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Liste d’attesa. I tempi migliorano nel 2026 ma ancora 2 milioni di visite ed esami in ritardo. Più criticità nelle urgenze e forti divari regionali

29 maggio – Nel primo quadrimestre 2026 migliorano i tempi di attesa: prime visite al 78,7% ed esami diagnostici all’84,7% di rispetto delle soglie. Ma tra gennaio e aprile restano fuori tempo 1,3 milioni di visite e 700 mila esami. Tempi peggiori per le urgenze e grosse variabilità regionali. Arriva l’aggiornamento della Piattaforma Agenas. 

Le liste d’attesa migliorano, ma il problema resta lontano dall’essere risolto. Tra gennaio e aprile 2026, sui circa 1 0milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, 1,3 milioni di prime visite e 700 mila esami diagnostici sono rimasti fuori dai tempi di garanzia.
Questa l’istantanea scattata dal nuovo Cruscotto 2.0 di Agenas che mostra anche un altro elemento decisivo per leggere correttamente gli andamenti regionali: alcune Regioni che ottengono risultati molto alti nel rispetto dei tempi hanno una quota enorme di prescrizioni in classe P, quella programmata, con soglia a 120 giorni. Un dato che impone prudenza: rispettare i tempi è più facile se la maggior parte delle prestazioni viene collocata nella priorità meno urgente.
La Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, istituita con il decreto legge 73 del 2024 e collocata presso Agenas, entra in una nuova fase. Con la pubblicazione del Cruscotto 2.0, per la prima volta vengono resi disponibili dati regionali e non solo aggregati a livello nazionale, con la possibilità di leggere l’andamento per anno, Regione, singola prestazione e classe di priorità.

La base informativa è ampia: tra gennaio 2025 e aprile 2026 la Piattaforma ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni, relative a tutte le strutture pubbliche e private accreditate. Di queste, circa 32 milioni riguardano prime visite specialistiche e circa 33 milioni prestazioni diagnostiche. Ma dentro questa mole di attività resta ancora una quota molto consistente di prestazioni fuori tempo anche se da Agenas dicono che va tenuto conto anche di quelle prestazioni garantite molto vicino alla soglia prevista.

Il quadro nazionale mostra comunque una tendenza al miglioramento. Nel primo quadrimestre 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, la percentuale di rispetto dei tempi passa dal 76,1% al 78,7% per le prime visite e dall’83,0% all’84,7% per gli esami diagnostici. Il miglioramento riguarda tutte le classi di priorità, ma risulta più marcato per le prestazioni urgenti, da garantire entro 3 giorni, e per quelle in classe B, da erogare entro 10 giorni.
Per le prime visite, le prestazioni urgenti salgono dal 76,9% all’80,6% di rispetto dei tempi; quelle in classe B dal 76,8% all’80,2%; le differite entro 30 giorni dal 69,4% al 73,2%. Resta stabile la classe P, programmata entro 120 giorni, all’84,7%. Per gli esami diagnostici il rispetto dei tempi passa dal 72,4% al 75,7% per le urgenze, dal 75,2% al 77,3% per la classe B, dall’83,2% all’85,3% per la classe D e dall’85,8% all’86,8% per la classe P.

Ma la media nazionale non racconta tutto. Sul fronte degli esami urgenti, alcune prestazioni restano in forte sofferenza: la colonscopia urgente rispetta i tempi solo nel 36,9% dei casi, l’elettromiografia nel 34,8% e la risonanza magnetica dell’addome nel 35,3%. In pratica, per queste prestazioni solo circa un appuntamento su tre viene garantito entro la soglia prevista.

Anche tra le visite urgenti emergono criticità. La visita gastroenterologica urgente rispetta i tempi nel 59,9% dei casi, la visita di medicina fisica nel 62,5% e la visita chirurgica vascolare nel 73,4%. Percentuali superiori rispetto agli esami più problematici, ma comunque lontane da una piena garanzia di accesso tempestivo per i bisogni clinici più immediati.

A livello territoriale, Agenas segnala buoni risultati in 16 Regioni su 21 per le prime visite: 9 registrano miglioramenti importanti rispetto al 2025 e 7 confermano livelli già elevati di rispetto dei tempi massimi. Per gli esami diagnostici, i buoni risultati riguardano 15 Regioni su 21: 6 in netto miglioramento e 9 con percentuali di garanzia già elevate. Alcune Regioni, pur non migliorando nel dato complessivo, mantengono comunque percentuali superiori all’80%, come la Sicilia per le prime visite e il Piemonte per gli esami diagnostici.

Guardando gli andamenti regionali del 2026 per le prime visite, in testa c’è la Basilicata, con il 98,8% di rispetto dei tempi, seguita da Marche al 94,7%, Veneto al 92,8% e Lazio al 90,6%. Sopra l’80% si collocano anche Molise con l’88,8%, Calabria con l’87,0%, Campania con l’85,8%, Liguria con l’83,1%, Sicilia con l’80,6%, Lombardia con l’80,3% e Provincia autonoma di Bolzano con l’80,0%. Seguono Emilia-Romagna al 77,7%, Valle d’Aosta al 77,1%, Toscana al 76,8%, Abruzzo al 73,6%, Piemonte al 71,2%, Friuli-Venezia Giulia al 68,3%, Umbria al 63,1%, Sardegna al 62,5%, Puglia al 56,2% e Provincia autonoma di Trento al 56,1%.

Liste d’attesa. I tempi migliorano nel 2026 ma ancora 2 milioni di visite ed esami in ritardo. Più criticità nelle urgenze e forti divari regionali - screenshot-2026-05-29-alle-12.13.10.png

Per gli esami diagnostici, la graduatoria 2026 vede invece al primo posto il Veneto, con il 97,6% di rispetto dei tempi, davanti a Campania con il 96,3%, Basilicata con il 94,9%, Marche con il 92,4% e Toscana con il 90,1%. Seguono Molise all’89,8%, Emilia-Romagna all’89,2%, Lazio all’88,7%, Liguria all’86,3%, Calabria all’85,0%, Lombardia all’84,8%, Piemonte all’81,3% e Friuli-Venezia Giulia all’80,4%. Sotto la soglia dell’80% si collocano Provincia autonoma di Bolzano al 77,5%, Sardegna al 77,3%, Provincia autonoma di Trento al 75,5%, Sicilia al 72,8%, Valle d’Aosta al 69,2%, Abruzzo al 65,0%, Puglia al 64,1% e Umbria al 62,8%.

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Ma proprio gli andamenti regionali vanno letti con cautela. Agenas evidenzia infatti una forte variabilità nell’attribuzione della classe di priorità P, quella programmata, da garantire entro 120 giorni. In alcune Regioni la quota di prestazioni collocate in questa classe è estremamente elevata: per le prime visite si arriva all’85,5% in Basilicata e all’80,1% in Campania. All’estremo opposto ci sono Toscana e Piemonte, rispettivamente con il 7,8% e l’8,2%.
Questo significa che alcune Regioni con ottime performance nel rispetto dei tempi possono beneficiare anche di una distribuzione delle prescrizioni sbilanciata verso la classe meno stringente. Il caso più evidente è la Basilicata, prima nella classifica delle prime visite con il 98,8% di rispetto dei tempi, ma anche Regione con l’85,5% di prenotazioni in classe P. Analogo il caso della Campania, che ha l’80,1% di prenotazioni in classe P e risultati elevati sia sulle prime visite sia sugli esami diagnostici.

Il punto, per Agenas, non è mettere in discussione il miglioramento, ma capire se l’attribuzione delle priorità sia sempre appropriata. Una quota così alta di classe P, osserva l’Agenzia, appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo. Per questo è già stato avviato un confronto con le singole Regioni, con l’obiettivo di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi.

In altre parole, il rispetto dei tempi non può essere letto da solo. Una Regione può risultare molto performante anche perché una parte rilevante della domanda viene classificata nella priorità con il margine temporale più ampio. Per valutare davvero la capacità di risposta dei sistemi regionali, alle percentuali di garanzia vanno quindi affiancati altri indicatori: appropriatezza prescrittiva, distribuzione delle prenotazioni tra classi di priorità, accessibilità al Cup e quota di prescrizioni effettivamente prese in carico.
Ed è proprio su questi aspetti che il Cruscotto 2.0 consente di andare oltre il dato medio. Agenas sottolinea che la Piattaforma non nasce per stilare classifiche, ma per individuare dove intervenire e costruire un monitoraggio permanente e in tempo reale. Il confronto tecnico con Regioni e aziende sanitarie ha già fatto emergere criticità e buone pratiche.

Il primo nodo riguarda appunto l’appropriatezza nell’attribuzione della classe di priorità. In alcune Regioni la quota di prestazioni assegnate alla classe P è molto elevata e non sempre coerente con il profilo della domanda. Su questo punto il confronto con le Regioni dovrà chiarire se si tratta di differenze organizzative, abitudini prescrittive, modalità di codifica o reali differenze epidemiologiche e assistenziali.

Il secondo elemento riguarda la distanza tra appuntamento proposto e appuntamento accettato. A livello nazionale, nel 20% dei casi l’appuntamento effettivamente accettato va oltre i tempi massimi, pur a fronte di una prima disponibilità proposta entro soglia. Il paziente può naturalmente rifiutare la data per ragioni personali, per scegliere una struttura più vicina o un professionista specifico. Ma percentuali molto alte di appuntamenti accettati oltre soglia possono segnalare criticità nella gestione delle agende.

Il terzo punto è il tempo che passa tra prescrizione e contatto con il Cup. Quando una quota significativa di cittadini contatta il sistema di prenotazione oltre la soglia prevista dalla classe di priorità, il problema può non essere solo l’offerta, ma anche l’accessibilità alla prenotazione. Agenas indica come valore fisiologico una quota intorno al 5-6%, ma in tre Regioni, per la classe B, quasi il 20% degli assistiti contatta il Cup oltre il termine dei 10 giorni.

Il quarto indicatore riguarda il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettive. Secondo i dati del flusso Tessera sanitaria, alla prescrizione medica segue una prenotazione al Cup nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. Per le prime visite si va dal 67,7% della Provincia autonoma di Bolzano al 33,7% dell’Abruzzo; per gli esami diagnostici dal 73,4% di Bolzano al 37,3% del Lazio. Una parte delle mancate prenotazioni può avere ragioni fisiologiche, come la scelta del paziente di non utilizzare la ricetta o prescrizioni richieste per finalità assicurative, ma percentuali molto elevate indicano possibili difficoltà di presa in carico da approfondire.

Dai dati emergono anche le misure che stanno funzionando. Dove si registrano risultati migliori, Agenas segnala interventi simultanei su più fronti: centralizzazione delle agende, utilizzo dei finanziamenti per remunerare lavoro aggiuntivo dei medici, apertura di ambulatori e servizi diagnostici anche nei weekend, recall dei pazienti per contrastare le mancate presentazioni, software di intelligenza artificiale per ottimizzare le agende e riutilizzare i posti disponibili, app di prenotazione integrate con il Fascicolo sanitario elettronico.

Ma l’aumento dell’offerta, da solo, non basta. Il rischio, evidenzia Agenas, è inseguire una domanda che cresce in modo esponenziale. Per questo il lavoro dovrà concentrarsi anche sull’appropriatezza prescrittiva, con tavoli di confronto con i medici di medicina generale, integrazione nei gestionali dei criteri RAO, analisi dei quesiti diagnostici anche con strumenti di intelligenza artificiale e sistemi di confronto tra medici di famiglia e specialisti tramite teleconsulto.
La prospettiva è quella di una governance più trasparente e più puntuale. La Piattaforma sarà progressivamente alimentata in modo automatico dai Cup regionali e, a regime, dovrà essere interoperabile con le 21 piattaforme di Regioni e Province autonome. I piani operativi sono stati approvati e l’obiettivo è arrivare all’interoperabilità entro la fine del 2026.

L.F.