3 aprile – Online dal 31 marzo i documenti sanitari, obbligo di aggiornamento tempestivo per ospedali e medici. Anche se in realtà, l’ultima rilevazione del ministero, fatta su dati Regionali tra luglio e settembre 2025, mostrava un sistema in cui ancora persistevano forti differenze tra Regioni.
Il fascicolo sanitario elettronico – con la scadenza dell’ultima fase (la III) del cronoprogramma stilato dal ministero della Salute e fissata al 31 marzo – è entrato ufficialmente a regime.
L’obiettivo è rendere disponibile ai cittadini – e ai sanitari che li hanno in cura – un pacchetto di servizi per l’accesso all’assistenza sanitaria e i propri documenti sanitari, aggiornati in maniera tempestiva e con caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale.
Per le regioni è scattato l’obbligo di inserire nei fascicoli sanitari i contenuti previsti dalla legge: referti, verbali pronto soccorso, lettere di dimissione, profilo sanitario sintetico, prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione di farmaci, vaccinazioni, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, taccuino personale dell’assistito, dati delle tessere per i portatori di impianto, lettere di invito per screening, esenzioni.
Per le strutture – pubbliche e private – è scattato l’obbligo di rispettare stringenti criteri tecnologici (per esempio in merito alla tutela della privacy), ma anche di aggiornamento tempestivo dei dati (entro 5 giorni) dopo l’esecuzione di esami, visite o erogazioni di farmaci. I sistemi si sono adeguati alle caratteristiche del Fascicolo Sanitario 2.0, in termini di caratteristiche tecniche, interoperabilità e possibilità di accesso da parte di strutture, professionisti sanitari e cittadini.
Con quest’ultima tappa è dunque giunto a compimento un percorso iniziato – se si considerano le prime esperienze regionali – quasi 20 anni fa.
Ma in realtà, l’ultima rilevazione del ministero, fatta su dati Regionali tra luglio e settembre 2025, mostrava un sistema in cui ancora persistevano forti differenze tra Regioni. Tra i medici di famiglia e i pediatri di libera, per esempio, il 95,2% dichiarava di aver effettuato almeno un’operazione nell’ultimo trimestre, con una forbice che va dall’86,9% del Friuli Venezia Giulia alla quasi totalità (il 99,9%) dell’Emilia-Romagna. Differenze più ampie nelle aziende sanitarie: erano abilitati al fascicolo sanitario elettronico l’88% degli operatori, con un nutrito gruppo di Regioni al 100% a fronte di valori più bassi in Calabria (41%), Abruzzo (54%) e Sicilia (57%).
Lontana anche la completezza del Fse: nessuna Regione offriva l’intero paniere di oltre 40 servizi e documenti previsti, con differenze abissali da una parte all’altra del Paese. Problematica anche l’adesione dei cittadini: a luglio appena il 27% dei cittadini aveva usato il fascicolo sanitario nei 3 mesi precedenti, con un massimo in Veneto (66%) e un minimo in Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia (al 3%). Bassa anche la quota di cittadini che avevano fornito il consenso alla consultazione dei propri documenti. La media nazionale era il 44%, ma si andava dal 2% di Abruzzo e Calabria al 92% dell’Emilia-Romagna.