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Violenza sulle donne. Anelli (Fnomceo): “Serve una rivoluzione culturale per tutelare le dottoresse”

27 novembre - Il presidente della Fnomceo in occasione della Giornata internazionale. “Dobbiamo fissare degli obiettivi semplici e ben definiti, che possano essere racchiusi in un documento. Il vero punto di partenza è l’Osservatorio, che permette un monitoraggio dei dati e dei rischi su tutto il territorio nazionale.

Riunire l’Osservatorio sulla sicurezza degli operatori sanitari, in ottemperanza alla Legge 113/20. Modificare la Raccomandazione n°8 del Ministero della Salute, per prevenire gli atti di violenza nei loro confronti, in modo da rendere sicure le strutture ospedaliere e territoriali. Rivedere il modello della continuità assistenziale. Collaborare con le Regioni per il monitoraggio degli episodi sentinella e dei rischi e per le politiche di prevenzione. E poi, agire sulla comunicazione, in modo da valorizzare il ruolo sociale dei medici e degli altri professionisti della salute.
 
Sono queste, per Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, le principali linee di intervento per prevenire e ridurre la violenza contro gli operatori sanitari.
 
Lo ha ribadito nel corso del Convegno “La prevenzione degli episodi di violenza sulle lavoratrici della sanità” che si è svolto lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, presso il Ministero della Salute a Roma.
 
Se infatti, come ha ricordato il Direttore generale della Comunicazione e rapporti internazionali del Ministero della Salute, Sergio Iavicoli, il 9% degli infortuni denunciati all’Inail tra gli operatori sanitari tra il 2015 e il 2019 sono casi di aggressione, il 72,4% di questi episodi di violenza hanno riguardato le donne, con 7858 casi contro 3000.
 
“Dobbiamo fissare degli obiettivi semplici e ben definiti, che possano essere racchiusi in un documento – ha affermato Anelli -. Il vero punto di partenza è l’Osservatorio, che permette un monitoraggio dei dati e dei rischi su tutto il territorio nazionale”.
 
Anelli ha poi riportato alcuni dati, provenienti da uno studio condotto dal Sindacato Anaao-Assomed e da un sondaggio della stessa Fnomceo. Drammatici i numeri: il 55,44% dei medici ha affermato di essere stato vittima di volenza.
 
Hanno subito aggressioni l’86% degli psichiatri, il 77% dei medici di medicina d’urgenza, il 60% dei chirurghi, il 54% dei medici del territorio, il 40% degli anestesisti. Il 79,26% degli operatori vittima di violenza non ha presentato denuncia.
 
Il 66% è stato testimone o è comunque a conoscenza di aggressioni subite da colleghi. Quello che più colpisce è la rassegnazione dei medici di fronte al fenomeno: il 48% dei medici che hanno subito un’aggressione verbale ritiene l’evento ‘abituale’; il 12% ‘inevitabile’.Il 40% dei medici individua la causa principale delle aggressioni in fattori strutturali di natura socio-culturale.
 
“Occorre portare a compimento una rivoluzione culturale – ha riconosciuto Anelli -. E occorre agire lungo due direttrici. Bisogna considerare la sicurezza dei professionisti sanitari come diritto inviolabile dei lavoratori. E riconoscere il ruolo sociale del medico quale alleato del cittadino per la tutela della sua salute e degli altri diritti costituzionalmente protetti: l’uguaglianza, l’autodeterminazione, la riservatezza, l’integrità fisica e morale, l’informazione, il diritto-dovere alla solidarietà. Il diritto stesso a vedersi garantiti, quali imprescrittibili da parte della Repubblica e indisponibili, intrasmissibili, irrinunciabili da parte dei loro stessi titolari, tutti i diritti inviolabili dell’Uomo”.
 
Una rivoluzione che passa anche attraverso la comunicazione: molte le campagne condotte dalla Fnomceo e e dagli Ordini dei Medici sensibilizzare, sul tema, l’opinione pubblica. Un corso di formazione per apprendere le tecniche utili a disinnescare la rabbia, organizzato insieme alla Fnopi. Un docufilm, “Notturno”, promosso in collaborazione con Draka Production e che, presentato oggi dalla regista, Carolina Boco, sarà trasmesso dalla Rai. 
 
Anelli ha infine reso omaggio alle donne medico cadute per morte violenta: Paola Labriola, la psichiatra trucidata da un suo paziente a Bari nel 2013; Eleonora Cantamessa, bresciana, investita e uccisa sempre nel 2013 dopo che si era fermata per prestare soccorso a un uomo; Maria Monteduro, assassinata durante il servizio notturno di guardia medica, in provincia di Lecce; Roberta Zedda, barbaramente massacrata durante il turno di guardia medica, nell’oristanese.
 
A portare la sua drammatica testimonianza è stata infine Ombretta Silecchia, Medico di Medicina Generale pugliese minacciata con una pistola durante un turno di guardia medica.

 

 

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