13 marzo – Il documento, datato novembre 2025, definisce un sistema articolato di azioni preventive su tre livelli: strategico, gestionale e operativo. Previste misure strutturali, tecnologiche e formative. Confermato l’obbligo di segnalazione al sistema Simes per gli eventi sentinella. LA RACCOMANDAZIONE, LA RELAZIONE
Diciotto mila aggressioni nel 2024, con circa 22mila operatori coinvolti e un incremento delle segnalazioni del 15% rispetto all’anno precedente. Sono i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-sanitarie (Onspes) che fanno da cornice alla nuova Raccomandazione n. 8 del Ministero della Salute, pubblicata a novembre 2025, dedicata alla prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e sociosanitario.
Il documento – elaborato dalla Direzione generale della Programmazione sanitaria con il contributo di società scientifiche, ordini professionali e referenti regionali – aggiorna e amplia la versione precedente della stessa Raccomandazione, incorporando le modifiche normative intervenute negli ultimi anni, a partire dal decreto legislativo 137/2024, e un’ampia revisione della letteratura scientifica internazionale sul tema.
Il quadro epidemiologico
I numeri dell’Onseps pur con la cautela metodologica che si impone per i sistemi di segnalazione volontaria, delineano un fenomeno strutturale e in crescita. Le donne risultano più frequentemente vittime di violenza, rappresentando il 60% delle segnalazioni, mentre la categoria professionale più colpita è quella infermieristica, con oltre il 55% degli episodi rilevati.
I dati Inail, d’altro canto, registrano per il 2022 oltre 1.600 eventi di aggressione, in aumento rispetto al biennio 2020-2021, anni in cui l’accesso alle strutture era stato fortemente limitato dalla pandemia. Secondo l’Oms, tra il 60 e il 90% degli episodi di violenza è riconducibile a pazienti o loro familiari.
Il documento sottolinea un punto metodologico importante: un numero più elevato di segnalazioni non corrisponde necessariamente a una maggiore incidenza del fenomeno, ma può riflettere semplicemente una più matura cultura della segnalazione. Un’osservazione rilevante, che invita a leggere i dati con equilibrio senza però sottovalutarne il peso.
Le aree a più alto rischio restano i servizi di emergenza-urgenza, le strutture psichiatriche, i luoghi di attesa, i servizi di geriatria e quelli di continuità assistenziale. Tra i fattori scatenanti più ricorrenti figurano i tempi d’attesa, il lavoro in solitudine, la presenza di utenti con disturbi psichiatrici o in stati alterati da alcol e sostanze, e la carenza di personale in momenti critici.
Il quadro normativo
La Raccomandazione si inserisce in un panorama normativo che negli ultimi anni si è progressivamente consolidato. La legge 113/2020 ha istituito l’Onseps e introdotto specifiche misure di sicurezza per le strutture sanitarie, incluso l’obbligo di protocolli operativi con le forze di polizia. Il decreto-legge 34/2023, poi convertito in legge, ha inasprito il regime sanzionatorio per le lesioni personali a operatori sanitari, prevedendo la reclusione da due a cinque anni. Il decreto legislativo 137/2024 ha ulteriormente rafforzato il quadro, introducendo l’arresto obbligatorio in flagranza – anche nella forma differita, sulla base di documentazione video-fotografica – e la fattispecie di danneggiamento di beni destinati al servizio sanitario, punita con la reclusione da uno a cinque anni.
Punto qualificante dell’impianto normativo vigente è la procedibilità d’ufficio per le lesioni a personale sanitario: la magistratura può procedere indipendentemente dalla denuncia della vittima.
Le azioni previste: tre livelli di intervento
Il cuore operativo della Raccomandazione è rappresentato da un sistema di azioni articolato su tre indirizzi – strategico, gestionale e operativo – che coinvolge le strutture sanitarie in quanto tali, ma anche singoli operatori, gruppi di lavoro interni e la dirigenza aziendale.
Sul piano strutturale e tecnologico, il documento raccomanda l’installazione di impianti di videosorveglianza h24, dispositivi antipanico e sistemi di allerta, metal detector nelle aree a rischio elevato, sistemi di geolocalizzazione dei mezzi di soccorso. Particolare attenzione è dedicata agli ambienti fisici: sale d’attesa confortevoli, illuminazione adeguata, arredi privi di oggetti potenzialmente pericolosi, serrature per le stanze di visita.
Sul piano organizzativo, le misure includono la regolamentazione degli accessi, la costituzione di team addestrati alla gestione delle crisi, l’obbligo per i servizi di reperibilità notturna di operare in coppia nelle situazioni ad alto rischio, la predisposizione di procedure di sicurezza per le visite domiciliari e per il lavoro in contesti isolati.
Ogni struttura sanitaria è tenuta a istituire un Gruppo di lavoro multidisciplinare – con Risk Manager, Medico competente, Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, referenti delle direzioni sanitarie e delle professioni sanitarie – chiamato a elaborare un programma annuale di prevenzione, gestire il registro degli episodi di violenza e coordinare le attività formative.
Formazione e supporto psicologico
La Raccomandazione dedica ampio spazio alla formazione degli operatori, sottolineando come il concetto di “precauzioni universali della violenza” – ovvero la consapevolezza che molti episodi possono essere prevenuti o mitigati – debba diventare patrimonio condiviso di tutto il personale sanitario, compresi gli addetti ai servizi amministrativi, di pulizia e vigilanza.
Tra gli strumenti operativi descritti, particolare rilievo assumono le tecniche di de-escalation, illustrate in un allegato specifico al documento. L’approccio – che si articola nel controllo di sé, nella gestione della postura e della prossemica, e nel cosiddetto “Talk Down” verbale – è presentato come la risposta di prima linea a potenziali situazioni di crisi, da applicare nelle fasi iniziali dell’escalation, prima che si raggiunga la soglia del gesto fisico.
Il documento riconosce inoltre esplicitamente il tema della salute mentale degli operatori vittime di violenza. La presa in carico psicologica tempestiva è indicata non solo come misura di tutela individuale, ma come fattore protettivo per la qualità dell’assistenza, la riduzione degli errori clinici e il contrasto al burnout, fenomeno che la letteratura internazionale associa a un aumento del rischio di aggressione.
Implementazione e monitoraggio
La Raccomandazione prevede che la Direzione aziendale garantisca la diffusione del documento a tutto il personale e ne monitori l’attuazione. Le strutture che scelgano di non adottarla sono tenute a predisporre una procedura alternativa equivalente, da rendere pubblica sul proprio sito aziendale. Gli eventi sentinella – definiti come “Morte o grave danno in seguito a violenza su operatore” – devono essere segnalati al sistema SIMES del Ministero della Salute.
Il documento si chiude con un impegno alla revisione periodica, in funzione delle evidenze emergenti dalla sua applicazione nella pratica clinica.