23 ottobre – Restano però ampi i divari regionali: dalle best practice (90%) di Friuli Venezia-Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna, al 50% di Calabria e 60% di Campania. Fondamentale l’organizzazione di screening da parte delle Asl, che sconfigge anche le differenze socio-economiche.
Nel biennio 2024-2025 in Italia il 77% delle donne tra 50 e 69 anni si è sottoposto a mammografia a scopo preventivo secondo i tempi raccomandati.
In Italia, quasi otto donne su dieci tra i 50 e i 69 anni si sottopongono regolarmente alla mammografia preventiva. È quanto emerge dai dati della Sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità relativi al biennio 2024-2025, che fotografano un’adesione ai controlli secondo la periodicità raccomandata pari al 77%. Si tratta del risultato più alto dal 2008, dopo il brusco down del 2021 a causa della pandemia, anche se con ampi divari regionali.
Sul fronte regionale si va infatti dalla copertura quasi totale di Friuli Venezia-Giulia (91%) di Emilia-Romagna (89%), Veneto (90%) e Umbria (90%), fino al 50% di regioni come la Calabria o la Campania (63%), dove scende considerevolmente anche la partecipazione a programmi organizzati. In Calabria, per esempio, la quota organizzata si ferma al 12%, mentre la quota spontanea è tra le più alte d’Italia: 32%.
Del totale delle donne che si sono sottoposte a screening, infatti, il 57% ha aderito a screening offerti dalla Asl di appartenenza, mentre il restante 19% si è mosso su iniziativa spontanea. Quest’ultima percentuale, si nota dai dati, resta stabile nel tempo ma si abbassa naturalmente dove i programmi organizzati sono consolidati.
Da non trascurare la quota del 9% di donne che non si sono mai sottoposte a una mammografia a scopo preventivo o lo hanno fatto, ma con cadenza non ottimale (14%), quindi con un intervallo superiore ai due anni.
Anche su questo dato, spiegano i ricercatori ISS, influisce il gradiente sociale, le donne con difficoltà economiche o minore istruzione si sottopongono meno allo screening. Lo stesso accade con le donne di cittadinanza straniera. Il divario si riduce laddove lo screening organizzato funziona.
Le raccomandazioni in Italia
Le linee guida europee e italiane raccomandano l’adozione di programmi organizzati di screening oncologico, basati sull’invito attivo della popolazione target da parte delle ASL e sull’offerta gratuita di percorsi diagnostici, assistenziali e terapeutici ben definiti. In Italia, lo screening per la diagnosi precoce del tumore della mammella è rivolto alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, alle quali viene offerta e raccomandata una mammografia preventiva con cadenza biennale.
