20 febbraio – L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare fissa per la prima volta una soglia giornaliera provvisoria per il cannabidiolo come integratore. Ma i dati sono ancora incompleti, e per alcune categorie – giovani sotto i 25 anni, donne in gravidanza e in allattamento – la sicurezza non può essere stabilita.
Quanto cannabidiolo (CBD) si può assumere senza rischi per la salute? Per la prima volta, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) prova a dare una risposta. Che è insieme una svolta e un campanello d’allarme.
Gli esperti del gruppo scientifico su Nutrizione, nuovi alimenti e allergeni alimentari (NDA) hanno stabilito un livello di assunzione giornaliera provvisorio pari a 0,0275 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. Tradotto: per un adulto di 70 kg, la dose non dovrebbe superare i 2 milligrammi al giorno.
Una soglia che, per quanto provvisoria, rappresenta un punto fermo in un quadro ancora pieno di ombre. Perché il cannabidiolo, il principio non psicotropo della cannabis sempre più diffuso sotto forma di integratori, oli e alimenti, continua a nascondere meccanismi non del tutto chiari alla scienza.
Il livello fissato dall’Efsa è definito “provvisorio” per un motivo preciso: i dati tossicologici e clinici a disposizione sono ancora incompleti. Per questo, gli scienziati hanno applicato un fattore di incertezza supplementare, una sorta di “cintura di sicurezza” scientifica per proteggere i consumatori finché non arriveranno evidenze più solide.
Non appena i richiedenti – aziende e produttori che puntano all’approvazione del CBD come nuovo alimento – forniranno studi più approfonditi, o quando nuove ricerche indipendenti colmeranno le lacune oggi esistenti, la valutazione potrà essere aggiornata.
La nota più delicata riguarda i limiti della conoscenza attuale. Per tre fasce di popolazione, l’Efsa è categorica: la sicurezza del CBD non può essere stabilita. Si tratta di:
- persone con meno di 25 anni;
- donne in gravidanza o in allattamento;
- soggetti in terapia farmacologica.
In attesa di studi specifici, per questi gruppi l’indicazione implicita è la prudenza, se non l’astensione.
Il parere dell’Efsa non si applica a qualsiasi prodotto in commercio. Il livello di sicurezza provvisorio riguarda esclusivamente integratori alimentari a base di CBD con una purezza almeno del 98%, privi di nanoparticelle, con processi produttivi certificati come sicuri e per i quali sia stata esclusa la genotossicità.
Una precisazione che restringe il campo a prodotti altamente standardizzati, lasciando fuori gran parte dell’offerta oggi reperibile online o nei negozi specializzati.
Già nel giugno 2022 l’Efsa aveva segnalato i buchi neri nella ricerca sul CBD. Oggi li ribadisce: servono dati più solidi sugli effetti a lungo termine su fegato, sistema endocrino, sistema nervoso e sistema riproduttivo. Senza quelle risposte, qualsiasi valutazione resterà necessariamente cautelativa.