22 maggio – La decisione arriva dopo la conferma di casi transfrontalieri e l’aumento delle segnalazioni sospette nell’area orientale del Congo, in un contesto già aggravato da instabilità, crisi umanitaria e forte mobilità della popolazione. L’Oms: “Rischio elevato di ulteriore diffusione regionale”.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lo scorso 18 maggio l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per il focolaio di Ebola causato dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda.
Una decisione arrivata dopo la conferma di casi transfrontalieri e l’aumento delle segnalazioni sospette nell’area orientale del Congo, in un contesto già aggravato da instabilità, crisi umanitaria e forte mobilità della popolazione.
L’Oms ha tuttavia precisato che, pur trattandosi di una Public Health Emergency of International Concern (PHEIC), l’evento non soddisfa i criteri per essere classificato come emergenza pandemica ai sensi del Regolamento sanitario internazionale.
I timori dell’Oms
A preoccupare l’Organizzazione mondiale della sanità sono stati soprattutto i segnali di una possibile circolazione più ampia del virus rispetto ai casi ufficialmente rilevati. L’elevato numero di campioni positivi nei primi test effettuati, la presenza di cluster di decessi nella comunità e la comparsa di casi in grandi centri urbani fanno ritenere plausibile una diffusione regionale più estesa.
Oltre ad almeno quattro decessi tra operatori sanitari in un contesto compatibile con febbre emorragica virale, elemento che alimenta il timore di trasmissioni correlate all’assistenza sanitaria e di carenze nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Tedros: “Situazione preoccupante”
Nell’ultimo aggiornamento su X del 22 maggio il Direttore generale dell’Oms TedrosAdhanom Ghebreyesus, ha confermato 82 casi, con 7 decessi accertati. Ma, ha scritto, “sappiamo che l’epidemia nella Rdc è molto più estesa. Attualmente si contano quasi 750 casi sospetti e 177 decessi sospetti. Questi numeri sono in continua evoluzione grazie al miglioramento delle attività di sorveglianza e dei test di laboratorio, ma la violenza e l’insicurezza stanno ostacolando la risposta”.
Per questo ha definito la situazione dell’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) “profondamente preoccupante”.
Nessun vaccino specifico disponibile
Un ulteriore elemento critico riguarda l’assenza di vaccini o terapie specifiche approvate contro il virus Bundibugyo. A differenza del ceppo Ebola-Zaire, per questa variante non esistono infatti strumenti terapeutici autorizzati. Secondo l’Oms, la combinazione tra elevata mobilità della popolazione, insicurezza persistente nell’area, crisi umanitaria e diffusione del focolaio in contesti urbani e semiurbani aumenta significativamente il rischio di propagazione internazionale.
I Paesi confinanti con la Repubblica Democratica del Congo vengono considerati quindi ad alto rischio proprio per i frequenti collegamenti commerciali e gli spostamenti transfrontalieri. La stessa Oms richiama quanto avvenuto durante la grande epidemia di Ebola del 2018-2019 nelle province del Nord Kivu e dell’Ituri.
Il rischio per l’Europa rimane molto basso, nonostante l’intensificarsi dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo
Il rischio per la popolazione generale in Europa derivante dall’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda rimane molto basso”.
È quanto ha affermato l’Ecdc in una nuova valutazione, sottolineando al contempo che i paesi dell’Ue/See dovrebbero rafforzare la propria preparazione man mano che la situazione continua a evolversi e anche si consolidare le proprie capacità e risposta, tra cui l’isolamento e la gestione dei casi sospetti e confermati, il tracciamento dei contatti, la capacità di effettuare test e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Lo screening in uscita dai paesi colpiti dall’epidemia, identificando i viaggiatori sintomatici e impedendo loro di viaggiare, è sicuramente fondamentale per ridurre il rischio, sottolinea l’Ecdc. Tuttavia poiché ciò non consente di prevenire completamente nuovi casi, dato che l’insorgenza della malattia può verificarsi anche dopo l’arrivo a destinazione, è importante che i viaggiatori di ritorno dalle aree colpite siano informati sulla malattia e si rivolgano tempestivamente a un medico in caso di comparsa di sintomi, informando inoltre il proprio medico curante sulla storia dei viaggi effettuati e sulla potenziale esposizione al virus.
Sebbene permangano incertezze sull’entità della trasmissione, l’Ecdc valuta come bassa la probabilità di infezione per chiunque provenga dall’Unione Europea o dallo Spazio Economico Europeo e viva o viaggi nelle aree colpite, a condizione che segua le misure precauzionali raccomandate elencate nella valutazione.
L’Ecdc ricorda che la trasmissione richiede il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di persone o animali infetti, vivi o morti. Anche la probabilità di trasmissione all’interno dell’Ue/See è considerata molto bassa, poiché è probabile che i casi importati vengano rapidamente identificati e isolati e che vengano immediatamente attuate le opportune misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Per il momento, si consiglia quindi ai paesi dell’Ue/See di rafforzare le proprie capacità di preparazione e risposta, tra cui l’isolamento e la gestione dei casi sospetti e confermati, il tracciamento dei contatti, la capacità di effettuare test e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.