23 gennaio – La Relazione al Parlamento evidenzia che il finanziamento pubblico rimane bloccato sul 6,3-6,4% del Pil, sotto la media UE, mentre persistono criticità gestionali, ritardi negli investimenti e diseguaglianze nell’erogazione dei Lea. Cresce la mobilità interregionale e il peso della spesa privata, segnale delle difficoltà di accesso ai servizi pubblici. LA RELAZIONE
“Il Sistema Sanitario Nazionale dopo la pandemia risulta ancora segnato da forti disomogeneità territoriali e criticità gestionali, seppur avviato verso una fase di consolidamento”.
Lo afferma la Corte dei Conti nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali da cui emerge l’aumento da 131,3 a 138,3 miliardi della spesa sanitaria pubblica riferita al triennio 2022-2024, con una crescita del 4,9% rispetto al 2023 (5,4% sul 2022) e il mantenimento di un’incidenza stabile sul PIL (6,3-6,4%, a fronte di una media europea pari al 6,9%). L’aumento, specifica la magistratura contabile, è trainato dalle voci di spesa relative a personale (+5,6%) e consumi intermedi (+7,5%), ma ridotto a un incremento reale di poco superiore all’1% a causa dell’inflazione, evidenziando una dinamica di spesa più difensiva che espansiva.
Spesa privata e divari territoriali per la Corte dei Conti “indeboliscono l’equità di accesso e l’universalità del servizio. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva è stata di 185 miliardi, di cui il 74% a carico di PA e assicurazioni obbligatorie, il 22% a carico delle famiglie e il 3% a carico dei regimi volontari, con una crescita della quota riferita alla componente privata che colloca quest’ultima tra le più elevate nel raffronto con la media europea”.
Persistono “significative diseguaglianze nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e un evidente disallineamento Nord-Sud”. Le Regioni in piano di rientro (Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo, Puglia) continuano a mostrare difficoltà strutturali nonostante alcuni miglioramenti nei conti. L’aumento della mobilità sanitaria interregionale segna, inoltre, divari nell’attrattività e nella capacità di erogazione dei servizi.
Sul fronte degli investimenti PNRR della Missione 6 (Salute), in cui sono previsti 15,6 miliardi per rafforzare prossimità, digitalizzazione e infrastrutture sanitarie, a fine 2024 risultava completato il 41% degli obiettivi, con il restante 59% da concludersi nel biennio 2025-2026. La rete di prossimità (con 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità in programma) rappresenta l’asse strategico per il nuovo SSN, ma il monitoraggio svolto ha evidenziato “ritardi nell’avvio dei lavori e difficoltà nella copertura delle vacanze di personale, con carenze di profili sanitari e tecnici capaci di limitare la piena operatività delle nuove strutture”.
Sul versante farmaceutico, la spesa complessiva 2024 ha superato il tetto programmato del 15,3% del FSN. L’introduzione dei nuovi tetti di spesa e il meccanismo del payback garantiscono un equilibrio finanziario che presenta, tuttavia, “notevoli margini di incertezza legati al contenzioso con le imprese. Cresce l’uso di generici e biosimilari”.
Sul personale, si registra il “significativo ricorso a contratti flessibili e, in alcune regioni, ai cosiddetti “gettonisti”, istituto che comporta maggiori costi e richiede un monitoraggio costante. In generale, la carenza di risorse pubbliche si riflette nella difficoltà di reclutamento e di mantenimento in servizio del personale”.
La Corte ha richiamato la “necessità di rafforzare la governance, accelerare gli investimenti, stabilizzare il personale e correggere i divari tra Regioni. Il futuro del SSN dipenderà, infatti, dalla capacità di trasformare le risorse in servizi qualitativamente migliori, aumentando l’efficienza gestionale e rafforzando l’equità territoriale”.
Spesa pubblica per la sanità e confronto europeo
Nel triennio 2022-2024 la spesa sanitaria pubblica cresce costantemente in valore nominale (131,8 mld a 138,3 mld, +5,4%): l’aumento è trainato dal personale (+5,6%) e dai consumi intermedi (+7,5%), ma l’inflazione riduce la crescita reale a poco più dell’1%. La tendenza generale è di stabilizzazione del finanziamento post-pandemia, con il rischio di realizzare un modello di spesa sanitaria volto a preservare l’esistente, anziché a potenziare capacità e servizi. Nel 2024 la spesa complessiva per assistenza sanitaria è di 185 mld, di cui il 74% a carico della PA e assicurazioni obbligatorie, il 22% a carico delle famiglie e il 3% a carico dei regimi volontari. Le diseguaglianze territoriali e l’ampio ricorso a prestazioni private (ambulatoriali e diagnostiche) indicano un indebolimento dell’equità di accesso. In sintesi, la sanità italiana mostra stabilità di finanziamento rispetto al Pil e lieve espansione in valore nominale, ma con pressioni inflazionistiche e criticità distributive. È necessario rafforzare efficienza e qualità della spesa, orientandola verso prevenzione e prossimità territoriale. Come per gli anni precedenti, anche per il 2024 si rileva una spesa sanitaria pubblica italiana nettamente inferiore rispetto alla media dei partner europei, sia in valore pro capite che in percentuale di Pil. Il livello di spesa italiana è, infatti, condizionato da più stringenti vincoli di finanza pubblica, stante le ingenti dimensioni del debito.
Previsioni 2025-2028 e protezione sociale
Secondo le stime del Mef la spesa sanitaria crescerà fino a 155,6 miliardi di euro nel 2028 con tasso medio di incremento del 3,7% annuo. L’incidenza sul Pil resterà stabile (6,3%-6,4%), ma la sostenibilità dipende dal contenimento della spesa previdenziale che assorbe il 68% della spesa per welfare; e dall’evoluzione demografica. La spesa per protezione sociale (606,7 mld, 27,6% del Pil) mostra una ricomposizione qualitativa: calano gli interventi emergenziali e aumentano i fondi strutturali (salute mentale, disabilità, giovani). In sintesi, il welfare italiano entra in una fase di riassestamento, con la sanità ancora pilastro centrale ma sotto pressione. Le sfide principali sono efficienza allocativa e qualità della spesa.
Investimenti del SSN e PNRR – Missione 6 “Salute”
La Missione 6 prevede 15,6 mld (circa l’8% del PNRR) per rafforzare prossimità, digitalizzazione e infrastrutture sanitarie. A fine 2024 risulta completato il 41% degli obiettivi UE; il 59% deve concludersi nel biennio 2025-2026. Le Regioni del Mezzogiorno detengono la maggioranza dei progetti, ma minori finanziamenti effettivi. In sintesi, la realizzazione della Missione 6 richiede accelerazione e coordinamento per rispettare il vincolo del 40% al Sud e assicurare l’effettivo riequilibrio territoriale. Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali 2
Case e Ospedali di Comunità, telemedicina
Sono previsti 1.038 Case della Comunità (2 miliardi di euro) e almeno 307 Ospedali di Comunità (1 mld), cardini della riorganizzazione territoriale. Il monitoraggio mostra ritardi nell’avvio dei lavori e difficoltà di reclutamento del personale, ma i progetti attivati indicano buone pratiche di integrazione sociosanitaria. In sintesi, la rete di prossimità rappresenta l’asse strategico per il nuovo SSN, ma la piena operatività dipenderà da tempi di attuazione e copertura di personale sanitario e para-sanitario.
La spesa privata
La spesa privata “out of pocket” registra una lieve contrazione: da 42,4 miliardi nel 2023 a 41,3 miliardi nel 2024 (-4,5%). Ma resta elevata, soprattutto per le prestazioni ambulatoriali:
- 17,1 miliardi per visite ed esami specialistici,
- oltre 15 miliardi per prodotti farmaceutici e presidi medici.
La Corte dei conti sottolinea come il ricorso alle prestazioni private sia spesso un “ammortizzatore” rispetto ai tempi di attesa e alle carenze di personale del sistema pubblico, con rischi di regressività e iniquità nell’accesso.
Assicurazioni e fondi sanitari: +8,4%
Crescono ancora i regimi volontari di finanziamento – fondi sanitari e assicurazioni – che arrivano a 6,36 miliardi nel 2024, con un incremento dell’8,4% rispetto al 2023.
Finanziamento e risultati economici
Il finanziamento pubblico ordinario cresce, seppur si riduce l’incidenza sul Pil, ma la composizione delle risorse varia: aumentano le quote regionali e si riduce il margine di mobilità sanitaria. Persistono divari territoriali e disomogeneità nei risultati di bilancio degli enti SSN. In sintesi, il sistema di finanziamento ha garantito finora la tenuta complessiva, ma la sostenibilità richiede miglioramenti gestionali, controllo dei costi del personale e monitoraggio dei debiti verso fornitori.
Divari territoriali nei LEA e performance regionali
Permangono differenze significative nella garanzia dei Lea tra Nord e Sud. Le Regioni con punteggi più bassi presentano inefficienze strutturali, carenze di personale e ritardi negli investimenti PNRR. In sintesi, la riduzione dei divari nei Lea resta obiettivo prioritario per assicurare il diritto universale alla salute, coerentemente con l’art. 32 Cost.
Tavoli tecnici e Regioni in piano di rientro
Le Regioni in piano di rientro (Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo, Puglia) mostrano miglioramenti di bilancio ma persistono criticità gestionali. È essenziale rafforzare il coordinamento tra Tavoli tecnici, Agenas e MEF per assicurare il rientro strutturale. In sintesi, progressi nei conti, ma ancora lontana la piena autonomia gestionale; occorre stabilizzare governance e capacità amministrativa. Conclusione generale La relazione evidenzia un sistema sanitario nazionale in fase di consolidamento dopo la pandemia, con spesa stabile in percentuale del Pil ma rigidità strutturali, divari regionali persistenti e necessità di accelerare gli investimenti PNRR. Il futuro del SSN dipenderà dalla capacità di trasformare l’aumento nominale della spesa in miglioramento effettivo dei servizi, rafforzando equità territoriale, digitalizzazione, prossimità e sostenibilità.