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Esposizione prenatale a inquinanti atmosferici e sviluppo cognitivo valutato tramite eye-tracking

6 febbraio – Uno studio pubblicato su Environmental Pollution mostra che l’esposizione prenatale a diversi inquinanti atmosferici è associata a peggiori prestazioni cognitive nei primi mesi di vita. L’uso dell’eye-tracking emerge come strumento oggettivo e non invasivo per individuare precocemente l’impatto dell’inquinamento sullo sviluppo cerebrale del neonato.

La fase della gravidanza è una finestra di vulnerabilità per l’impatto dell’inquinamento atmosferico sul cervello in via di sviluppo e la valutazione attraverso l’eye-tracking è uno strumento oggettivo e non invasivo per rilevare precocemente tale impatto.
Lo mostra, su Environmental Pollution, un team spagnolo guidato da Carmen Peuters, dell’ISGlobal di Barcellona.
Secondo gli autori, sebbene la vita prenatale sia un periodo critico per lo sviluppo cerebrale, pochi studi si sono concentrati sull’esposizione prenatale all’inquinamento atmosferico in relazione alle capacità cognitive del neonato, e la maggior parte si è basata sulla valutazione degli outcome riferita dai caregiver.

I ricercatori hanno esaminato l’associazione tra esposizione prenatale all’inquinamento atmosferico e misurazione oggettiva dello sviluppo cognitivo del neonato utilizzando strumenti di eye-tracking.
Lo studio si è basato sui dati di un sottoinsieme di 168 coppie madre-bambino coinvolte nella Barcelona Life Study Cohort (BiSC), Spagna (2018-2023). Durante la gravidanza, è stata valutata l’esposizione totale a biossido di azoto (NO2), black carbon (BC), particolato (PM2.5) e contenuto di rame (Cu) e ferro (Fe) nel PM2.5. Le prestazioni cognitive sono state valutate a 6 mesi (n = 156) e 18 mesi (n = 62) attraverso una tecnica di eye-tracking che misurava la memoria a breve termine nel riconoscimento dei volti.

I risultati hanno evidenziato prestazioni cognitive peggiori tra i bambini con maggiore esposizione all’inquinamento atmosferico: per ogni aumento dell’intervallo interquartile di NO2, BC, PM2.5, Cu e Fe, la performance è diminuita rispettivamente di -2,0 (IC al 95%: 4,7, 0,6), -2,5 (-4,6, -0,5), -3,9 (-7,0, -0,9), -2,1 (-4,0, -0,3) e -1,4 (-3,2, 0,3).
Inoltre, sono stati suggeriti collegamenti potenzialmente più forti nei ragazzi rispetto alle ragazze. Infine, l’associazione più forte è stata registrata con il BC, il PM2.5 e il rame.

Environmental Pollution (2026) – doi: 10.1016/j.envpol.2025.127496