9 gennaio – Il nuovo rapporto Aran fotografa una sanità con retribuzioni relativamente uniformi sul territorio nazionale. Gli aumenti contrattuali spingono gli stipendi, ma il recupero resta legato ai rinnovi e all’indennità di vacanza contrattuale. IL RAPPORTO
Un Servizio sanitario nazionale segnato da forti differenze organizzative e strutturali, ma molto meno diviso sul piano delle retribuzioni.
È questa una delle indicazioni più rilevanti che emerge dal Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti (n. 1/2025), pubblicato dall’Aran, che quest’anno dedica un’analisi specifica e inedita al comparto Sanità, con un focus sul personale non dirigente.
Per la prima volta, accanto all’andamento nel tempo degli stipendi, il rapporto propone un confronto puntuale dei livelli retributivi effettivi e delle differenze territoriali. Il risultato è chiaro: a parità di ruolo, le buste paga del personale sanitario variano relativamente poco tra Nord e Sud del Paese. Un dato che conferma il ruolo centrale del contratto nazionale nel contenere i divari e garantire una base di equità salariale.
I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno. Gli infermieri percepiscono in media circa 36.000 euro annui, gli assistenti amministrativi si attestano intorno ai 29.500 euro, mentre gli operatori sociosanitari raggiungono i 28.100 euro. Le differenze tra i valori più bassi e quelli più elevati oscillano generalmente tra i 4 e i 5 mila euro l’anno, uno scarto considerato contenuto se rapportato alle profonde diseguaglianze economiche che caratterizzano il Paese.
Secondo l’Aran, l’assenza di fratture regionali marcate lascia spazio piuttosto a “modelli di contiguità territoriale”: aziende sanitarie vicine tendono ad allineare spontaneamente i trattamenti economici, anche per evitare squilibri nella mobilità del personale. Non mancano, tuttavia, differenze legate agli “stili gestionali”, con alcune aziende che adottano politiche retributive più generose rispetto alla media, soprattutto sul fronte delle risorse accessorie.
Il rapporto inserisce questi dati in un quadro più ampio sull’andamento delle retribuzioni nel pubblico impiego. Fino al terzo trimestre del 2025, la crescita degli stipendi pubblici continua a superare l’inflazione, pur mostrando segnali di rallentamento. Nel comparto sanitario, in particolare, un contributo decisivo è arrivato dai recenti rinnovi contrattuali e dall’introduzione della nuova Indennità di vacanza contrattuale per il triennio 2025-2027, che ha sostenuto i redditi in attesa dei prossimi accordi.
Resta però il nodo di fondo: la relativa uniformità territoriale non cancella le difficoltà strutturali della sanità pubblica. Gli stipendi crescono, ma il confronto con il costo della vita e con le opportunità offerte dal settore privato o dall’estero continua a pesare, soprattutto per le professioni più esposte alla carenza di personale. Il dato Aran fotografa un sistema che tiene sul piano dell’equità salariale, ma che dovrà rafforzare ulteriormente la leva retributiva se vuole rendere il lavoro sanitario davvero attrattivo e sostenibile nel lungo periodo.