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Covid. “Se a settembre ci saranno milioni di non vaccinati legittimo parlare di obbligo”. Intervista a Guido Rasi

4 luglio - "Ci sono milioni di malati che non hanno potuto ricevere cure a causa dell'intasamento degli ospedali ed un classe medica allo stremo dopo aver vissuto l'ultimo anno e mezzo in trincea. È immorale che ci siano persone ancora non convinte di sottoporsi alla vaccinazione e che rischiano di tornare ad occupare gli ospedali". E poi sull'Ema: "Ha ragione Draghi, è necessaria una riforma. L'Agenzia oggi non ha reali poteri durante un'emergenza", spiega il consulente del commissario Figliuolo.

Se a settembre dovessimo ancora trovarci con milioni di italiani non vaccinati, lontani dall'immunità di comunità, si dovrà iniziare quantomeno a parlare della possibilità di rendere obbligatori i vaccini contro il Covid. Ne è convinto Guido Rasi, consulente del Commissario all'emergenza Covid Figliuolo e per anni direttore esecuto della ‘Agenzia europea dei medicinali, che in quest'intervista ha anche parlato della grave assenza di un vero Piano nazionale per il sequenziamento oltre che della necessità di riformare l'Ema.
 
Professor Rasi, i quattro vaccini che stiamo attualmente utilizzando nella campagna contro il Covid si possono ancora definire 'sperimentali' come si sente dire da più parti?
Assolutamente no. L'autorizzazione di questi vaccini da parte dell'Ema si definisce condizionale, ma è a tutti gli effetti un'autorizzazione completa. Può essere cioè revocata solo in caso di palesi e gravi problemi. Dal momento in cui viene approvato dall'Ema il vaccino non può più essere definito sperimentale. Tra l'altro dopo i milioni e milioni di somministrazioni effettuate da fine 2020 ad oggi diventa ridicolo anche solo pensare di definirli in questo modo.
 
Nel prossimo autunno, anche in caso di somministrazione di terze dosi, ci vaccineremo sempre con gli stessi vaccini ad oggi disponibili?
Credo di sì, non mi aspetto vaccini nuovi visto che al momento non c'è una variante che ponga il problema della necessità di un sostanziale cambiamento, e sappiamo che tutti i vaccini al momento disponibili sono efficaci contro tutte le varianti note. Il problema reale è quello della capacità di sequenziamento che abbiamo in Italia, e quindi della nostra capacità di intercettare l'eventuale presenza di possibili nuove varianti.
 
Eppure lo scorso 27 gennaio veniva annunciata la nascita di un Consorzio, promosso e sostenuto dal Ministero della Salute, e coordinato dall’Iss proprio con il compito di individuare e studiare le varianti. Come si spiega questo ritardo?
Non parliamo di progetti accademici, queste erano cose che si dovevano rendere operative già dal giorno successivo all'annuncio. Ad oggi manca ancora un vero piano nazionale per il sequenziamento delle varianti.
 
Quindi è rimasto tutto solo sulla carta?
Esatto. Ad oggi, a livello di sequenziamento, l'Italia è nella coda di quei Paesi europei messi male. Se ne continua a parlare, ci sono lodevoli iniziative locali ma, ripeto, manca ancora un piano nazionale. E siamo ormai a luglio, questo non è tollerabile.
 
Nell'ipotesi di una comparsa di nuove varianti capaci di aggirare gli attuali vaccini cosa si dovrà fare?
Sarà necessario sottoporre le persone ad un terzo richiamo con nuovi vaccini che siano in grado di offrire copertura contro queste nuove varianti.
 
E quali tempistiche dovremmo attenderci per questi nuovi vaccini?
Non più di 4-8 settimane. Questi i tempi dichiarati da Pfizer e Moderna per modificare i loro vaccini a mRna.
 
Si è parlato della possibilità di poter utilizzare un unico vaccino contro il Covid e l'influenza stagionale. Questo è ipotizzabile già dal prossimo autunno?
Mi sembra prematuro immaginarlo già per la prossima stagione influenzale. In futuro invece la vedrei come una soluzione ottimale, ma ora è ancora troppo presto. 
 
Se a settembre dovessimo trovarci lontani dall'immunità di comunità, con milioni di italiani non vaccinati, si potrebbe iniziare a parlare della possibilità di introdurre l'obbligo per i vaccini contro il Covid?
Credo che se ne potrebbe parlare, certo. Ci sono milioni di pazienti che non hanno potuto avere cura nell'ultimo anno e mezzo a causa dell'intasamento degli ospedali, ora dobbiamo anche dedicarci a loro. Abbiamo accumulato ritardi su visite, interventi, screening. Abbiamo una classe medica stremata dopo aver passato l'ultimo anno e mezzo in trincea, è intollerabile la scelta di non vaccinarsi in questo scenario. Non possiamo correre il rischio di avere altri milioni di potenziali malati che andranno nuovamente ad occupare gli ospedali nonostante la disponibilità di vaccini. Sarebbe immorale. Penso che si dovrebbe porre delle limitazioni a chi rifiuta il vaccino, ma non come punizione, bensì a protezione della comunità e di chi non può sottoporsi a queste vaccinazioni per patologie.
 
Condivide l'auspicio del presidente Draghi sulla riforma dell'Ema?
Lo condivido pienamente.
 
E secondo lei cosa dovrebbe essere riformato?
L'Agenzia europea del farmaco ha un mandato ancora troppo limitato. Ad esempio, non regola i device che sono parte integrante di molte terapie, non ha potere nello stabilire un protocollo comune per l'emergenza e non ha reali poteri durante un'emergenza. Ci vuole un consolidamento dei suoi poteri. L'Ema funziona molto bene ma sono convinto che potrebbe fare ancora di più.
 
Come reputa la gestione del vaccino AstraZeneca?
L’Ema sull'utilizzo di AstraZeneca è sempre stata molto chiara. Ha detto che il vaccino è indicato dai 18 anni in su tenendo presenti tre parametri: l’indice di trasmissione, il numero di persone vaccinate e le alternative disponibili. Ha inoltre pubblicato alcune tabelle con le quali si chiariva il rapporto beneficio/rischio in base a diversi scenari di diffusione del virus. Il messaggio è stato quindi fin da subito chiaro da parte dell'agenzia europea: gli scenari cambiano e allo stesso modo potrà essere modificato l'utilizzo di questo vaccino. Diciamo che poi questo messaggio non sempre è stato ben veicolato e declinato ai vari livelli nazionali. Ema non ha giurisdizione per dire cosa fare ad ogni singolo Stato. Ci sono agenzie del farmaco e ministri della salute in ogni Paese. Sono state offerte una serie di informazioni tecniche, queste dovevano essere poi declinate localmente. Diciamo che non sempre è stato fatto un buon lavoro in questo senso.
 
Nelle ultime settimane si parla molto di vaccinazione eterologa, ossia della somministrazione di una seconda dose di vaccino mRna a chi si è sottoposto ad una prima vaccinazione con AstraZeneca. Funzionerebbe anche il contrario?
A rigor di logica, risponderei di sì. Ma non sono stati fatti neanche piccoli studi 'ponte' in tal senso.

Giovanni Rodriquez

 

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