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Studio TOTEM, nel follow-up delle pazienti trattate per neoplasie endometriali “meno è meglio”

2 settembre - Uno studio disegnato e condotto in Italia con l’apporto di tre centri francesi appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, rivista ufficiale dell’Associazione Americana di Oncologia Medica, ha messo a confronto due diversi modi di organizzare il programma di sorveglianza post trattamento nelle pazienti trattate per neoplasie endometriali.

 I programmi di diagnosi precoce e il miglioramento delle terapie oncologiche hanno reso possibile un aumento del numero di persone che vengono controllate periodicamente per lungo tempo dopo un trattamento iniziale che potrebbe rivelarsi definitivo.

A fronte quindi di un indubbio successo delle terapie, si pone il problema di come monitorare questa percentuale crescente di persone impegnate in un percorso (il cosiddetto “follow-up”) che si auspica da una parte efficace nel riconoscere e trattare tempestivamente le recidive e dall’altra non troppo gravoso in termini di esami e procedure.

 

In passato la questione è stata affrontata da alcuni grandi studi, in particolare nell’ambito della Ginecologia Oncologica per quel che riguarda le pazienti affette dal tumore della mammella e dell’ovaio, che hanno messo in evidenza come non fosse necessario prevedere procedure sistematiche (ad es. esami radiologici o ecografici) in assenza di una sintomatologia clinica.

Considerato il fatto che il carcinoma del corpo dell’utero è caratterizzato da un’alta incidenza e da una buona sopravvivenza, il programma di sorveglianza o follow-up si traduce in un complesso di procedure dal forte impatto economico e sociale, sulla base dell’ipotesi, mai dimostrata, che a un’anticipazione del riconoscimento di una recidiva consegua un miglioramento della sopravvivenza.

 

Alla luce di tali considerazioni, nell’ambito della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta è stato disegnato, nel 2008, uno studio sperimentale, denominato TOTEM, per confrontare due modalità organizzative di follow-up (uno “intensivo” e uno “minimalista”) nelle pazienti trattate per questo tipo di tumore, con diversa frequenza e tipologia di esami da eseguire nel corso dei 5 anni dopo l’intervento.

 

L’iniziativa è scaturita dalla stretta collaborazione tra l’Unità di Ginecologia Oncologica dell’Università degli Studi di Torino del prof. Paolo Zola, che ha ideato lo studio, la Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta (allora diretta dal dott. Oscar Bertetto), che ha fornito il supporto economico, e la SSD Epidemiologia Clinica – CPO Piemonte dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino del dott. Giovannino Ciccone, che ha contribuito sul piano metodologico e statistico al disegno, alla raccolta dati (sulla piattaforma EPICLIN) e all’analisi finale.

 

Lo studio ha coinvolto 39 Istituzioni italiane e 3 Istituti francesi e ha concluso l’arruolamento delle pazienti nel luglio 2018 con un totale di 1847 donne che hanno accettato di partecipare a questa ricerca regolarmente approvata dai Comitati Etici dei centri partecipanti.

 

I risultati finali sono stati molto netti e hanno dimostrato che non vi è alcuna utilità nell’effettuare esami sistematici in assenza di sintomatologia clinica: la sopravvivenza a 5 anni nelle donne seguite con un follow-up intensivo è stata del 90.6%, contro il 91.9% di quelle seguite con un regime minimalista. Ad esempio, nell’arco dei 5 anni considerati, le donne seguite con uno schema minimalista hanno ridotto il numero di TC da eseguire da 2 a 0 se a basso rischio, e da 5 a 2 se ad alto rischio. L’articolo con i risultati finali è appena stato pubblicato sulla rivista ufficiale dell’Associazione Americana di Oncologia Medica, il Journal of Clinical Oncology.

 

Questo importante studio, unico trial randomizzato che ha valutato l’impatto di diversi schemi di follow-up sulla sopravvivenza di donne operate per tumore dell’endometrio, è un esempio incoraggiante della capacità di collaborazione tra strutture pubbliche di condurre studi pragmatici, indipendenti, a basso costo e con rilevanti impatti sulla pratica clinica, limitando il numero di esami inutili da effettuare durante il follow-up, con conseguente riduzione di stress e di esposizione a radiazioni per le pazienti e di contenimento dei costi per il Sistema Sanitario Nazionale. È anche uno studio che rinforza il concetto che “doing more does not mean doing better”, sostenuto a livello internazionale dal movimento Choosing Wisely e in Italia da Slow Medicine.

 

TOTEM è dedicato alla memoria di Alessandro Liberati (https://associali.it/), per il suo incoraggiamento e per il contributo all’ideazione dello studio e per il suo straordinario impegno nel diffondere la cultura della Evidence Based Medicine nel mondo della ricerca e del SSN.

 

 

Zola P, Ciccone G, Piovano E, Fuso L, Di Cuonzo D, Castiglione A, Pagano E, Peirano E, Landoni F, Sartori E, Narducci F, Bertetto O, Ferrero A, e il TOTEM Collaborative Group. “Effectiveness of Intensive Versus Minimalist Follow-Up Regimen on Survival in Patients With Endometrial Cancer (TOTEM Study): A Randomized, Pragmatic, Parallel Group, Multicenter Trial”.

DOI: 10.1200/JCO.22.00471 Journal of Clinical Oncology

Link: https://ascopubs.org/doi/full/10.1200/JCO.22.00471

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