30 gennaio – Oxford resta al vertice per il decimo anno consecutivo al primo posto mondiale nel Times Higher Education World University Rankings by Subject 2026 per Medicina e Scienze della salute. Il quadro internazionale e le posizioni delle università italiane.
L’Università di Oxford si conferma per il decimo anno consecutivo al primo posto mondiale nel Times Higher Education World University Rankings by Subject 2026 per Medicina e Scienze della salute. La classifica, che valuta 1.230 università di 102 Paesi, prende in considerazione medicina, odontoiatria, infermieristica e discipline sanitarie affini, attraverso 18 indicatori che misurano qualità della didattica, ambiente di ricerca, impatto scientifico, internazionalizzazione e rapporti con l’industria.
Subito dietro Oxford si collocano l’Università di Cambridge e Harvard University, mentre la top ten è dominata da atenei anglosassoni e nordamericani: Imperial College London, Johns Hopkins University e Stanford University condividono le posizioni immediatamente successive, seguite da Yale, University College London, University of Toronto e University of California Berkeley, che entra quest’anno tra le prime dieci.
Il ranking 2026 conferma il forte peso dei grandi centri accademici integrati con sistemi ospedalieri di eccellenza e con un’elevata capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca biomedica. Accanto a Stati Uniti e Regno Unito, emergono con sempre maggiore forza anche realtà europee e asiatiche come il Karolinska Institute in Svezia, la National University of Singapore e alcuni atenei cinesi e australiani.
Le migliori università internazionali per Medicina e Scienze della salute (Top 10)
- University of Oxford (Regno Unito)
- University of Cambridge (Regno Unito)
- Harvard University (Stati Uniti)
- Imperial College London (Regno Unito)
- Johns Hopkins University (Stati Uniti)
- Stanford University (Stati Uniti)
- Yale University (Stati Uniti)
- University College London – UCL (Regno Unito)
- University of Toronto (Canada)
- University of California, Berkeley (Stati Uniti)
Il posizionamento delle università italiane
Nel contesto globale, l’Italia mantiene una presenza ampia ma concentrata soprattutto nelle fasce intermedie della classifica. L’unico ateneo italiano a entrare nella top 100 mondiale è l’Università di Bologna, che si colloca al 95° posto, confermandosi la prima in Italia per Medicina e Scienze della salute.
Seguono alcuni atenei che si posizionano tra la fascia 126-175, mentre la maggior parte delle università italiane rientra tra le posizioni 176-300, segno di una buona diffusione della qualità formativa e della ricerca clinica, ma anche di una difficoltà strutturale a competere con i grandi hub internazionali per risorse e investimenti.
Università italiane nel ranking
- Università di Bologna – 95ª
- Università degli Studi di Milano – 126-150
- Università Vita-Salute San Raffaele – 126-150
- Università Humanitas – 151-175
- Università Cattolica del Sacro Cuore – 151-175
- Università di Padova – 151-175
- Sapienza Università di Roma – 176-200
- Università degli Studi di Brescia – 201-250
- Università di Milano-Bicocca – 201-250
- Università di Napoli Federico II – 201-250
- Università di Pavia – 201-250
- Università di Roma Tor Vergata – 201-250
- Università di Verona – 201-250
- Università di Catania – 251-300
- Università di Firenze – 251-300
- Università di Genova – 251-300
- Università di Pisa – 251-300
- Università di Torino – 251-300
Altri atenei italiani risultano collocati nelle fasce successive (301-400 e oltre), a testimonianza di una presenza capillare del sistema universitario nazionale nell’ambito della formazione medica e sanitaria.
Un sistema diffuso ma con margini di crescita
Il quadro che emerge dal ranking THE 2026 restituisce l’immagine di un sistema italiano solido sul piano della formazione e della ricerca clinica, ma ancora penalizzato dalla frammentazione delle risorse e da un minor livello di internazionalizzazione rispetto ai grandi competitor globali. Un rafforzamento dei policlinici universitari, maggiori investimenti strutturali e una più stretta integrazione tra università, ricerca e Servizio sanitario nazionale restano leve decisive per migliorare il posizionamento internazionale degli atenei italiani nel campo della medicina.