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Vescica Iperattiva: il ruolo della fesoterodina e focus sull'importanza e sull'alta incidenza della sindrome e delle opportunità per riconoscerla, diagnosticarla e curarla in tempo

1 febbraio – La vescica iperattiva (VI) e i sintomi che la accompagnano sono un problema molto diffuso. È  stato stimato che più di 50 milioni di persone che vivono nei paesi maggiormente sviluppati soffrono di incontinenza urinaria per la cui cura viene impiegata una grande varietà di farmaci, che pur essendo efficaci in un certo numero di pazienti, possono presentare effetti collaterali e spesso non possono essere assunti in maniera continuativa.

La VI riguarda oltre 66 milioni di persone in Europa ed è molto più diffusa rispetto ad altre malattie ben conosciute, come l’osteoporosi, il diabete mellito, l’asma e l’Alzheimer. 

Tra le più attuali terapie farmacologiche utilizzate per la cura della VI, è da segnalare l’importante ruolo della fesoterodina che viene impiegata nella terapia della VI e dei sintomi  associati, quali minzione frequente, urgenza minzionale improvvisa o perdita involontaria di urina. È strutturalmente correlata alla tolterodina ed è disponibile in due dosi efficaci e ben tollerate, 4 mg ed 8 mg. Nella cronologia dei farmaci per la VI la fesoterodina, uno degli ultimi farmaci ad essere commercializzato, agisce andando a bloccare le contrazioni involontarie del muscolo detrusore della parete vescicale durante la fase di riempimento del ciclo minzionale, queste contrazioni sono mediate dalla stimolazione indotta dall’acetilcolina, dei recettori muscarinici (M3) presenti nella vescica; quindi bloccando questi recettori, è in grado di ridurre le contrazioni involontarie del detrusore, migliorare i sintomi da instabilità ed aumentare la capacità vescicale. La capacità vescicale viene aumentata, il primo stimolo urinario ritardato e la frequenza degli svuotamenti della vescica volontari ed involontari viene ridotta. 

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