Associazione dei Ginecologi Italiani:
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scheda pratica

Con la consulenza del Dottor Ezio Bergamini

La colposcopia è l'esame che studia i genitali esterni della donna, vale a dire la vagina, il collo dell'utero e la vulva. In particolare, si parla di vulvoscopia per indicare lo studio della vulva, mentre la colposcopia vera e propria riguarda l'esame della vagina e del collo dell'utero.

Si esegue usando un apposito microscopio, il colposcopio, che tramite un sistema di lenti e fibre ottiche consente un ingrandimento dell'area da analizzare da 2 a 60 volte superiore rispetto alle dimensioni reali.
I tessuti visualizzati sono poi sottoposti a uno speciale trattamento di colorazione che permette di analizzare le eventuali anomalie presenti. Questo trattamento si esegue con tre coloranti specifici, chiamati tre tempi della colposcopia: una soluzione fisiologica (acqua e sale), una soluzione a base di acido acetico (in percentuali limitate, dal 3 al 5%) e una soluzione a base di iodio chiamata soluzione di lugol. Queste tre sostanze permettono di evidenziare lesioni e anomalie dei genitali femminili la cui natura (patologica o fisiologica, benigna o maligna) viene chiarita da una successiva biopsia.
Concluso il test, si procede alla refertazione dell'esito tramite strumenti a immagini o sistemi con telecamere.  

La colposcopia è un'indagine di secondo livello, viene cioè indicata come approfondimento diagnostico in seguito all'esecuzione del pap test, in caso di esito anomalo. Non consente l'analisi degli organi interni, pertanto non può essere usata per evidenziare fibromi o cisti ovariche, e non sostituisce in nessun caso la visita ginecologica.

Può servire anche per eseguire piccoli interventi, senza anestesia o in anestesia locale, come per esempio la bruciatura o elettrofolgorazione. Consiste appunto nel “bruciare” la mucosa interessata dalla lesione con una piccola scintilla elettrica provocata da uno speciale apparecchio che produce calore. Questa scintilla crea una vaporizzazione della lesione e la distruzione delle cellule malate.
Questa procedura (che si esegue senza anestesia perché completamente indolore) si usa, per esempio, per bruciare le piccole piaghette che a volte si formano sulle mucose vaginali provocando perdite ematiche anche abbondanti. La tecnica non è invasiva perché la bruciatura è superficiale; l'unico disturbo avvertibile dalla donna è legato alla scarica elettrica che, provocando una contrazione del muscolo uterino, può procurare un dolore simile a quello di una mestruazione. Il limite di questa metodica sta nel fatto che la cicatrizzazione che avviene successivamente al trattamento non consente di studiare il tessuto malato.

Quando invece, in seguito alla colposcopia, si scoprono lesioni dalla superficie piuttosto ampia (1-1,5 centimetri), per procedere all'asportazione si ricorre a un particolare strumento a forma di ansa, nel quale far scorrere la corrente elettrica. Poiché queste lesioni hanno spesso una caratteristica forma “a cono”, la tecnica prende il nome di conizzazione con ansa e si esegue in anestesia locale, sempre in regime ambulatoriale. La conizzazione non è solo una metodica di diagnosi, ma ha anche una finalità terapeutica, dal momento che il più delle volte rimuovendo il tessuto malato si porta la donna alla guarigione definitiva.
 
L'accuratezza degli strumenti utilizzati, che consentono una visione ingrandita e quindi molto precisa dell'area da trattare, assicura la totale sicurezza e la non invasività della metodica colposcopica e, preservando i tessuti sani circostanti, garantisce la preservazione della fertilità della donna.

La colposcopia può essere effettuata da qualsiasi specialista ginecologo con una preparazione in Endoscopia. Non richiede una preparazione preventiva da parte della paziente, si effettua al di fuori del ciclo mestruale, meglio se a metà ciclo, e in assenza di rapporti sessuali da almeno 48 ore. Nella donna in menopausa può essere effettuato in qualsiasi momento. L'unica raccomandazione è quella di non usare prima del test creme o lavande che possano alterarne l'esito.

È un esame rapido (dura circa 10-15 minuti) e indolore; al massimo, si può avvertire solo un minimo fastidio al momento dell'applicazione del colorante a base acida.
Si può eseguire anche in gravidanza, con la sola accortezza di preferire, per la diagnosi delle lesioni individuate, l'esame citologico (pap test) a quello istologico (biopsia).
La colposcopia è una metodica sicura, l'unico rischio è correlato alla presenza di eventuali allergie da parte della donna, come quella al lattice (in questo caso andranno usati guanti differenti) o allo iodio (presente nella soluzione di lugol).


[Milano, luglio 2009]

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