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Contraccezione. Verso la “pillola per lui”: l’Oms fissa gli standard per i nuovi metodi maschili

25 settembre – L’Oms definisce gli standard per orientare ricerca e sviluppo di nuovi metodi contraccettivi maschili reversibili, efficaci, sicuri e accessibili. Tre le strategie: sopprimere la produzione degli spermatozoi, inibirne la funzione o bloccarne il trasporto. I metodi ormonali sono quelli in fase più avanzata di sviluppo.

Circa il 30% delle coppie fa affidamento su metodi contraccettivi maschili, ma le possibilità disponibili restano limitate. A livello globale, il 21,8% delle donne tra 15 e 49 anni utilizza il preservativo maschile come metodo di contraccezione, mentre solo l’1,8% fa affidamento sulla vasectomia.

È da questo scenario che parte l’Organizzazione mondiale della sanità con il primo Target Product Profile dedicato allo sviluppo di nuovi contraccettivi maschili (TPP NMC). Il documento definisce le caratteristiche che i futuri metodi dovrebbero possedere e gli obiettivi per orientare ricerca e sviluppo verso metodi di qualità, efficaci, sicuri, reversibili, accettabili e accessibili economicamente. In sostanza, indicazioni più chiare a ricercatori, finanziatori e sviluppatori contribuendo a delineare un mercato che risponda meglio alle esigenze e alle aspettative delle persone.

La finalità è ampliare la possibilità di scelta, alleggerire il peso della contraccezione sostenuto in misura sproporzionata dalle donne e rafforzare la partecipazione degli uomini alla pianificazione familiare e alla prevenzione.

Oltre il 75% disponibile a nuovi metodi Secondo un’indagine globale dell’Oms condotta in quattro Paesi a basso e medio reddito, oltre il 75% degli uomini e delle donne intervistati sarebbe disposto a utilizzare nuovi contraccettivi maschili e più dell’85% delle donne si fiderebbe del partner nell’utilizzarli con continuità.

Un’altra indagine su 12mila uomini e oltre 9mila donne in sei Paesi a basso e medio reddito ha rilevato che il 61% degli uomini proverebbe un nuovo metodo entro un anno dalla sua disponibilità, contro il 39% negli Stati Uniti. Tra le opzioni preferite figurano cerotti o gel transdermici quotidiani e pillole rispetto a iniezioni e impianti.

Tre strade per la contraccezione maschile Il TPP individua tre principali strategie di sviluppo: sopprimere la produzione degli spermatozoi, inibirne la funzione oppure bloccarne la trasmissione o il trasporto.

La ricerca più avanzata riguarda la soppressione della spermatogenesi attraverso metodi ormonali. Testosterone da solo o associato a un progestinico può ridurre fortemente la produzione degli spermatozoi senza compromettere le cellule staminali testicolari: una volta sospeso il trattamento, la spermatogenesi può riprendere. Per questa categoria sono in corso analisi di studi di fase 2b; il passaggio successivo sarebbe rappresentato dagli studi di fase 3 per l’approvazione regolatoria.

Tra i candidati in sperimentazione il documento cita il gel Nestorone/testosterone, il DMAU e l’11ß-MNTDC. Altri approcci puntano invece a interferire direttamente con la funzione degli spermatozoi.

La terza strada è il blocco del trasporto degli spermatozoi attraverso sistemi potenzialmente reversibili. Tra quelli citati dall’Oms figurano gli idrogel iniettati nei dotti deferenti: ADAM è attualmente in fase 1, mentre per Plan A sono stati completati gli studi preclinici e sono in corso le prime valutazioni cliniche.

Con il TPP l’Oms punta, dunque, a fornire un quadro comune per guidare lo sviluppo di una nuova generazione di contraccettivi maschili, ampliando le opzioni disponibili e favorendo una maggiore condivisione della responsabilità contraccettiva.