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Sangue cordone ombelicale. Cnt e Cns: “Le potenzialità terapeutiche sono solo quelle sostenute dalle evidenze scientifiche”

7 ottobre - L’uso delle cellule staminali cordonali per il trapianto da donatore diverso dallo stesso paziente (trapianto allogenico) costituisce una strategia terapeutica consolidata dai risultati di numerosi e solidi studi clinici, condotti a livello nazionale ed internazionale. Non altrettanto numerosi e solidi sono gli studi che utilizzano il sangue del cordone ombelicale per uso autologo, per il quale è disponibile in letteratura una casistica ancora limitata, studi clinici sperimentali, e risultati ancora preliminari e non conclusivi.

Il sangue del cordone ombelicale, in assoluta analogia con il sangue periferico e il sangue midollare, è fonte di cellule staminali emopoietiche e può essere raccolto al momento del parto previo consenso informato della coppia, che decide di donarlo in modo volontario e solidaristico. Per queste sue caratteristiche, dalla fine degli anni 80’, il sangue del cordone ombelicale ha rappresentato una valida fonte alternativa di cellule staminali per molti pazienti bisognosi di trapianto ma privi di donatori compatibili nell’ambito della famiglia o nei registri mondiali di donatori volontari adulti.
 
È stato proprio grazie alla creazione delle banche che raccolgono il sangue del cordone donato, presso le quali sono oggi conservate più di 700mila unità di sangue cordonale donate a scopo solidaristico, sono stati effettuati oltre 40mila trapianti di cellule staminali da questa sorgente biologica.
 
In Italia questa alternativa terapeutica è equamente accessibile per tutti i pazienti attraverso il Ssn, che con la rete nazionale delle Banche di sangue cordonale, ha dato il suo contributo all’inventario mondiale dei cordoni ombelicali per il trapianto di pazienti pediatrici ed adulti, affetti da patologie per le quali il trapianto ematopoietico costituisce, ad oggi, terapia di elezione. Da questo inventario mondiale, accessibile in Italia attraverso il Registro nazionale dei donatori volontari di midollo osseo (IBMDR), i pazienti italiani e stranieri hanno potuto ricevere la cura per numerose malattie ematologiche e non ematologiche.
 
L’uso delle cellule staminali cordonali per il trapianto da donatore diverso dallo stesso paziente (trapianto allogenico) costituisce una strategia terapeutica consolidata dai risultati di numerosi e solidi studi clinici, condotti a livello nazionale ed internazionale. Non altrettanto numerosi e solidi sono gli studi che utilizzano il sangue del cordone ombelicale per uso autologo, per il quale è disponibile in letteratura una casistica ancora limitata, studi clinici sperimentali, e risultati ancora preliminari e non conclusivi.
 
Il Ssn offre a tutti i cittadini italiani anche la possibilità di raccogliere e conservare il sangue del cordone ombelicale per finalità dedicate, cioè nel caso in cui ci sia un paziente potenzialmente curabile nell’ambito della famiglia e il cordone ombelicale del nascituro costituisca una consolidata opzione terapeutica dimostrata dalle evidenze scientifiche, oppure nel caso in cui lo stesso nascituro abbia l’elevato rischio di sviluppare una malattia, per la quale il sangue del cordone ombelicale possa avere potenzialità di cura, sebbene non ancora completamente dimostrata, nell’ambito di protocolli clinici scientificamente condotti.
 
Ancora, il Ssn offre, equamente, a tutti i cittadini, una possibilità di cura e, nello stesso tempo, sostiene la ricerca clinica volta a raccogliere evidenze consolidate. È bene ricordare che la conservazione del sangue cordonale nelle banche pubbliche avviene solo se il campione risponde a specifici criteri di idoneità a tutela del ricevente. Proprio per questo, non tutte le donazioni vanno a buon fine e solo il 7% circa delle unità raccolte risulta valido per la conservazione e un possibile utilizzo a scopo di trapianto. Ad ogni modo, le unità di sangue cordonale giudicate non idonee possono essere recuperate per la preparazione di plasma ricco di piastrine per la produzione di collirio o di gel per utilizzi alternativi rispetto al trapianto.
 
In Italia la normativa vieta la presenza, sul territorio nazionale di banche per la conservazione del sangue cordonale per uso personale, ma consente alle coppie, a fronte di una corretta informazione da parte delle direzioni delle strutture ospedaliere, come raccomandato dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 2012 sulla donazione volontaria di tessuti e cellule, la raccolta e la conservazione ad uso "privato" in banche estere, lasciando, quindi, ai propri cittadini la libertà di scelta.
 
Il Ssn garantisce a tutti l’accesso a prestazioni terapeutiche appropriate sulla base di consolidate evidenze scientifiche. Il Ssn, tuttavia, consente la conservazione autologa del sangue di cordone ombelicale nell’ambito di protocolli di ricerca, come ad esempio, nell’ambito di un studi clinici sperimentali, che prevedono l’impiego del sangue di cordonale autologo nelle patologie correlate con lo stress ossidativo cerebrale neonatale (cerebral palsy).
 
L’uso del sangue cordonale autologo quale fonte di cellule staminali è, al contrario, controindicato in tutte quelle patologie dove la causa è riconducibile ad una alterazione già presente alla nascita del neonato, anche se questa non è ancora evidente. Questo vale per le malattie ematologiche neoplastiche e genetiche. In questi casi gli specialisti utilizzano cellule staminali emopoietiche proveniente da una fonte diversa, allogenica.
 
Altri ambiti di impiego delle cellule staminali sono quelli della così detta “medicina rigenerativa”. Diversi studi hanno infatti dimostrato la capacità di tali cellule, dopo manipolazioni più o meno estensive, di ricostruire/ rigenerare tessuti malati o danneggiati. Tale potenzialità è mantenuta dalle cellule staminali nel corso di tutta la vita, dalla nascita all’età adulta, e questo ha fatto sviluppare protocolli terapeutici che utilizzano le cellule staminali del sangue periferico e del midollo degli stessi pazienti, preferendone l’impiego a quelle del sangue di cordone ombelicale.
 
Da molti anni i ricercatori incoraggiano la donazione allogenica solidaristica, volontaria, gratuita, anonima e consapevole, per il suo alto valore sociale ed etico e per il fatto che rappresenta una risorsa insostituibile per il Ssn, aumentando la possibilità che tutti i cittadini assistiti abbiano pari opportunità di accesso a trattamenti consolidati e salvavita.
 
Massimo Cardillo
Direttore Generale Cnt
 
Giancarlo Maria Liumbruno
Direttore Generale del Cns
 
Letizia Lombardini
Responsabile dell’area tessuti e cellule Cnt
 
Simonetta Pupella
Responsabile Area Medica Cns

 

 

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