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Leucemia acuta in gravidanza: esiti e strategie terapeutiche

27 febbraio – Un’analisi monocentrica integrata con una meta-analisi della letteratura, pubblicata su Annals of Medicine, offre nuovi elementi per orientare le decisioni terapeutiche. Lo studio offre indicazioni utili per un processo decisionale multidisciplinare in una condizione clinica ad alta complessità.

La gestione della leucemia acuta (AL) diagnosticata in gravidanza rappresenta una sfida clinica complessa, sia per la rarità della condizione sia per il delicato equilibrio tra tutela materna e sicurezza fetale.

Un’analisi monocentrica integrata con una meta-analisi della letteratura, pubblicata su Annals of Medicine, offre nuovi elementi per orientare le decisioni terapeutiche.

Tra il 2012 e il 2022, nel centro degli autori sono stati raccolti 23 casi di AL diagnosticata durante la gravidanza: 16 pazienti con leucemia mieloide acuta (AML) e 7 con leucemia linfoblastica acuta (ALL). L’atteggiamento terapeutico è risultato fortemente influenzato dall’epoca gestazionale al momento della diagnosi. Le pazienti diagnosticate nel primo o nel secondo trimestre hanno prevalentemente iniziato la chemioterapia dopo interruzione di gravidanza, mentre tutte le pazienti con diagnosi nel terzo trimestre hanno scelto di posticipare il trattamento fino al parto.

Nel complesso, il tasso di risposta globale (ORR) osservato è stato del 77,3%, un valore sovrapponibile a quello riportato nella popolazione generale con AL. Un dato rilevante emerso dallo studio è che un breve ritardo nell’avvio del trattamento antileucemico non si associa a un peggioramento della prognosi.

Gli autori hanno inoltre condotto una meta-analisi includendo 17 studi clinici su AL in gravidanza. Il tasso complessivo di remissione completa (CR) è risultato pari al 76,9% (IC 95% 69,1–84,6%), con un modello a effetti casuali (I² = 66%; p <0,001), confermando una sostanziale comparabilità con i dati storici delle pazienti non gravide.

Un’ulteriore analisi ha incluso quattro studi cinesi per un totale di 135 partecipanti. Nei pazienti con AL non-M3, il tasso di CR è stato del 63,6% nel gruppo trattato con chemioterapia immediata rispetto al 68,6% nel gruppo trattato dopo il parto o dopo aborto, senza differenze statisticamente significative (p = 0,657). Nei pazienti con AL M3, invece, i tassi di CR sono stati del 100% nel gruppo trattato precocemente e dell’83,3% nel gruppo trattato dopo parto o aborto (p < 0,001), suggerendo un possibile vantaggio dell’intervento tempestivo in questo sottogruppo.

Alla luce di questi dati, gli autori concludono che, nei casi di AL non-M3, una gestione individualizzata durante la gravidanza può essere presa in considerazione, valutando attentamente tempi e modalità del trattamento. Nei pazienti con AL M3, un trattamento precoce sembra potenzialmente associato a esiti favorevoli per madre e feto. In particolare, nei secondi e terzi trimestri possono essere considerati regimi a base di acido all-trans retinoico (ATRA) senza triossido di arsenico, mentre nel secondo trimestre può essere valutata anche la chemioterapia standard.

Lo studio contribuisce a colmare una lacuna in un ambito caratterizzato da evidenze limitate, offrendo indicazioni utili per un processo decisionale multidisciplinare in una condizione clinica ad alta complessità.

 Ann Med. 2026 Dec;58(1):2626141. doi: 10.1080/07853890.2026.2626141.

C.D.F