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Punti nascita in Calabria. I presidenti della Sigo e dell’Aogoi scrivono a Santelli e Cotticelli: “La situazione è critica, si intervenga con urgenza”

2 marzo - A otto mesi di distanza dal tragico episodio di cronaca avvenuto a Cetraro, culminato con la morte di una giovane donna subito dopo il parto, Antonio Chiàntera e Elsa Viora chiedono con urgenza l’adozione dei provvedimenti necessari alla messa in sicurezza della Rete dei Punti nascita a tutela delle donne e dei nascituri, ma anche di tutto il personale sanitario che opera con professionalità e dedizione.

“Egregio Commissario, in questi giorni, gli organi di stampa hanno riportato alla ribalta un tragico episodio di cronaca avvenuto nel giugno scorso nella località di Cetraro, culminato con la morte di una giovane donna subito dopo il parto, dando notizia della conclusione delle indagini preliminari ad opera della Procura di Paola. Senza voler entrare nel merito dell’inchiesta penale in corso, che, doverosamente, mira ad accertare se l’ospedale fosse dotato dei criteri essenziali richiesti e se il personale che ha assistito la donna abbia agito correttamente, nel rispetto delle procedure specifiche previste dai protocolli, ci preme rilevare che, a otto mesi di distanza, e nonostante l’estrema urgenza della questione, sollecitata da tutte le società scientifiche dell’area materno-infantile, non sia stato realizzato alcun provvedimento per la messa in sicurezza della Rete dei punti nascita della regione Calabria, atto a garantire la sicurezza e la migliore assistenza possibile alle donne e ai neonati”.
 
Questo l’incipit della lettera inviata nei giorni scorsi dai Presidenti della Sigo e della Aogoi Antonio Chiàntera e Elsa Viora al Presidente della Regione Calabria Jole Santelli e al Commissario Straordinario ad Acta per il Piano di Rientro Saverio Cotticelli.
 
I ginecologi ricordano come in Calabria “continui a perdurare una situazione di evidente criticità che interessa diversi Punti nascita della regione, dovuta alla carenza di risorse organizzative, umane e strumentali, necessarie per affrontare situazioni di emergenza che possono insorgere durante o nelle prime ore dopo il parto”.
 
“In occasione del tragico evento di Cetraro – prosegue la lettera – l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (Aogoi) e la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) avevano chiesto alle autorità sanitarie competenti di verificare l’adeguamento dei Punti nascita regionali agli standard previsti dalle “Linee Guida di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita”, adottate dalla Regione Calabria già nel 2012.
 
Ciò in ragione del fatto che il travaglio e il parto, anche quando nessun fattore di rischio è stato evidenziato durante la gravidanza, possono trasformarsi in situazioni di grave pericolo per la madre e per il feto, che impongono l’adozione di una serie di procedure standardizzate atte ad affrontare questo rischio. A tal fine, la normativa impone che i Punti nascita debbano essere adeguati sia dal punto di vista dell’organico – garantendo la presenza attiva, e non solo in reperibilità esterna, di una équipe professionalmente preparata di ostetriche, medici ginecologi, anestesisti, neonatologi –, sia delle risorse strumentali necessarie, nonché possedere l’adeguata esperienza sul campo, che può consolidarsi solo attraverso un congruo numero di parti.
 
Il diritto alla salute per le donne e i neonati deve essere tutelato assicurando la possibilità, in concreto e senza differenze di appartenenza geografica, di essere assistiti in Punti nascita rispondenti alla normativa. Per questo motivo, Aogoi e Sigo ritengono sia urgente e indispensabile attuare quanto la Regione Calabria aveva già definito fin dal 2011 circa la riorganizzazione dei Punti nascita, con una notevole riduzione degli stessi e ciò al fine di assicurare standard assistenziali corretti.
 
Si vuole ricordare che in data 21-03-2012 veniva emanato dalla Regione Calabria il D.P.G.R. n°28 avente per oggetto: Attuazione Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo ex DPGR n. 36/2011: Linee guida per la riorganizzazione del percorso nascita; Diario della gravidanza. Obiettivo: G.OI-S.04.Nella premessa di tale documento si esprimeva chiaramente che: “A tal fine occorre formalizzare una rete di strutture che gestisca: il percorso nascita dal suo inizio-l’assistenza al parto secondo livelli di appropriatezza nell’ambito della fisiologia o della patologia -l’assistenza territoriale integrata per la puerpera ed il neonato Il costrutto fondamentale della rete deve necessariamente riguardare l’assistenza integrata territorio-ospedale alla gravidanza/parto fisiologico, evento che costituisce numericamente la maggiore espressione.
 
La consapevolezza che tale evento, se subentra un rischio, può trasformarsi in una situazione anche di grave pericolo per la madre e per il feto, deve far costruire un insieme di procedure standardizzate atte ad affrontare tale rischio. “Per garantire le citate premesse il decreto si rifà a quanto previsto dal testo dell’Accordo Stato-Regioni del 16. Dic. 2010 concernente “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e della appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.
 
Con il DPGR n° 36/2011 la Regione Calabria ha recepito il citato accordo Stato-Regioni che fissa gli standard qualitativi ed organizzativi che i Punti nascita devono possedere. Da quanto sopra deriva che la Regione Calabria ha già un quadro legislativo e normativo sulla materia che, ad una analisi dei documenti, appare alle scriventi associazioni scientifiche consono ed adeguato.
 
Si chiede di verificare se quanto normato in proposito nel 2012 si sia tradotto in realtà operativa e, in caso ciò non si sia verificato, quali ne siano i motivi e le eventuali responsabilità. Ciò, in primis, a tutela delle donne e dei nascituri, ai quali vanno garantite qualità, sicurezza e appropriatezza degli interventi assistenziali durante il percorso nascita che culmina con il momento del parto, ma anche a tutela di tutto il personale sanitario che opera con professionalità e dedizione, in alcuni casi anche in situazioni di evidente carenza di organico, e che non può e non deve rispondere per altrui omissioni amministrative, politiche e gestionali.
 
Auspichiamo – concludono Chiàntera e Viora – che l’episodio di Cetraro non resti un presunto caso di malasanità calabrese, ma diventi motivo di riflessione profonda per le istituzioni sanitarie regionali, affinché vengano messe in atto tutte le misure necessarie a evitare che in futuro si verifichino altre drammatiche vicende come questa”.

 

 

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