazionale". Il recupero delle risorse dovrà avvenire "attraverso un’efficace lotta agli sprechi e alle inefficienze, la revisione della governance farmaceutica e sanitaria, l’attuazione della centralizzazione degli acquisti, l’informatizzazione e digitalizzazione del SSN, la revisione delle procedure di convenzionamento e accreditamento, la lotta alla corruzione e la promozione della trasparenza".
 
Il Fondo sanitario non dovrà però essere solamente rifinanziato ma si punta a rivedere l'attuale meccanismo di riparto. "Ripensare il meccanismo del fabbisogno regionale standard, attualmente basato sul parametro capitario in rapporto alla popolazione pesata, correlando invece il fabbisogno al reale e diversificato bisogno della comunità e alla domanda di salute sulla base della prevalenza di patologie insistenti su determinati territori, introducendo altri parametri come ad esempio quello basato sul dato epidemiologico di morbilità regionale , sulle carenze infrastrutturali, sulle condizioni geomorfologiche e demografiche nonché sulle condizioni di deprivazione e di povertà sociale".
 
Quanto alle 'Regioni in rosso' i 5 stelle vogliono "abbandonare la logica della finanza 'premiale' o 'punitiva' dei piani di rientro e dei commissariamenti infiniti, implementando sia gli strumenti di controllo, monitoraggio e verifica e sia gli strumenti di accompagnamento e sostegno per la risoluzione delle criticità, anche attraverso fondi ad hoc e attraverso una gestione responsabile sia della parte politica, sia di esperti indipendenti ed imparziali in management sanitario e sia di rappresentanti della società civile. Da rivedere anche l’istituto del Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di rientro "valutando la possibilità di affidare l’incarico di Commissario ad Acta, con esclusivi compiti di vigilanza, monitoraggio e controllo sulla spesa sanitaria, a dirigenti della Ragioneria Generale dello Stato, per un periodo non superiore ad anni tre".
 
Quanto all'annoso problema delle liste d'attesa: "Delineare percorsi di assistenza e di cura personalizzati e vicini al cittadino oltreché adeguatamente accessibili, riordinare il sistema di accesso alle prestazioni".
 
Non manca la proposta di un intervento sulla recente legge che ha esteso l'obbligo a 10 vaccini. Nel programma il M5S riprende quanto previsto dalla proposta di legge Taverna: "Ritornare al sistema previgente al decreto legge vaccini del Ministro Lorenzin (Ndr obbligo per 4 vaccini)". E ancora: "Armonizzare le attività vaccinali in atto sul territorio nazionale per garantire equità e parità di accesso alle prestazioni da parte di tutti i cittadini e alla promozione della salute e all'incremento della copertura vaccinale sul territorio nazionale in modo da adottare una efficace azione preventiva sulla base del principio della raccomandazione. Svolgere l'attività di monitoraggio delle vaccinazioni attraverso l’istituzione dell'Anagrafe vaccinale nazionale digitale".
 
Si propone poi di "rendere disponibili: a) coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione previgente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomielite e antiepatite B, nonché in formulazione monodose ; b) coperture vaccinali con una formulazione monodose per ciascuno dei vaccini raccomandati". Infine, "prevedere che nei casi di particolari emergenze sanitarie o di specifici episodi epidemici il Ministro della salute definisca misure obbligatorie specifiche legate alla risoluzione dell'evento emergenziale".
 
Passando al personale sanitario si punta allo "sblocco del turnover, attuazione delle procedure di mobilità interregionale del personale sanitario, stabilizzazione del personale precario e piano ordinario ed esaustivo di assunzioni dei sanitari mancanti". Quanto alla formazione si chiede che il medico neolaureato abbia accesso nella struttura sanitaria "per conseguire le abilità teoriche e tecnico-pratiche necessarie allo svolgimento della specializzazione medica prescelta, con la possibilità di continuare a svolgere la sua attività di medico specialista anche nella medesima struttura in cui si è formato". Realizzare, dunque, il cosiddetto "Ospedale d'insegnamento" integrato "da un punto di vista didattico-formativo da parte degli Atenei, invertendo il paradigma della formazione dei medici attualmente governata dalle Università e affidando la formazione specialistica del medico alle strutture sanitarie".
 
Arriviamo così alle proposte sulle politiche del farmaco. Qui, tra le diverse proposte, si rilancia l'idea di un'abolizione dei ticket sui farmaci e quella di introdurre l'obbligo di trasparenza e pubblicità nella contrattazione del prezzo dei farmaci fra l'agenzia italiana del farmaco e le case farmaceutiche. Tema, questo, su cui il MoVimento si è battuto molto in Parlamento negli ultimi anni, in particolare sulla vicenda legata alla contrattazione dei farmaci per la cura dell'Epatite C.
 
Infine, sull'intramoenia si propone di "consentire l'esercizio dell'attività libero professionale intramoenia solo per quelle aziende che abbiano adottato un sistema di gestione informatizzata dell'ALPI, dalla prenotazione alla fatturazione, e che rispettino una corretta informazione al paziente delle modalità e dei tempi di accesso alle prestazioni in regime assistenziale, non violino le modalità, le condizioni e il limite dei volumi di attività previsti nell'autorizzazione e che in ogni caso garantiscano che la prestazione sanitaria non sia più favorevole per i pazienti trattati, anche in termini di tempi di attesa, in regime di intramoenia, rispetto a quelli in regime ordinario". Proposta anche l'introduzione di un limite agli introiti della ALPI, "così che i compensi aggiuntivi derivanti da tale attività non superino il 150% dello stipendio del singolo professionista che l'esercita".
 
G.R.

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