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HPV: la campagna danese a favore del vaccino fa il pieno di consensi. E l’Oms avvia un gruppo di lavoro europeo

23 marzo - Dopo il crollo della copertura dal 90% a valori vicini al 40% il paese scandinavo ha avviato una massiccia campagna, soprattutto sui social, che ha fatto risalire la china. Un esempio da seguire, secondo l’Oms. Rezza (Iss): “Anche da noi non mancano le fake news sul vaccino HPV”.

Negli ultimi anni la copertura vaccinale HPV tra le ragazze danesi di 12 anni era diminuita drasticamente dal 90% a meno del 40%. Le informazioni che circolavano sui media e sui social network, avevano creato un grande allarmismo tra i genitori, mettendo in discussione la sicurezza del vaccino.
 
"Anche se stavamo pubblicando informazioni sull'importanza dei vaccini HPV, la maggior parte dei genitori sentiva che mancavano altre informazioni", spiega Bolette Søborg, consulente medico presso la Danish Medical Authority.
 
Così nel 2017 è partita la campagna Stop HPV, Stop Cervical Cancer per contribuire a rafforzare la fiducia nel vaccino e ricordare alle persone che il rischio di contrarre il cancro alle cervice, supera di gran lunga il rischio di eventi avversi del vaccino. 
 
Durante la campagna sono stati pubblicati articoli su come prevenire il cancro del collo dell'utero su giornali e riviste di lifestyle in tutto il paese ed è stata aperta una pagina Facebook per aiutare a rispondere alle domande dei genitori e condividere le loro storie.
 
"Gran parte del dibattito sul vaccino HPV si svolge su Facebook, ed è qui che molti genitori ricevono le loro informazioni. La pagina che abbiamo dedicato all’informazione sul vaccino e all’HPV, è un modo per noi di raggiungere i genitori e creare un dialogo aperto ", afferma Louise Hougaard Jakobsen, consulente presso la Danish Cancer Society. 
 
In meno di nove mesi nella campagna è aumentato il numero di vaccini e lo scorso anno il doppio delle ragazze, quasi 31.000, ha avviato il programma di vaccinazione contro l'HPV rispetto a poco più di 15.000 nel 2016.
 
Attraverso un gruppo avviato dall'OMS iniziato due anni fa, la Danimarca sta condividendo le lezioni apprese su HPV con paesi come Irlanda, Paesi Bassi e Austria.
 
"Diversi paesi europei hanno registrato un calo delle vaccinazione contro HPV o hanno faticato a raggiungere un'elevata copertura”, ha dichiarato Katrine Bach Habersaat, responsabile tecnico per i vaccini dell'OMS per l'Europa. 

L'OMS raccomanda la vaccinazione per tutte le ragazze di età compresa tra 9 e 14 anni. La vaccinazione è considerata la misura di sanità pubblica più efficace in termini di costi contro il cancro del collo dell'utero, oltre allo screening.
 
Ogni anno si stima che in tutto il mondo 530.000 donne contraggono la malattia e 266.000 non sopravvivono alla malattia. I dati raccolti in questi anni dimostrano che i paesi che hanno introdotto il vaccino hanno visto riduzioni fino al 90% delle infezioni da HPV in adolescenti e giovani donne.
 
In Italia la copertura vaccinale contro il papilloma virus supera di poco la media del  56% (dati al 31 dicembre 2015), con differenze eclatanti tra alcune regioni (PA Bolzano27,8% e Veneto 69,10%)  e una buona affermazione della Toscana e Umbria che registrano rispettivamente il 73 e 71 per cento. 

“In Italia la questione vaccinazioni HPV è molto simile alla Danimarca ed altri Paesi europei anche se la percentuale di copertura vaccinale è abbastanza stabile pur se non ottimale”, ci spiega Giovanni Rezza Responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, contattato telefonicamente,
 
“Probabilmente le cause sono da attribuire a questioni socioculturali che variano da regione a regione; alle abitudini di cura delle famiglie per cui se il vaccino non è obbligatorio non è necessario; e aggiungerei anche la paura del tipo di puntura che coinvolge zone intime del corpo, comprensibile vista la giovane età delle ragazze. Non mancano anche da noi le fake news che certo generano paura e diffidenza - continua Rezza - la campagna danese in collaborazione con l’OMS potrebbe essere molto utile anche in Italia, dando la possibilità ai genitori e alle ragazze di accedere e di valutare un’informazione più corretta”.

 

 

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