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Contratto medici e dirigenti sanitari. Accordo raggiunto ma Fesmed non firma. Ecco perché

29 luglio – A spiegarlo è il presidente Giuseppe Ettore: “Il nostro NO al pre-accordo è innanzitutto un NO POLITICO, a difesa della professione medica ed è anche un NO TECNICO anche per la disapplicazione di norme contrattuali pregresse, di fatto più favorevoli rispetto a quelle introdotte e che certamente condizioneranno pesantemente il lavoro dei medici nei prossimi anni”.

 

Dopo 10 anni ed una lunga trattativa, iniziata con colpevole ritardo e protrattasi fra pause e sospensioni per quasi 18 mesi, il Contratto nazionale di lavoro dell’Area della dirigenza sanitaria è arrivato a conclusione (scarica il testo). Duole dirlo si è concluso con una spaccatura, che ha visto da una parte i firmatari della pre-intesa e dall’altra le OO.SS. aderenti al Patto per la Professione Medica (CIMO, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS Medici). 

La FESMED insieme alle altre OO.SS. aderenti al Patto ha partecipato a tutte le fasi della trattativa, impegnandosi fattivamente per ottenere dei miglioramenti alle proposte che ci venivano avanzate ed ottenendo anche dei risultati ma, nonostante questo, alla fine ha dovuto arrendersi all’evidenza e si è rifiutata di sottoscrivere un Contratto politico dove le Regioni hanno scritto le loro norme per la sanità e i rappresentanti dell’Emilia Romagna e del Veneto le hanno portate avanti con l’obiettivo di aprire una corsia preferenziale ad altre figure professionali sanitarie, rappresentate anche nella delegazione di parte datoriale, il tutto a danno dei medici.

In questi mesi si è costantemente parlato di carenza di medici, soprattutto delle specialità chirurgiche, di fuga dal SSN pubblico, di demotivazione, di giovani medici senza futuro in Italia, di investimenti in competenze sprecati, di necessità di riorganizzare l’accesso alla professione. Argomenti che il Contratto di lavoro dell’Area sanitaria ha voluto mettere sullo sfondo e concentrarsi su come fornire alle Regioni gli strumenti per erogare le stesse prestazioni con un minor numero di medici, sfruttandoli legalmente e non ultimo, riconoscendogli degli aumenti risibili dopo 10 anni di blocco salariale.

Emerge con chiarezza la penalizzazione della professione medica, in particolare di coloro che svolgono attività cliniche complesse ad elevata esposizione medico legale. Inoltre è palese la violazione sul diritto di difesa determinata dalla illegittimità delle procedure aziendali in tema di tutela medico-legale e assicurativa.

La FESMED non ha firmato il pre-accordo e insieme alle OO.SS. aderenti al Patto per la Professione Medica (CIMO, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS Medici) dichiarerà lo stato di agitazione dei propri iscritti e promuoverà delle assemblee nei presidi sanitari e ospedalieri per denunciare le modalità con cui è avvenuta la trattativa nazionale e i contenuti del nuovo contratto. 

Il nostro NO al pre-accordo è innanzitutto un NO POLITICO, a difesa della professione medica ed è anche un NO TECNICO anche per la disapplicazione di norme contrattuali pregresse, di fatto più favorevoli rispetto a quelle introdotte e che certamente condizioneranno pesantemente il lavoro dei medici nei prossimi anni.
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Giuseppe Ettore
Presidente FESMED

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