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Def 2021. Boom spesa sanitaria nel 2020-2021 ma dal 2022 il rapporto spesa/Pil inizia a calare

1 maggio - La tendenza è delineata nel Documento di economia e finanza approvato dal Parlamento. L’impennata maggiore c’è stata l’anno scorso con un’incidenza della spesa sanitaria sul Pil del 7,5% dovuta sia ai finanziamenti per l’emergenza Covid che al calo del Pil. Poi l'incidenza passerà al 7,3% nel 2021, al 6,7% nel 2022, al 6,6% nel 2023 fino al 6,3% nel 2024. Tutto questo al netto però degli investimenti del Recovery Fund che, ricordiamo, stanzia 20,2 miliardi per la sanità.

La pandemia ha avito importanti ripercussioni sul Ssn anche in termini di spesa. La fotografia l’ha scattata il Def 2021 appena approvato dal Parlamento con un’analisi della spesa a consuntivo del 2020, le previsioni per il 2021 e uno sguardo alle previsioni per il triennio 2022-2024. Da sottolineare che i calcoli compresi nel Def sono al netto degli investimenti contemplati nel Recovery Fund che, lo ricordiamo, per la sanità prevedono uno stanziamento complessivo di 20,2 miliardi di euro.
 
La spesa sanitaria nel 2020
Nel 2020 la spesa sanitaria è risultata pari a 123.474 milioni, con un tasso di incremento del 6,7 per cento rispetto al 2019.

Con riferimento alle singole componenti di spesa, il Def evidenzia quanto segue:
• la spesa per i redditi da lavoro dipendente è pari a 37.206 milioni, in aumento dell’1,4 per cento rispetto al 2019. Tale incremento tiene conto della presenza nel valore del 2019 degli arretrati per il rinnovo contrattuale della dirigenza sanitaria medica e non medica relativamente al triennio 2016-2018.
 
Al netto di questi oneri la crescita sarebbe stata più elevata di quasi 2 punti percentuali fondamentalmente per due ordini di motivi.
 
Il primo, nonché il più rilevante, riguarda le consistenti risorse previste normativamente nel 2020 per il personale sanitario impegnato a contrastare la pandemia da Covid-19, sia in termini di nuove assunzioni che di erogazione di prestazioni aggiuntive.
 
Il secondo concerne gli oneri connessi con il rinnovo contrattuale della dirigenza professionale, tecnica e amministrativa per il triennio 2016-2018, siglato il 18 dicembre 2020.
 
L’andamento storico della spesa per i redditi da lavoro dipendente è regolato dagli effetti derivanti dagli strumenti di governance del settore sanitario introdotti dagli Accordi Stato-Regioni intervenuti in materia, incentrati principalmente sui seguenti fattori:
- le politiche di razionalizzazione della spesa per il personale messe in atto autonomamente dalle regioni sulla base dei fabbisogni, anche tenendo conto di quanto previsto dalla normativa vigente in materia di personale del SSN;
- gli automatismi introdotti dalla legislazione vigente in materia di rideterminazione dei fondi per i contratti integrativi in relazione al personale dipendente cessato;

 
• la spesa per i consumi intermedi è pari a 39.734 milioni, in crescita rispetto al 2019 del 12,7 per cento. Tale incremento è attribuibile, in via minoritaria, alla dinamica della spesa per l'acquisto dei prodotti farmaceutici (+5,4%) per la quale è previsto un meccanismo automatico di ripiano nel caso di superamento di una data soglia (cosiddetto payback).
 
La quota più consistente dell’aumento è, invece, imputabile alla restante parte dei consumi intermedi (+16,3%), specie per le spese necessarie a contrastare l’emergenza sanitaria da Covid-19 sostenute, oltre che dagli ESL, anche dal Commissario di cui all’art. 122 del decreto legge n. 18/2020 e dalla Protezione civile.
 
Storicamente, la dinamica dei consumi intermedi riflette le vigenti misure di contenimento della spesa per acquisto di beni e servizi, fra le quali:
- lo sviluppo dei processi di centralizzazione degli acquisti anche tramite l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione da CONSIP e dai soggetti aggregatori operanti a livello regionale;
- la previsione legislativa di messa a disposizione in favore delle regioni, da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), dei prezzi di riferimento di un insieme di beni e servizi, quale strumento di programmazione e controllo della spesa;
- la fissazione, in ciascuna regione, di un tetto alla spesa per l’acquisto di dispositivi medici, pari al 4,4 per cento del fabbisogno sanitario regionale standard;

 
• la spesa per le prestazioni sociali in natura, corrispondenti a beni e servizi prodotti da produttori market, è pari a 41.611 milioni, in aumento rispetto al 2019 (+3%).
 
Con riferimento alle principali componenti dell’aggregato, si registra quanto segue:
- la spesa per l’assistenza farmaceutica convenzionata è pari a 7.311 milioni, con un decremento del 3,6% per cento rispetto al 2019. Tale risultato conferma la tendenza in riduzione registrata negli ultimi anni, a seguito delle misure di contenimento previste dalla legislazione vigente e, in particolare, della fissazione di un tetto di spesa75 nonché dell’attivazione del meccanismo automatico del pay-back in caso di superamento del medesimo tetto;
 
- la spesa per l’assistenza medico-generica è pari a 7.501 milioni, superiore al valore del 2019 (+12,7%), sia per l’imputazione nel 2020 dei costi, inclusivi di arretrati, relativi al rinnovo delle convenzioni per il 2018 sia per i maggiori oneri programmati per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ;
 
- la spesa per le altre prestazioni sociali in natura (ospedaliere, specialistiche, riabilitative, integrative e altra assistenza) acquistate da produttori market è pari a 26.799 milioni, in aumento del 2,4 per cento rispetto all’anno precedente. Tale incremento è giustificato fondamentalmente dall’inclusione delle spese per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 sostenute dal Commissario di cui all’art. 122 del decreto legge n. 18/2020 e dalla Protezione civile e, in via minoritaria, dall’onere, inclusivo di arretrati, connesso con il rinnovo delle convenzioni del 2018 per i professionisti della medicina ambulatoriale interna.
 
La dinamica storica di tale componente di spesa è soggetta, tra gli altri fattori:

− all’effetto delle disposizioni previste dalla normativa vigente sugli importi e sui volumi di acquisto di prestazioni per l’assistenza specialistica e ospedaliera , in particolare per quelle di alta specialità;
− alla progressiva attuazione delle reti di assistenza territoriale in corso di implementazione in diverse regioni;

 
• per le altre componenti di spesa, il livello registrato è pari a 4.923 milioni, con un incremento del 47 per cento rispetto al 2019. Una crescita così consistente è fondamentalmente giustificata dalla riduzione delle poste di sterilizzazione della spesa connesse con la produzione di servizi vendibili e le vendite residuali.
 

Previsioni
Le previsioni sono effettuate sulla base della legislazione vigente e del quadro macroeconomico elaborato per il periodo di riferimento . In particolare, esse scontano i costi derivanti dal rinnovo degli oneri retributivi del personale dipendente e convenzionato con il SSN relativamente al triennio 2019-2021 nonché gli eccezionali impegni economici necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del virus Covid-19.

Previsioni per l’anno 2021
La spesa sanitaria prevista per il 2021 è pari a 127.138 milioni, con un tasso di crescita del 3 per cento rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, la previsione evidenzia:
• per i redditi da lavoro dipendente un livello di spesa pari a 38.924 milioni. Tale quantificazione sconta in particolare le maggiori spese, preordinate a legislazione vigente, da destinare alla remunerazione del personale impegnato a fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Non
vengono considerati gli oneri relativi al rinnovo contrattuale per il triennio 2019-2021 in quanto imputati al 2022 per i non dirigenti e al 2023 per i dirigenti;
 
• per i consumi intermedi un livello di spesa pari a 42.265 milioni. La previsione mostra un incremento della spesa del 6,4 per cento rispetto al valore del 2020. L’aumento dipende, in via minoritaria, dalla componente dei prodotti farmaceutici, per la quale si stima una crescita del 3,3 per cento. La maggior parte della crescita è, invece, imputabile alle altre componenti dei consumi intermedi per le quali si riscontra un incremento del 7,7 per cento.
 
Un aumento così consistente è dovuto ai maggiori oneri previsti a normativa vigente per le straordinarie esigenze connesse con il virus Covid-19, specie con riferimento all’acquisto di farmaci e alla somministrazione dei vaccini da parte del Commissario di cui all’art. 122 del decreto legge n. 18/2020.
 
Il suddetto incremento è comunque calmierato da due ordini di motivi. Il primo riguarda la sterilizzazione nel 2021 delle spese sostenute nel 2020 dal Commissario di cui all’art. 122 del decreto legge n. 18/2020 e dalla Protezione civile, inclusi nelle stime di Contabilità nazionale.
 
Il secondo concerne un’ipotesi di contenimento nel 2021 dei costi legati al Covid-19 rispetto a quelli manifestatosi nel 2020, per via di una presunta minore pressione sulle strutture sanitarie;
 
• per le prestazioni sociali in natura corrispondenti a beni e servizi prodotti da produttori market un livello di spesa pari a 41.932 milioni.
 
Con riferimento alle singole componenti dell’aggregato:
- per l’assistenza farmaceutica convenzionata è prevista una spesa pari a 7.415 milioni la quale, benché sconti le misure di contenimento previste dalla normativa vigente , è prevista in leggera crescita dopo il calo registrato nel 2020, dovuto presumibilmente al minore ricorso alle farmacie in ragione delle restrizioni imposte per via del Covid-19;
 
- per l’assistenza medico-generica è prevista una spesa pari a 7.652 milioni, in virtù dei maggiori oneri, preordinati a legislazione vigente, per far fronte all’emergenza epidemiologica . L’incremento è comunque attenuato dalla presenza nel valore di Contabilità nazionale del 2020 degli arretrati per il rinnovo della convenzione del 2018 relativamente al triennio 2016-2018. Non sono attribuiti i costi relativi al rinnovo delle convenzioni per il triennio 2019-2021 in quanto ipotizzate essere sottoscritte nel 2023;
 
- per le altre prestazioni sociali in natura (ospedaliere, specialistiche, riabilitative, integrative ed altra assistenza) è prevista una spesa pari a
26.866 milioni. 
L’incremento registrato per tale componente di spesa risente della sterilizzazione dei costi sostenuti nel 2020 dal Commissario di cui all’art. 122 del decreto legge n. 18/2020 e dalla Protezione civile, inclusi nelle stime di Contabilità nazionale. Al netto di tale ultima revisione l’aumento nel 2021 risulta di gran lunga superiore, anche in considerazione dei potenziali effetti delle disposizioni programmate in materia;
 
• per le altre componenti di spesa è previsto un livello di spesa pari a 4.017 milioni. La consistente diminuzione di tale aggregato rispetto all’anno precedente è essenzialmente legittimata dall’ipotesi di crescita delle poste di sterilizzazione della spesa relative alla produzione di servizi vendibili e alle vendite residuali supponendo una potenziale ripresa dell’ordinaria attività assistenziale delle strutture sanitarie a seguito del contenimento dell’emergenza sanitaria.
 
Previsioni per l’anno 2022-24
Nel triennio 2022-2024, la spesa sanitaria è prevista decrescere ad un tasso medio annuo dello 0,7 per cento; nel medesimo arco temporale il PIL nominale crescerebbe in media del 4,2 per cento.
 
Conseguentemente, il rapporto fra la spesa sanitaria e PIL decresce e si attesta, alla fine dell’arco temporale considerato, ad un livello pari al 6,3 per cento.
 
L’altalenante andamento della spesa è dovuto al venir meno nel 2022 di buona parte dei costi programmati per contrastare l’emergenza sanitaria nonché agli effetti indotti dal rinnovo dei contratti e delle convenzioni del personale del SSN per il triennio 2019 2021, imputati al 2022 per i dipendenti non dirigenti e al 2023 per la restante parte dei lavoratori.
 
La previsione riflette anche:
• la dinamica dei diversi aggregati di spesa coerente con gli andamenti medi registrati negli ultimi anni;
• gli interventi di contenimento della spesa sanitaria già programmati a legislazione vigente.

 

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