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Assunzione specializzandi ultimo anno. Speranza: “Obiettivo è mettere celermente i giovani nel Ssn”

21 ottobre - "Questo dovrà avvenire con gradualità, in coerenza con il percorso formativo e comunque con la supervisione di un medico strutturato, preferibilmente il tutore. Avviato un confronto con il Miur e le regioni per addivenire a un'intesa finalizzata alla uniforme applicazione delle citate disposizioni su tutto il territorio nazionale". Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, rispondendo alla Camera a Noja (Italia Viva).

"Con il Decreto Calabria si consente agli specializzandi dell'ultimo anno di corso di partecipare ai concorsi per la dirigenza medica, l'obiettivo è quello di migliorare il percorso di formazione e di mettere celermente i giovani professionisti nel Sistema sanitario nazionale, evitando che i tempi tecnici intercorrenti tra il conseguimento del diploma di specializzazione e la pubblicazione dei bandi di concorso possano determinare una dispersione degli specialisti, spesso attratti dalle strutture private. Colgo l'occasione, da ultimo, per segnalare che è prossimo l'avvio di un confronto con il Miur e le regioni per addivenire ad un'intesa finalizzata alla uniforme applicazione delle citate disposizioni su tutto il territorio nazionale".
 
Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, rispondendo in Aula alla Camera la settimana scorsa al question time presentato da Lisa Noja (Italia Viva).
 
 
Di seguito la risposta integrale del ministro Speranza:
 
"Ringrazio gli interroganti perché anche questo mi sembra che sia un tema decisivo e sarà al centro della mia attenzione sin dai primi passi del mandato governativo. Voglio ricordare che su questa problematica pochi giorni fa ho ricevuto un documento da parte della Conferenza delle regioni, approvato all'unanimità, che rappresenta dal mio punto di vista un vero e proprio grido di dolore, quindi credo che su questo dobbiamo mettere la massima attenzione.
 
Una nuova serie di misure stiamo provando ad approfondirle, non solo per la sfida del Patto per la salute con le regioni, ma anche rispetto al disegno di legge di bilancio 2020, che potrà provare a fornire già qualche prima soluzione.
 
Nel dettaglio, per fare fronte alla fuoriuscita di medici specialisti dal Servizio sanitario nazionale si è già provveduto al reperimento di risorse aggiuntive da destinare alla formazione specialistica.
 
Voglio ricordare che nel 2019 il numero di contratti statali finanziati è stato incrementato di 1.800 unità, facendo un significativo passo in avanti; in particolare sono state adottate, tra le altre misure, le seguenti: le borse disponibili per la medicina generale per il triennio 2018-2021 sono passate da 1.018 a 2.093; inoltre, la legge di bilancio passato ha stanziato ulteriori 10 milioni di euro. Le borse disponibili per la specializzazione in pediatria sono state significativamente aumentate: 545 sono quelle finanziate con fondi statali per il 2019, ovvero 136 contratti in più rispetto all'anno precedente, cui si aggiungono 71 contratti finanziati dalle regioni e da enti terzi. Per la specializzazione in medicina di emergenza ed urgenza sono previsti, per l'anno accademico 2019-2020, 229 contratti aggiuntivi rispetto ai 162 finanziati nell'anno precedente; anche per tale specializzazione, per la prima volta, è stato assicurato il fabbisogno formativo rappresentato dalle regioni.
 
Quanto alla norma da lei richiamata, che consente agli specializzandi dell'ultimo anno di corso di partecipare ai concorsi per la dirigenza medica, l'obiettivo di tali disposizioni è quello di migliorare il percorso di formazione e di mettere celermente i giovani professionisti nel Sistema sanitario nazionale, evitando che i tempi tecnici intercorrenti tra il conseguimento del diploma di specializzazione e la pubblicazione dei bandi di concorso possano determinare una dispersione degli specialisti, spesso attratti dalle strutture private.
 
Queste disposizioni sono, e dovranno sempre essere, pienamente coerenti con quanto indicato dalla sentenza n. 249 del 2018 della Corte costituzionale, la quale ha affermato che la disciplina statale prefigura una progressiva autonomia operativa del medico in formazione, con la possibilità di eseguire interventi assistenziali, perché ciò avvenga con gradualità, in coerenza con il percorso formativo e comunque con la supervisione di un medico strutturato, preferibilmente il tutore.
 
Colgo l'occasione, da ultimo, per segnalare che è prossimo l'avvio di un confronto con il MIUR e le regioni per addivenire ad un'intesa finalizzata alla uniforme applicazione delle citate disposizioni su tutto il territorio nazionale".
 
In sede di replica Vito De Filippo (IV) si è dichiarato soddisfatto della risposta, "soprattutto sul quadro generale di impegni che lei descrive, che noi condividiamo e proveremo a sostenere in tutti i modi, come abbiamo fatto in questi anni anche nell'attività del Parlamento. Il problema degli organici e del personale nella pubblica amministrazione è sempre un grande problema: come può sicuramente notare e come ha descritto anche nella sua risposta, nella sanità non è soltanto un grande problema, ma è anche un grave problema, perché produce effetti distorsivi, tra i quali quello più riconosciuto, anche censito e stimato in questi ultimi anni è quello della emigrazione di tantissimi medici italiani in molti Paesi europei, perché non trovano spazio e possibilità nel nostro Sistema sanitario nazionale.
 
Siamo molto d'accordo sull'applicazione di quella norma, che era contenuta nel cosiddetto “decreto Calabria” e che sostanzialmente era un intervento, come dire, emergenziale rispetto a un contesto più complessivo, che la collega Noja ha descritto in maniera molto puntuale: noi avremo bisogno, nei prossimi anni, di tantissimi medici, di tantissimi specialisti. Il doppio imbuto formativo e lavorativo dovrà essere risolto con una strategia complessiva, che non riguarderà sicuramente soltanto il Ministero della Salute ma, come giustamente lei ha richiamato, anche il Ministero dell'Istruzione, perché il mondo dell'università deve saper accogliere questa quantità enorme di formazione di cui noi abbiamo bisogno con ulteriori investimenti, anche lì in termini di organici e in termini di strutture.
 
Per questa ragione siamo d'accordo sull'impegno che lei descrive sul tema del personale, sapendo che anche l'intervento della norma che noi abbiamo commentato in questa interrogazione era un piccolo passo, ma abbiamo bisogno di fare una azione più strategica e più sinergica, per dare una risposta complessiva al Sistema sanitario italiano".

 

 

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