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Pillola del giorno dopo. La Smic risponde al Corriere della Sera: “Contraccezione di emergenza è efficace e sicura”

11 febbraio - La Società medica italiana per la contraccezione interviene dopo il dataroom del Corriere della Sera: “Possibili equivoci che è meglio chiarire subito per evitare dubbi e paure da parte delle donne verso una categoria di farmaci assolutamente sicuri ed efficaci e che hanno contribuito a ridurre notevolmente il ricorso all’aborto”.

“Il dataroom del 5 febbraio scorso, curato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza e pubblicato sul Corriere della Sera, può dare adito a diversi equivoci: sia sull’efficacia che sulla sicurezza della contraccezione d’emergenza. Equivoci che è meglio chiarire subito per evitare dubbi e paure da parte delle donne verso una categoria di farmaci assolutamente sicuri ed efficaci e che hanno contribuito a ridurre notevolmente il ricorso all’aborto, come riconosciuto più volte dallo stesso Ministero della Salute”.
 
È quanto sottolinea Emilio Arisi, ginecologo e Presidente della Società medica italiana per la contraccezione (Smic).
 
“Le due giornaliste – spiega Arisi – affrontano il problema della pillola del giorno dopo, che sarebbe meglio definire ‘contraccezione di emergenza’ (CE), per sottolineare che andrebbe consigliata ed usata come strumento di emergenza/ di pronto soccorso e non in sostituzione della contraccezione stabile. Nel testo viene rilevato come negli ultimi tre anni ci sia stato in Italia un boom delle vendite, e ciò viene posto in relazione con il fatto che nel maggio 2015 l’AIFA abbia abolito l’obbligo di prescrizione per le donne maggiorenni, che pur persiste per le minorenni. L’obbligo di prescrizione non esiste peraltro in quasi nessun paese dell’Europa. In ogni caso le vendite in Italia sono proporzionalmente inferiori ad altri paesi con popolazione pressoché sovrapponibile alla nostra, come la Francia (un milione 600 confezioni), la Gran Bretagna (un milione 400 confezioni), ed inferiore ai paesi del Nord Europa o al Portogallo”.
 
“Viene anche accennato al meccanismo d’azione, che blocca l’ovulazione e la sposta di circa cinque giorni rendendo infecondabile l’ovocita, cosa ampiamente dimostrata ed accettata dalla maggioranza dei ricercatori che, a questo dosaggio una tantum, negano qualunque effetto sull’endometrio. Peraltro l’OMS asserisce chiaramente che i due contraccettivi di emergenza disponibili, il levonorgestrel e l’ulipristal acetato, non hanno effetti abortivi”, prosegue Arisi.
 
“Rispetto alla efficacia – aggiunge il presidente della Smic – va tenuto presente che in ogni caso la contraccezione di emergenza agisce con un tempismo che fa riferimento solo alla ovulazione, e come già detto la sposta, ma la può spostare solo se viene assunta durante la finestra fertile, cioè in un arco di tempo grosso modo di cinque giorni posti al centro del ciclo. Al di fuori di quei giorni l’effetto è assolutamente nullo, cioè la CE risulta inefficace. Peraltro ci sono anche dimostrazioni che la finestra fertile sia piuttosto oscillante. È per questo che per la donna è sicuramente difficile individuare esattamente il momento dell’ovulazione e quindi il momento della efficacia massima della pillola, e per gli studiosi affermare numeri assoluti di efficacia”.

“In quanto ai fenomeni collaterali non esiste farmaco che non ne abbia dall’aspirina agli antibiotici. Nel caso della CE sono modesti e di poco significato clinico, a maggior ragione se posti in relazione con l’obiettivo che si vuole ottenere con la contraccezione emergenza, cioè evitare una gravidanza non desiderata con tutti i suoi ben maggiori problemi medici e sociali”, rimarca Arisi.
“Resta il rilievo sui fenomeni collaterali possibili con la stessa molecola utilizzata per lungo periodo come trattamento di fibromi uterini, cosa tutt’affatto diversa per la stessa molecola utilizzata una tantum a scopo contraccettivo d’emergenza. Sono due entità cliniche difficilmente comparabili”, spiega poi il ginecologo.
 
“Infine il dataroom non accenna affatto ai vantaggi che la contraccezione di emergenza ha determinato sulla ridotta progressiva incidenza della interruzione volontaria di gravidanza in questi anni nel nostro paese, come peraltro affermato nelle annuali relazioni ministeriali sulla legge 194. E dimentica di affrontare gli indubbi vantaggi farmaco-economici per il sistema sanitario nazionale documentati da molti studi costo-efficacia effettuati in varie nazioni del mondo, dalla Francia alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti, alla Spagna ed all’Italia raffrontando i costi delle IVG risparmiate rispetto ai possibili costi della CE”, sottolinea ancora Arisi.
 
“Peraltro – conclude – un recentissimo lavoro raffronta l’andamento delle interruzioni di gravidanza in 12 nazioni europee prima e dopo l’abolizione dell’obbligo di ricetta evidenziando un aumento dell’utilizzo della CE, ma anche in modo significativo una riduzione delle interruzioni, specialmente nelle giovanissime, dopo il passaggio a non-ricetta”.

 

 

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