15 maggio – Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 è ancora senza Cabina di Regia. Il Coordinamento generale delle Reti Oncologiche versa in una situazione di stallo, con conseguenze su diseguaglianze e liste d’attesa. De Lorenzo: “Inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni”. IL RAPPORTO
In Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore, che presentano nuovi bisogni clinici, riabilitativi, sociali e lavorativi. Ma vi è il rischio concreto che diritti conquistati in anni di battaglie civili restino sulla carta a causa di ritardi procedurali, rimpalli di competenze e mancanza di decreti attuativi.
La denuncia è contenuta nel 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato a Roma, nell’ambito della XXI Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dalle centinaia di associazioni federate.
Il caso del Piano Oncologico nazionale
È emblematico il caso del Piano Oncologico Nazionale (PON) 2023-2027: nonostante le ripetute sollecitazioni, la mancata operatività della Cabina di Regia nazionale ha paralizzato finora le funzioni di monitoraggio e controllo previste dal documento. A un anno dalla scadenza, l’assenza di questa “cinghia di trasmissione” ha impedito di attuare l’indirizzo strategico del Piano e di monitorarne gli esiti, rendendo impossibile verificare l’effettiva allocazione delle risorse finanziarie destinate all’oncologia. Analogamente, il Coordinamento generale delle Reti Oncologiche (CRO) versa in una preoccupante situazione di stallo. Nonostante la prima delibera approvata nel 2024, l’organismo non è ancora attivo: il Ministero della Salute si trova così nell’impossibilità di conoscere lo stato reale delle Reti e di intervenire con incentivi o correttivi sulle carenze locali e la diffusione delle best practice. Questa paralisi aggrava le già profonde divergenze tra le Regioni, facendo venir meno l’unico vero obiettivo di sistema: l’abbattimento delle disuguaglianze e la riduzione delle liste d’attesa. Persino il fondamentale principio della partecipazione delle associazioni di pazienti alle funzioni strategiche del Servizio Sanitario Nazionale, consacrato dalla Legge di Bilancio 2025, rischia di naufragare nell’assenza dei necessari decreti attuativi. “Questa sequela di opere incompiute non rappresenta un semplice intoppo tecnico, ma un ostacolo materiale che impedisce ai pazienti di beneficiare di una tutela effettiva”, sottolinea la Federazione.
De Lorenzo: “La burocrazia finisce per svuotare di significato i principi sanciti dalle leggi”
“Il contrasto tra la visione politica e l’inerzia burocratica emerge con chiarezza analizzando alcuni nodi cruciali che, nonostante i provvedimenti formali, sono ancora irrisolti – afferma Francesco De Lorenzo, presidente FAVO -. Senza la Cabina di Regia nazionale, il PON resta un documento programmatico privo di gambe, incapace di incidere sui percorsi di cura e di garantire l’uniformità dei livelli assistenziali su tutto il territorio nazionale. Dall’altro lato, la mancata attivazione del Coordinamento generale delle Reti Oncologiche svuota di senso l’Accordo Stato-Regioni del 2019, impedendo quel consolidamento uniforme delle reti su tutto il territorio che è l’architrave della sanità oncologica moderna. È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni, trasformando diritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta e in attese estenuanti. La burocrazia, spesso autoreferenziale e lenta, finisce per svuotare di significato i principi sanciti dalle leggi”.
Diseguaglianze regionali nella partecipazione delle associazioni nelle Reti oncologiche
Un altro esempio è costituito dall’Accordo della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre 2025, che ha approvato il documento “Requisiti per la partecipazione degli enti del non profit attivi in ambito oncologico alle attività delle reti oncologiche regionali”. “Il coinvolgimento reale dei rappresentanti delle associazioni dei pazienti nelle Reti non costituisce un privilegio né una concessione, ma un vero e proprio atto di democrazia sanitaria – continua De Lorenzo -. La competenza esperienziale dei pazienti, che nessun professionista può sostituire, deve entrare a pieno titolo nei PDTA, i Percorsi Diagnostici Terapeutici-Assistenziali, contribuendo alla loro progettazione, revisione e valutazione. Nonostante il quadro normativo sia chiaro, la partecipazione dei pazienti nei PDTA oncologici presenta ancora una forte variabilità regionale”.