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Pandemie. Ocse: rischio 50% di un nuovo Covid entro 25 anni. Senza contromisure, terapie intensive sature in poche settimane

18 settembre – Il nuovo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico simula cinque scenari epidemici in 51 Paesi. Senza interventi precoci l’impatto sanitario ed economico potrebbe essere enorme. Per rafforzare preparazione e risposta nei Paesi Ocse servirebbero circa 5,9 dollari PPA per abitante l’anno. IL REPORT

Una nuova pandemia delle dimensioni del Covid-19 nei prossimi 25 anni non è un’ipotesi remota: secondo gli studi richiamati dall’Ocse, la probabilità è di circa una su due. E senza un’adeguata preparazione, le terapie intensive potrebbero raggiungere il limite della capacità nel giro di poche settimane, mentre negli scenari più estremi la contrazione del Pil potrebbe superare il 16%.
È il quadro tracciato nel rapporto Ocse “The Economic Case for Pandemic Preparedness and Response: Beyond Lockdowns”, che quantifica le possibili conseguenze sanitarie ed economiche di una futura pandemia e gli investimenti necessari per rafforzare la preparazione.

Il rischio di una nuova pandemia

Urbanizzazione, deforestazione, allevamenti intensivi, commercio di fauna selvatica, aumento dei viaggi aerei e cambiamenti climatici stanno accrescendo le possibilità che nuovi patogeni emergano e si diffondano rapidamente. L’Ocse segnala inoltre la crescita delle infezioni umane da virus dell’influenza aviaria altamente patogena.
Secondo i dati citati nel rapporto, fattori legati al clima hanno aggravato il 58% delle malattie trasmissibili conosciute che colpiscono l’uomo, mentre in Europa quasi due terzi dei patogeni che interessano persone e animali domestici risultano condizionati dal clima.

Cinque scenari, terapie intensive sotto pressione

L’Ocse ha simulato su 51 Paesi Ocse, Ue/See e G20 cinque diversi tipi di epidemia: Ebola-like, influenza aviaria, influenza A, coronavirus e morbillo. L’analisi riguarda i primi nove mesi e ipotizza inizialmente l’assenza di vaccini o trattamenti farmacologici disponibili su larga scala.

Senza misure di contenimento, la mortalità potrebbe variare dall’1,2% della popolazione nello scenario coronavirus-like al 5,4% in quello dell’influenza aviaria, raggiungendo livelli estremi nello scenario modellato su un agente altamente contagioso come il morbillo.
La capacità delle terapie intensive nei Paesi Ocse verrebbe raggiunta, a seconda dello scenario, in un periodo compreso tra 9 e 139 giorni. Con l’influenza aviaria la saturazione avverrebbe mediamente in poco più di un mese, con un virus simile all’influenza A in circa 42 giorni e con un coronavirus-like in circa 80 giorni. Anche aumentando del 30% la capacità delle intensive si guadagnerebbero soltanto tra 5,5 e 20,6 giorni.

Pil giù fino al 16,2% senza interventi

Nei primi nove mesi di un’epidemia non controllata, l’Ocse stima una riduzione media del Pil compresa tra il 2,7% nello scenario coronavirus-like e il 16,2% in quello measles-like. Trasporti e logistica sarebbero tra i settori maggiormente colpiti, con perdite di produzione tra il 13,4% e il 18,9%.
Il rapporto analizza anche l’eredità del Covid. Tra il 2020 e il 2024, le modifiche degli stili di vita e le interruzioni delle cure per le malattie croniche avrebbero determinato nei 28 Paesi Ocse analizzati una riduzione media dell’aspettativa di vita di 2,4 mesi, un aumento dello 0,4% della spesa sanitaria annuale e una perdita dello 0,1% del Pil ogni anno.

Lockdown da soli, la strategia meno efficace

Nelle prime fasi di una nuova epidemia, quando vaccini e farmaci possono non essere ancora disponibili, l’Ocse indica nell’intervento precoce e progressivo con misure non farmacologiche la strategia più efficace per ridurre decessi e danni economici. Anche il pacchetto meno restrittivo, “Safer contact”, basato su igiene, mascherine, ventilazione e quarantene volontarie, potrebbe evitare almeno il 40% dei decessi rispetto a un’epidemia senza controllo.
La strategia “Reduced contact”, che aggiunge telelavoro, quarantena obbligatoria degli infetti e limitazioni agli spostamenti interni, consentirebbe nella maggior parte degli scenari di evitare la grande maggioranza delle morti contenendo le perdite economiche. Al contrario, il lockdown utilizzato da solo e come ultima risorsa risulta la strategia meno efficace e più dannosa per l’economia, con riduzioni del Pil stimate tra l’11,7% e il 28,9%.

Il ruolo della sorveglianza delle acque reflue

La sorveglianza delle acque reflue può consentire di individuare la circolazione di alcuni patogeni prima che l’aumento dei casi emerga dai dati clinici. Nello scenario coronavirus-like, utilizzarla per attivare il pacchetto “Safer contact” potrebbe evitare un ulteriore 41% dei decessi rispetto alla sola sorveglianza clinica; con misure più articolate il vantaggio salirebbe al 51%.
Una sorveglianza più precoce potrebbe inoltre ridurre drasticamente il ricorso ai lockdown: negli scenari in cui fossero ancora necessari, la loro durata potrebbe diminuire di oltre il 90%.