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Cancro alle ovaie, dall’Australia un test rivoluzionario per la diagnosi precoce. Intervista a James Paton

27 novembre - L'equipe guidata dal Prof. James Paton, direttore del Centro di ricerca per le malattie infettive dell'università di Adelaide, ha scoperto una tossina batterica che può aprire la strada all'individuazione di un marker tumorale specifico per il cancro alle ovaie. Il test potrebbe presto diventare un prezioso strumento in grado di salvare migliaia di vite ogni anno. Paton: “Siamo ancora nelle prime fasi di sperimentazione, ma i risultati sono molto incoraggianti”. LO STUDIO 

Una tossina batterica scoperta da ricercatori dell'Università di Adelaide in Australia, ha portato al possibile sviluppo di un nuovo esame del sangue per la diagnosi precoce del cancro alle ovaie, una malattia che uccide 150 mila donne ogni anno nel mondo. I ricercatori del Centro di ricerca per malattie infettive dell'università hanno studiato le interazioni fra la tossina e un polisaccaride anormale che si esprime sulla superficie delle cellule cancerose umane ed è rilasciata nel sangue, rendendola quindi identificabile con un semplice esame di laboratorio.
 
L'equipe guidata dal direttore del Centro James Paton ha creato una versione innocua delle tossina con una potenziata specificità per il polisaccaride del cancro e l'ha utilizzata per individuarla in campioni di sangue di pazienti con cancro alle ovaie in diversi stadi di avanzamento della malattia. Una ricerca pubblicata di recente sulla rivista Biochemical and Biophysical Research Communications, indica che il nuovo test ha individuato livelli significativi del polisaccaride del cancro in campioni di sangue di oltre il 90% delle donne con cancro alle ovaie al primo stadio e nel 100% dei campioni in fasi più avanzate della malattia, ma in nessuno dei campioni di controllo sani.
 
"Il cancro alle ovaie - si legge nello studio - ha il più alto tasso di mortalità tra le neoplasie dell'apparato riproduttivo. La diagnosi tardiva è associata a un tasso di sopravvivenza a cinque anni solo nel 20% dei casi. Se invece la malattia viene scoperta nelle fasi precoci (stadi I-II), la sopravvivenza a cinque anni sale fino al 90%. Purtoppo, data la natura asintomatica di questa malattia nelle fasi precoci e la mancanza di biomarkers specifici per la sua identificazione, la diagnosi avviene quasi sempre nelle fasi più avanzate. La possibilità di diagnosticare il cancro alle ovaie in fase precoce avrà quindi un impatto significativo sui tassi di sopravvivenza. Il biomarker, inoltre, potrà essere utilizzato per monitorare la risposta al trattamento e il progressivo avanzamento della malattia".
 
Quotidiano Sanità ha intervistato il Professor James Paton, per capire meglio le potenzialità di questi risultati e i tempi necessari per la loro applicazione clinica: "Il cancro alle ovaie è notoriamente difficile da individuare nelle prime fasi e non esiste un biomarker specifico per la sua diagnosi. Per questo motivo abbiamo deciso di partire da questa patologia. I risultati, sebbene ancora in fase precoce, sono molto incoraggianti e presentano una forte significatività statistica. Questa ricerca può aprire la strada all'individuazione di un marker tumorale specifico per questo tipo di cancro".
 
"La ricerca è ancora nelle prime fasi di sperimentazione - ha aggiunto Paton -. Il campione che abbiamo utilizzato prevedeva 25 donne per ciascuno stadio di avanzamento della malattia, compreso un gruppo di controllo in cui questa era assente. Sarà necessario ripetere studi rigorosi su campioni più ampi e rappresentativi prima che il test possa essere approvato e immesso sul mercato".
 
Il biomarker individuato dall'equipe australiana, sembrerebbe essere efficace anche nel rilevamento di altri tipi di cancro, come quello al seno. Sebbene non siano ancora stati pubblicati dati ufficiali in merito, Paton ci tiene a specificare che "il nostro test potrebbe rivelarsi un biomarker tumorale generico, adatto alla diagnosi precoce di diverse tipologie di cancro".
 
Paola Porciello

 

 

 

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