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Lo scudo giudiziario AOGOI
21-28 aprile 2012
SETTIMANA EUROPEA DELLA VACCINAZIONE
La Settimana europea della vaccinazione - SEV (European Immunization Week - EIW) è un'iniziativa dell’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS, lanciata nel 2005 con un progetto pilota in 3-5 Paesi e, a partire dal 2006, attuata dagli Stati Membri della Regione Europea.
Per una settimana, nel mese di aprile, nei Paesi di tutta la Regione, sotto lo slogan comune “Prevenire, Proteggere, Immunizzare”, si svolgono attività per informare e coinvolgere la popolazione e i professionisti sanitari sul tema delle vaccinazioni.
Quest'anno la settimana va dal 21 al 28 aprile.

NovitÀ
Corso di vulvologia
Pubblicati i documenti del corso proposto dalla Commissione Aogoi per la Dermatologia applicata alla Ginecologia e all'Ostetricia.
Il punto sulle staminali
Si intende per conservazione autologa del sangue cordonale quella riservata per uso autologo
(personale) o intra-familiare (allogenico familiare). La legislazione italiana consente la raccolta
e conservazione autologa dedicata nella quale il sangue del cordone è dedicato ad un familiare,
compatibile, generalmente un fratello od una sorella, affetto da una patologia per la quale è
indicato un trattamento terapeutico che prevede l'utilizzo di cellule staminali emopoietiche
(trapianto allogenico).
Nasce il primo Network dei ginecologi italiani
'Interazione professionale' è la parola d'ordine con cui AOGOI lancia la prima community online della ginecologia italiana.
AogoiNetwork.it presentata in occasione del Congresso Nazionale di Palermo 2011, è la nuova piattaforma web fortemente voluta da AOGOI con l'intento di rafforzare la collaborazione professionale e le discussioni scientifiche all'interno della grande comunità dei ginecologi ospedalieri, del territorio e dei liberi professionisti. Registrandosi al network ciascun specialista potrà creare un proprio profilo, aprire discussioni su temi mirati; organizzare gruppi basati su specifiche competenze professionali, distribuzione geografica o collegati a un determinato evento di specialità; inviare inviti a eventi e/o incontri scientifici sul territorio. In questo spazio di interazione sarà possibile caricare e condividere presentazioni, immagini, video, poster e altro materiale scientifico. “AOGOINetwork.it rappresenta per tutti noi una nuova opportunità professionale, per essere in contatto con i nostri colleghi di specialità e per aggiornarci costantemente e in tempo reale.”
CM Stigliano
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FAQ HPV
VACCINAZIONE CONTRO L'HPV
Le 10 domande più frequenti e le relative risposte
- Perché vaccinarsi proprio a 12 anni? - E' utile vaccinarsi dopo i 12 anni? - Prima di vaccinarsi, è necessario fare qualche test?- Ci sono rischi nella vaccinazione contro l'HPV?
Premio Nycomed 2012
Strumenti di emostasi e sigillo in Chirurgia Ginecologica
Nycomed SpA sotto l'egida della SIGO - Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia della AGUI - Associazione Ginecologi Universitari Italiani della AOGOI - Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani e della SIOG - Società Italiana di Oncologia Ginecologica bandisce un concorso per l'assegnazione di 4 borse di studio per i migliori lavori originali e inediti che contribuiscano allo sviluppo delle conoscenze nell'impiego di TachoSil® nella gestione dell'emostasi e sigillo in chirurgia ginecologica nell'ottica della prevenzione delle
complicanze postoperatorie.
In evidenza
Tutela assicurativa
Aogoi impegna il governo sulla tutela assicurativa dei medici specialisti
In sede di discussione in
Parlamento della manovra economica (AC. 4612), abbiamo ottenuto l'approvazione da parte del Governo
dell'ordine del giorno n. 84, sulle problematiche dei medici relativamente all'introduzione della
polizza assicurativa obbligatoria per la responsabilità professionale, sollecitato dall'AOGOI e
presentato dall'On. Fucci, nostro collega oltre che deputato. È un'altro importante risultato dell'impegno costante della nostra Associazione per
garantire ai ginecologi italiani condizioni di sicurezza e serenità nella professione.
DonnaAogoi News
DonnaAogoi News
Anche in Italia in vendita la pillola dei ‘cinque giorni dopo’
EllaOne, prodotta da Hra Pharma, è in vendita in Italia nelle farmacie, con ricetta medica non
ripetibile : è la pillola dei cinque giorni dopo, con un'efficacia del 98%, che arriva fino a 120
ore dal rapporto a rischio. Come sottolinea la ginecologa Lisa Canitano, deve essere esclusa la
possibilità di una gravidanza in atto: «In questi casi, è cura del medico accertarsi, secondo il
suo giudizio, dello stato o no di gravidanza della paziente». Hra Pharma chiarisce questo punto: “
Il farmaco richiede una ricetta medica non ripetibile; prima della prescrizione il medico è tenuto
a verificare l'assenza di una gravidanza preesistente attraverso l'esito negativo di un test a base
di beta Hcg. Test che la donna può effettuare anche con un semplice stick sulle urine reperibile in
farmacia”. Anche i ginecologi della Società Medica Italiana per la Contraccezione (Smic), della
Società Italiana della Contraccezione (Sic) e della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e
Ostetricia), sono d'accordo con l'azienda produttrice di EllaOne sul privilegiare l’esame delle
urine. Il presidente di Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna), Francesca
Merzagora, osserva: «La contraccezione d'emergenza è un presidio di prevenzione validato e
conosciuto, non deve quindi essere considerato come un farmaco per donne ‘poco attente’ ma una
soluzione per quelle donne che hanno un bisogno urgente di protezione o che hanno vissuto un evento
ad alto rischio, e chiedono quindi aiuto al proprio medico per una procreazione responsabile. Poter
offrire alla donna un'ultima possibilità per ridurre, non azzerare certo, il rischio di gravidanza
indesiderata, è un'operazione di civiltà». L'ulipristal, la molecola di cui è composto il farmaco,
interferisce con la normale funzione del progesterone, bloccando o ritardando l'ovulazione, e
riducendo così il rischio di gravidanza indesiderata; EllaOne non è quindi un farmaco abortivo,
come la Ru486, ma solo un anticoncezionale la cui efficacia non si ferma alle 72 ore della pillola
normale ma arriva a 120 ore, consentendo così evitare possibili rischi di ritardo nell'assunzione.
Hra Pharma ha condotto ricerche su 4.700 donne, da cui è risultato che normalmente l'ulipristal
acetato non dà problemi “…con un profilo di sicurezza e tollerabilità sovrapponibile a quello della
vecchia pillola anticoncezionale di emergenza già in commercio”; dalla sua approvazione da parte
dell'Ema, l'Agenzia Europea per i Medicinali, avvenuta nel 2009, il principio attivo è in vendita
in 27 paesi d'Europa e in altri 12 nel mondo. L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha
confermato che la contraccezione d'emergenza evita il concepimento e non è quindi un abortivo. Le
polemiche, l'ultima delle quali è quella del Movimento per la Vita che ha fatto ricorso al Tar,
hanno reso difficile la registrazione in Italia di EllaOne, ma dopo due anni e tre mesi, l'Agenzia
Italiana del Farmaco (Aifa) ha firmato l'approvazione.
Fonte:
repubblica.it/salute,
30 marzo 2012
Parti
cesarei. Aogoi: “I Nas non bastano. Attuare subito intesa Stato Regioni su punti nascita”
Per contrastare l'eccessivo ricorso ai cesarei dobbiamo innanzitutto mettere in sicurezza la
rete dei punti nascita. Da mesi chiediamo con forza che tutte le Regioni applichino le linee di
indirizzo previste dal piano approvato il 16 dicembre 2010. L'intervento dei Nas “servirà a
valutare possibili ipotesi di comportamenti opportunistici dolosi”, ma non è così che potremo
risolvere le criticità all'origine del fenomeno.
“I controlli dei Carabinieri dei N.A.S. richiesti dal ministro della Salute Renato Balduzzi,
su segnalazione dell'Agenas - afferma il presidente dell'Aogoi Vito Trojano - si inseriscono in un
contesto critico che abbiamo denunciato da molto tempo. Non siamo certamente contrari a contrastare
l'eventuale “utilizzazione opportunista del ricorso al parto cesareo” ma non vorremmo che
l'attenzione venisse deviata da quelle che sono le vere problematiche all'origine del fenomeno, che
sono strutturali e organizzative”.
Scarica il comunicato
stampa »
In calo la natalità italiana
Lo stato di salute dei bambini italiani fino ai 18 anni è analizzato nel primo
Libro Bianco 2011 – La salute dei bambini, pubblicato
dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dell'Università Cattolica di Roma,
con la Sip (Società Italiana di Pediatria) e la Simm (Società Italiana Medici Manager); offre una
panoramica sui dati relativi alla natalità, che è fra le più basse d'Europa, e sull'assistenza
sanitaria offerta ai minori.
Nascono 9,5 bambini per 1.000 abitanti, pochi, con una diminuzione del 74,25% dal 1871; i
tassi di natalità nel periodo 2008-2009 sono variati dalle 10,7 nascite ogni 1.000 abitanti della
provincia di Bolzano e le 10,4 della provincia di Trento, alle 7,6 del Molise, 7,7 della Liguria e
8,1 della Sardegna. Le ragioni della diminuzione delle nascite le riassume il direttore
dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica di Roma,
Walter Ricciardi: «Tutte le politiche del welfare non sono orientate ai bisogni dell'infanzia e non
incentivano le giovani coppie a mettere su famiglia».
La mortalità infantile è diminuita dell'8,7% negli anni fra il 2003 e il 2008, e quella
neonatale è diminuita del 9,9%; si registrano però profonde disuguaglianze fra Nord e Sud: nel
periodo fra il 2006 e il 2008 il tasso di mortalità infantile variava da 1,60 casi ogni 1.000
abitanti registrati nella provincia di Trento, ai 4,82 casi della Calabria. Commenta Ricciardi:
«Esiste una profonda disomogeneità dei servizi assistenziali nelle diverse regioni, ciò significa
che le opportunità di salute non sono le stesse per tutti i bambini italiani o, in altri termini,
essere bambini nel Sud d'Italia non è ugualmente facile che esserlo nel Nord-Est del paese».
Fonte:
repubblica.it,
30 gennaio 2012
L'alcol in gravidanza favorisce la sindrome feto-alcolica
Una ricerca, condotta dall'University of California per quasi trent'anni su circa 1.000 donne in
gravidanza, ha concluso che assumere alcol regolarmente dalla settima alla dodicesima settimana
aumenta per il neonato il rischio di deficit di crescita di peso e altezza e di deformità del viso,
tipiche della Fasd (la sindrome alcolica fetale).
È già noto che l'alcol in gravidanza favorisce la sindrome feto-alcolica, ma ora i risultati
della ricerca statunitense evidenziano che le mamme che assumono ogni giorno una bevanda alcolica
in più, superata la metà del primo trimestre, rischiano che il proprio bambino abbia il 25% in più
di probabilità di deformità del labbro, il 16% in più di avere alla nascita il peso più basso del
normale e 12% in più di avere la testa più piccola. All'alcol assunto in gravidanza si possono
imputare altri problemi dei bambini come i disturbi dell'attenzione, della vista e dell'udito, le
difficoltà di apprendimento, i difetti dello scheletro e l'epilessia.
La ricerca, che è stata coordinata da Haruna Sawada Feldman, sarà pubblicata sulla rivista
Alcoholism: Clinical & Experimental Research.
Fonte:
agi.it,
18 gennaio 2012
Parti: in Italia oltre un terzo è cesareo
L'analisi dei questionari elaborati per verificare gli aspetti tecnico-organizzativi dei punti
nascita italiani, e distribuiti agli assessorati competenti, ha evidenziato che il ricorso ai parti
cesarei è ancora troppo frequente: la percentuale varia da una media del 44% effettuati nelle
piccole strutture, al 32% di quelle più grandi, contro la percentuale del 15% raccomandata
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
La media totale è del 35,4%, oltre il doppio di quella indicata dall'Oms, con l'aggravante
che nelle strutture private la percentuale è molto più alta.
Il parto naturale in partoanalgesia viene effettuato solo nel 15,3% dei casi e solo in meno
di un terzo dei punti nascita (27,6%) è presente la terapia intensiva neonatale.
Un servizio ritenuto indispensabile perché l'assistenza possa definirsi sicura è la doppia
guardia, 24 ore su 24, di medici e ostetriche, ma è garantito solo nel 40% dei punti nascita che è
stato possibile valutare. Il campione statistico dello studio è rilevante, nonostante regioni come
Calabria, Liguria, Sardegna e Umbria non abbiano risposto alle domande dei questionari o lo abbiano
fatto in modo incompleto; delle restanti 17 regioni sono stati considerati 344 punti nascita su 570
totali. Fra le strutture esaminate sono grandi anche le differenze per numero di nascite, che vanno
dai 290 al mese dei punti nascita più grandi ai 28 di quelli più piccoli.
Fonte:
Sanità News, 22 dicembre 2011
Italiani: le 12 dimensioni del loro benessere
L'Istat ha posto a un campione di 45mila cittadini italiani una serie di domande sull'importanza
che attribuiscono alle 15 condizioni che corrispondono ad altrettante dimensioni del benessere,
assegnando punteggi da zero a dieci; per i cittadini la scelta è stata difficile, infatti i giudizi
sono stati omogenei fra le persone diverse per età, sesso e luogo di residenza e i punteggi hanno
segnato differenze minime.
L'essere in buona salute è la condizione che il 79,9% degli Italiani di oltre 14 anni di età
ritiene più importante, assegnandole dieci come punteggio; segue la possibilità di dare un futuro
ai figli, assicurando loro un benessere pari a quello attuale, con un punteggio medio di 9,3 e il
66,1% di dieci; un lavoro dignitoso ha ottenuto un voto medio di 9,2 e un reddito adeguato il 9,1
(con, rispettivamente, il 59,5% e il 56% di dieci) e 8,9 è stato il voto medio ottenuto dalla
preoccupazione per l'ambiente. Cnel e Istat hanno avviato (come avviene, fra gli altri, in
Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Messico) la costituzione di un ‘Gruppo di indirizzo
sulla misura del progresso della società italiana’ per sviluppare una definizione condivisa del
progresso e del benessere della società italiana e integrare il Pil (indicatore dell'attività
economica) con altri indicatori, compresi quelli relativi alle disuguaglianze e alla sostenibilità
economica, sociale e ambientale.
Antonio Marzano, presidente del Cnel, ed Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, hanno
presentato le 12 dimensioni del benessere che sono state suddivise in 12 àmbiti, o domìni, di
maggiore rilievo: Ambiente, Salute, Benessere economico, Istruzione e formazione, Lavoro e
conciliazione dei tempi di vita, Relazioni sociali, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e
patrimonio culturale, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi, Politica e istituzioni. Tutti i
cittadini sono invitati a esprimere la loro opinione sul sito
www.misuredelbenessere.it , creato
per raccogliere contributi sulla natura e sull'importanza delle dimensioni del benessere; sul sito
è possibile rispondere alle domande di un questionario sulle 12 dimensioni del benessere proposte,
e collaborare a un blog per approfondire la problematica delle misure del benessere.
Fonte:
istat.it, 4 novembre 2011
Fertilità femminile: scoperto l'interruttore
Sgk1, questo il nome dell'enzima che secondo un gruppo di ricercatori dell'Imperial College di
Londra, regola nelle donne la fertilità, funzionando come una sorta di interruttore. Jan Brosens,
dell'Università di Warwick, ha spiegato che l'enzima è stato isolato nel tessuto uterino di donne
che si erano rivolte ai medici sia per problemi di sterilità che per aborti spontanei ricorrenti. I
ricercatori inglesi hanno osservato che le donne con problemi di fertilità avevano un'alta
concentrazione dell'enzima, mentre quelle che avevano aborti ricorrenti ne avevano una bassa
concentrazione. Questa nuova scoperta potrebbe consentire, regolando i livelli di Sgk1, di
abbassare le probabilità di aborto e di risolvere i problemi legati alla sterilità femminile. La
ricerca è stata pubblicata sulla rivista americana Nature Medicine.
Fonte:
Sanità News, 18 ottobre 2011
Un nuovo apparecchio portatile per ecografie
Un sistema che dà la possibilità di riconoscere precocemente situazioni patologiche della
placenta attraverso la valutazione di parametri elementari, non ha bisogno di competenze mediche e
specialistiche ma che non sostituisce l'ecografia tradizionale di tipo diagnostico: questo è il
nuovo ecografo digitale, parte del Progetto One for Life, promosso dall'Associazione Ostetrici
Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi) e dall'Associazione Italiana di Ostetricia (Aio), in
collaborazione con Esaote, azienda italiana leader mondiale nella produzione di strumenti di
diagnostica per immagini. Grande come un computer portatile, è un apparecchio rivoluzionario per la
trasportabilità, che consentirà anche al personale specialistico, non medico, di eseguire controlli
anche domiciliari; nel corso delle visite di controllo le ostetriche potranno verificare la
posizione del feto, identificare la biometria fetale, ascoltare il battito e controllare l'attività
cardiaca del bambino, verificare le condizioni della placenta, grazie a questo apparecchio, di uso
semplice, dotato di un grande schermo e di un ‘navigatore’ che indica i percorsi e spiega le
immagini.
Fonte:
Sanità News, 29 settembre 2011
Ginecologia specialità rischiosa: Aogoi per le polizze assicurative
L'Aogoi (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) ha manifestato la propria
soddisfazione per l'approvazione, all'interno della Manovra Finanziaria del governo,
dell'obbligatorietà della polizza assicurativa per tutti i professionisti e per l'impegno a
tutelare la copertura dei relativi costi per i giovani che hanno difficoltà a pagarli: “Una misura
necessaria, che tutela in particolare gli ottomila precari e i giovani medici incapaci di far
fronte ai costi delle polizze, spesso troppo esose in rapporto allo stipendio percepito. Grazie al
nostro intervento, il governo si è impegnato ad adottare prezzi calmierati per queste categorie
particolarmente deboli. Con questo correttivo si riportano garanzie per i professionisti, i
pazienti e l'intero Servizio Sanitario Nazionale”. Il governo ha infatti accolto l'Odg. 84 (A.C.
4612) che prevede di individuare “…urgentemente dei meccanismi di tutela nei confronti del
personale medico e sanitario, per ciò che concerne la copertura dei costi delle polizze
assicurative richieste, affinché il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, e il rapporto
medico-paziente vengano preservati dalle criticità”.
Dal punto di vista della responsabilità del medico, la ginecologia è una delle
specializzazioni più rischiose, insieme all'ostetricia, alla chirurgia, all'anestesia e
all'ortopedia, e i ginecologi guidano la classifica dei contenziosi medici ma questo, come spiega
Aogoi: “È un importante risultato per la nostra associazione, che ha ispirato l'Ordine del Giorno
84, presentato dal deputato Benedetto Fucci, un collega molto vicino ai problemi della professione”.
Fonte:
Adnkronos Salute, 15 settembre 2011
Dopo i 35 anni l'età danneggia gli ovuli
Nel corso del 25° congresso dell'Eshre (European Society of Human Reproduction and Embryonology)
che si è concluso nei giorni scorsi a Stoccolma e cui hanno parftecipato novemila esperti di 115
paesi, si è avuta conferma che gli ovuli delle donne in età avanzata, sottoposte a trattamenti
farmacologici per la fertilità, hanno un rischio più alto di avere ovociti con alterazioni
cromosomiche, e che il rischio si aggrava con l'aumentare dell'età.
La stimolazione ovarica, necessaria perché si liberi il maggior numero di ovociti, danneggia
la mielosi che è il processo di duplicazione dei cromosomi; questo può portare ad alterazioni del
materiale genetico e al fallimento della fecondazione in vitro, all'aborto o alla nascita di
bambini con alterazioni del numero di cromosomi, come la sindrome di Down.
Il giornale Human Reproduction pubblicherà il nuovo studio, nato dalla collaborazione fra
l'Università di Bonn e il Sismer (Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione) di
Bologna, che ha studiato gli ovociti utilizzando la tecnica microarray Cgh (Comparative Genomic
Hybridization).
Spiega il presidente di Eshre e presidente di Sismer, Luca Gianaroli: «Grazie a questa nuova
tecnologia microarray si riescono ad analizzare anche da una sola cellula i frammenti di Dna e di
conseguenza contare tutte le 23 paia di cromosomi. Analizzando i globuli polari, che sono i
prodotti di scarto dell'uovo, prima della fecondazione e dopo l'ingresso dello spermatozoo, siamo
riusciti a individuare le anomalie cromosomiche. Se rimuoviamo gli ovociti patologici, riduciamo il
tempo che occorre per arrivare a una gravidanza, tenendo conto che comunque sopra i 35 anni oltre
la metà degli ovociti è danneggiata e che dai 43 anni in poi la percentuale sale fino al 70%.
Questo studio conferma dunque che l'età della donna influenza in modo severo la qualità degli
ovociti. A settembre continueremo con uno studio prospettico randomizzato su centinaia di pazienti,
che durerà un anno e mezzo e coinvolgerà altri cinque centri europei e Israele».
Il direttore del London Bridge Fertility, Gynaecology and Genetics Centre, Alan Handyside
spiega l'altro obiettivo dello studio: «Vogliamo analizzare la diversa incidenza di questi errori a
seconda del differente regime di stimolazione degli ovociti utilizzato, compreso un regime leggero
e un ciclo naturale di Fivet, in cui è prelevato un singolo ovocita per ciclo, fertilizzato e poi
ritrasferito nella donna. Il risultato delle nostre ricerche dovrebbe permetterci di identificare
le migliori strategie cliniche per ridurre l'incidenza di errori cromosomici nelle donne più
anziane che si sottopongono a Fivet».
Joep Geraedts, coordinatore del gruppo di esperti Eshre sugli screening genetici
pre-impianto, precisa: «La possibilità di identificare le donne che vorrebbero utilizzare i propri
ovociti ma non hanno possibilità di successo ci consentirebbe di indirizzarle verso
l'ovodonazione».
L'ovodonazione è vietata in Italia ma la Corte Costituzionale dovrebbe pronunciarsi entro
pochi mesi sul ricorso per incostituzionalità della legge 40 presentato dai tribunali di Milano,
Firenze e Catania; inoltre, è imminente la sentenza della Grande Camera della Corte europea di
Strasburgo sulla fecondazione eterologa e quindi sulla possibilità di donare di gameti femminili e
maschili.
Fonte:
repubblica.it,
5 luglio 2011
Il lavoro eccessivo danneggia il cuore
Il giornale
Annals of Internal Medicine ha pubblicato una ricerca
frutto della collaborazione fra un team di studiosi dell'Istituto di Medicina Occupazionale di
Helsinki e un altro gruppo dell'University College di Londra, che dimostra che un numero troppo
elevato di ore lavorative aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, indipendentemente da
altri fattori di rischio come il colesterolo o la pressione alta. I ricercatori hanno esaminato per
dieci anni i dati di oltre 7.000 volontari di Londra, impiegati a tempo pieno che in precedenza non
avevano avuto problemi cardiaci, per cercare una relazione fra il numero di ore lavorate e il
rischio cardiovascolare, utilizzando anche il Framingham Hearth Risk Score, che in Gran Bretagna è
stato messo a punto per stimare il rischio di malattia coronarica a dieci anni. L'epidemiologo
dell'University College di Londra e coordinatore dello studio, Mika Kivimaki, spiega: « Il 54% dei
volontari lavorava da sette a otto ore al giorno e per uno su dieci di loro la giornata lavorativa
si prolungava oltre le 11 ore. Nei 12 anni in cui abbiamo seguito questi soggetti, abbiamo
registrato 192 eventi cardiovascolari e abbiamo osservato che si manifestavano più frequentemente
in chi lavorava di più: rispetto a chi aveva una giornata lavorativa standard di sette o otto ore,
chi ne lavorava nove non presentava rischi maggiori, ma per quelli che stavano al lavoro dieci ore
la probabilità di rischio di infarti e ictus saliva del 45% per arrivare all'aumento di rischio del
67% per chi lavorava 11 ore al giorno. Dobbiamo ammettere che l'incremento di probabilità non è
eccessivo e non sappiamo se gli straordinari siano soltanto un marcatore di rischio, associati ad
altri elementi di rischio come stili di vita poco sani o eccesso di stress, o siano la reale causa
di problemi cardiovascolari. In questi tempi di crisi economica e difficoltà lavorative, è comunque
importante considerare che esagerare con le ore passate in ufficio può creare stress, con
conseguenze negative per l'apparato cardiovascolare». Dati simili erano già stati riscontrati dagli
stessi ricercatori: tre ore di straordinario di un impiegato sono sufficienti per aumentare il
rischio cardiovascolare del 60%; non è però ancora scientificamente dimostrato che questo valga
anche per un operaio o per un manager.
Fonte:
corriere.it,
15 giugno 2011
Un anticoncezionale maschile da un antinfiammatorio
Una ricerca della Columbia University ha messo a punto un nuovo farmaco anticoncezionale basato
su un composto che si lega ai ricettori della vitamina A, fondamentale nella produzione dello
sperma. Il farmaco è stato sperimentato su topi ai quali, anche a basso dosaggio, ha bloccato la
produzione degli spermatozoi senza apparenti effetti collaterali; la fertilità è ripresa dopo che è
stata sospesa la somministrazione della molecola.
La scoperta è avvenuta casualmente perché il farmaco, un antinfiammatorio, era stato scartato
da un esperimento proprio perché interferiva con il processo di spermatogenesi, provocando come
effetto collaterale la sterilità.
Sanny Chung, uno dei ricercatori, ha commentato: «Quello che per alcuni è un affetto tossico,
per altri è diventato un contraccettivo». Il farmaco è stato presentato nel corso dell'Annual
Meeting ENDO di Boston e probabilmente sarà disponibile nei prossimi anni.
Fonte:
Sanità News, 9 giugno 2011
La cannabis prima dei 15 anni danneggia il cervello
Dall'Università di San Paolo del Brasile arriva la notizia che fumare cannabis prima dei 15 anni
compromette la funzionalità del cervello in modo più grave rispetto ai danni provocati in chi
inizia in età più avanzata: dai test sono emerse minori capacità dei controllare gli impulsi,
difficoltà di concentrazione e nell'eseguire i compiti. Maria Fontes, che ha coordinato la ricerca,
spiega: «L'adolescenza è una fase in cui il cervello sembra essere particolarmente vulnerabile agli
effetti neurotossici della cannabis perché prima dei 15 anni è ancora in fase di sviluppo e di
maturazione e quindi l'effetto della droga può rivelarsi ancora più dannoso». La ricerca è stata
pubblicata sulla rivista
British Journal of Psychiatry.
Fonte:
Sanità News, 2 giugno 2011
Rischi maggiori di patologie cardiovascolari nelle donne con ovaio policistico
La rivista
Fertility Sterility ha pubblicato una ricerca
dell'Università Cattolica–Policlinico A. Gemelli di Roma, coordinata da Rosanna Apa dell'Istituto
di Clinica Ostetrica e Ginecologica e in collaborazione con l'Istituto di Cardiologia della
Cattolica, in base alla quale le donne con ovaio policistico hanno rischi più elevati di sviluppare
disturbi metabolici e patologie cardiovascolari, rispetto alle donne con ovaie sane. Un precedente
studio dell'Istituto di Cardiologia della Cattolica aveva rilevato un aumento di una speciale
sottopopolazione di linfociti T (CD 28 null) nel sangue periferico di pazienti con angina
instabile; sulla base di questo risultato i ricercatori hanno cercato i linfociti nel sangue di 30
donne fra i 18 e i 37 anni, con policistosi ovarica ma senza patologie cardiovascolari, e in quello
di un gruppo di controllo di donne sane di pari età. Il risultato è stato che nelle donne con ovaio
policistico i linfociti erano più numerosi, dimostrando un'anomalia del sistema immunitario simile
a quella riscontrata nei pazienti con angina. Grazie alla possibilità che questo possa costituire
un marker di rischio cardiovascolare, secondo i ricercatori della Cattolica: «Per limitare questi
rischi in questo tipo di pazienti è necessario mettere a punto strategie di prevenzione più
accurate».
Fonte:
Sanità News, 31 maggio 2011
Contro il dolore ‘inutile’ la 10 a Giornata Nazionale del Sollievo
‘Chiedi, conosci, curati, combatti il dolore inutile’ è lo slogan adottato per il 29 maggio,
giorno della decima edizione della Giornata Nazionale del Sollievo; i 62 gli ospedali italiani
premiati con il Bollino Rosa dell'Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) perché ‘a
misura di donna’ hanno partecipato quest'anno all'iniziativa. Sul sito di Onda è possibile trovare
l'elenco degli ospedali dove è stato possibile partecipare a convegni e incontri formativi sul tema
e avere consulti e visite specialistiche gratuite. Le donne sono quelle che soffrono di più
fisicamente e soffrono spesso di dolore cronico, per queste ragioni l'iniziativa è rivolta alle
donne e, per approfondirne lo studio Onda ha scelto l'osteoporosi, con la collaborazione del Centro
Studi Mudipharma. Fra le donne che sono state coinvolte nella ricerca sette su 10 soffrono di
dolore cronico e per il 48,9% di queste il dolore è di forte intensità ma solo l'11,5% di loro ha
avuto terapie soddisfacenti; in oltre la metà dei casi, il 59%, il dolore non è neanche stato
misurato. Da qui la richiesta di una campagna informativa sulle terapie che sono attualmente
disponibili, da chi e dove si possono ricevere. Conclusione dell'iniziativa a Palazzo Marini a
Roma, il 31, con la lettura da parte Lella Costa di brani tratti dal libro di Joan Didion
L'anno del pensiero magico.
Fonte:
Sanità News, 26 maggio 2011








