10 luglio – In audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera, la dirigente dell’Area Monitoraggio Lea e Piani di rientro di Agenas, Natalia Di Vivo, ha evidenziato una criticità strutturale del sistema: mentre esistono criteri chiari per l’ingresso nei piani di rientro, non sono mai state definite regole condivise per decretarne la conclusione. Oggi solo il Molise è formalmente commissariato, mentre la Calabria è in una fase di uscita non ancora perfezionata. LE SLIDES
A quasi vent’anni dall’avvio dei piani di rientro della sanità regionale, manca ancora un elemento fondamentale del sistema: regole condivise per stabilire quando una Regione possa considerarsi definitivamente fuori dal percorso di risanamento. È quanto ha evidenziato Natalia Di Vivo, dirigente dell’Area Monitoraggio Lea e Piani di rientro di Agenas, intervenendo in audizione davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni.
Di Vivo ha sottolineato come il sistema preveda criteri precisi per l’ingresso nei piani di rientro, ma non altrettanto per l’uscita.
“Ad oggi non esistono delle regole condivise per la conclusione del piano di rientro”, ha spiegato. “Mentre sicuramente esiste un elemento economico che determina quasi in maniera automatica l’ingresso nel piano di rientro, ossia il superamento del 5% del finanziamento in termini di disavanzo, non esistono regole condivise che definiscano quando una Regione possa considerare concluso il percorso”. Per questo, secondo Agenas, il tema dovrà essere affrontato in futuro con un confronto tra Regioni e ministeri competenti.
La situazione delle Regioni
Nel corso dell’audizione è stato fatto anche il punto sullo stato di avanzamento dei diversi percorsi regionali.
Attualmente:
- il Lazio è impegnato nel Programma operativo 2024-2026;
- l’Abruzzo ha avviato il Programma operativo 2026-2028;
- il Molise è nel Programma operativo 2026-2028 ed è l’unica Regione ancora formalmente commissariata;
- la Sicilia è in attesa dell’approvazione definitiva del Programma operativo 2026-2028;
- la Calabria si trova in una fase particolare: è stata avviata la procedura per l’uscita dal commissariamento, già deliberata dal Consiglio dei ministri, ma il percorso non è ancora stato formalmente completato;
- la Puglia è anch’essa in attesa dell’approvazione definitiva del Programma operativo 2026-2028;
- la Campania ha concluso il proprio piano di rientro nella seduta del 27 marzo 2026.
Di Vivo ha precisato che, di fatto, “oggi risulta commissariata una sola Regione, il Molise”, mentre la Calabria è ancora tecnicamente commissariata fino al completamento dell’iter amministrativo.
Un sistema che si prolunga nel tempo
Il dato più significativo emerso dall’audizione riguarda però la durata dei piani.
“Dal 2007 la maggior parte delle Regioni, dopo quasi un ventennio, risultano essere ancora in piano di rientro o comunque con programmi operativi”, ha osservato la dirigente di Agenas.
Una permanenza così lunga, secondo l’Agenzia, è anche la conseguenza dell’assenza di criteri oggettivi per la chiusura dei percorsi di risanamento.
Esiste infatti una procedura per uscire dal commissariamento, ma questa comporta sostanzialmente il passaggio a un nuovo Programma operativo triennale, approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero della Salute e sentito il Ministero per gli Affari regionali. In pratica, più che una conclusione del percorso, si tratta di una nuova fase del medesimo sistema di monitoraggio.
Non solo conti, ma anche qualità dei servizi
Nel suo intervento Di Vivo ha infine richiamato la finalità originaria dei piani di rientro, che non può limitarsi al riequilibrio finanziario.
“Il piano di rientro sicuramente nasce da un problema principalmente economico, ma il monitoraggio deve riguardare anche la riorganizzazione, la razionalizzazione e l’efficientamento del Servizio sanitario regionale per garantire l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza”.
Un richiamo che riporta al centro il tema dell’equilibrio tra sostenibilità economica e qualità dell’assistenza, mentre resta ancora aperta la questione di come definire, in modo uniforme e condiviso, il traguardo finale dei percorsi di risanamento regionale.