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GIORNATA INTERNAZIONALE per la ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

(International Day for the Elimination of Violence against Women)

 

Nel 1993 le Nazioni Unite introdussero la violenza contro le donne nel contesto delle violazioni dei diritti umani. All'articolo  1 sono definiti come tali “tutti gli atti di violenza che causano o possono causare alle donne danno o sofferenze fisiche, sessuali e psicologiche comprese la minaccia di tali atti e la coercizione e la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica sia nella vita privata.”

ONU ed Unione Europea definiscono ”violenza di genere” la violenza che si annida nello squilibrio di relazione tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile su quello femminile.

Nel 1999 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza ed ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative a promuovere attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica.

Questa data è stata scelta in ricordo dell’assassinio avvenuto nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne che si opposero alla violenza della dittatura di Rafael Leonidas Trujillo (Repubblica Dominicana 1930-1961) e furono esse stesse vittime di violenza. Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre andavano dai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, torturate, massacrate a colpi di bastone ed infine furono gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Si tratta di un problema mondiale, i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e dell’ONU riportano che 1 donna su 4 ha sperimentato una violenza fisica o sessuale nel corso della sua vita, nella gran parte dei casi da un parente o convivente.

Si calcola che nel mondo almeno 750 milioni di ragazze sono state costrette al matrimonio prima di 18 anni e circa 200 milioni sono state sottoposte a mutilazioni dei genitali femminili (MGF).  

Nel mondo il 71% delle vittime di trafficanti di essere umani sono donne e 3 su 4 di queste sono sfruttate sessualmente.

 

Anche in Italia la situazione è drammatica.

I dati diffusi dalla Polizia di Stato riportano che in 82 per cento dei casi chi fa violenza su una donna ha le chiavi di casa. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali e culturali e a tutti i ceti economici. E nonostante i reati come il maltrattamento in famiglia sono in diminuzione, il numero delle vittime di sesso femminile è in aumento e le donne sono quasi sempre italiane come i loro autori. Tra le straniere a denunciare più di altre di aver subìto violenza sono le romene. Maltrattamenti, atti di stalking, violenze sessuali, percosse nel 60 per cento dei casi sono commessi dall'ex partner. 

Negli ultimi dieci anni l'atto di estrema violenza sulle donne, il femminicidio, è rimasto praticamente stabile ma è un dato che preoccupa a fronte del fatto che, nello stesso periodo, gli omicidi con vittime di sesso maschile sono diminuiti del 50 per cento. Nel 2019, il 34 per cento delle vittime di omicidio è donna e in sei casi su dieci l'assassino è il partner o l'ex partner. Le statistiche della Polizia di Stato evidenziano come cambia l'incidenza percentuale sulle vittime di femminicidio: straniere nel 67 per cento dei casi mentre per quel che riguarda le altre forme di violenza le vittime italiane sono 80 per cento. Una su due lascia figli piccoli e nel 18 per cento dei casi l'autore si toglie la vita.

 

Ogni giorno in Italia 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti. Vittime italiane in altissima percentuale (80,2 per cento dei casi) con carnefici italiani nel 74 per cento dei casi. Senza distinzione di latitudine, l'aumento di vittime di reato di sesso femminile è lo stesso in Piemonte come in Sicilia. Unico dato consolante del report la maggiore coscienza dei delitti subiti, una rinnovata propensione e fiducia nel denunciare: è aumentato, insomma, il numero di vittime che considerano gli atti violenti subiti un reato, forse anche per merito del codice rosso entrato in vigore ad agosto.


La donna vittima di violenza deve avere una voce che con altre voci deve diventare un coro per sconfiggere gli atti persecutori, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, le tratte di donne e bambine, la violenza economica, fisica, psicologica, sessuale.

Il percorso potrà essere lento e difficile, ma è possibile ed inevitabile.

E’ indispensabile una diffusa e capillare istruzione per consentire a tutti, donne e uomini, il raggiungimento di un livello culturale che permetta l’indipendenza economica e la consapevolezza dei propri diritti.

Solo attraverso la ricerca del confronto, della discussione e dell'ascolto reciproco è possibile raggiungere una vera parità fra tutte le persone, indipendentemente dal genere, dalle credenze religiose e dagli orientamenti sessuali.

 

 

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