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Infezioni sessualmente trasmesse in aumento tra i giovani, soprattutto tra le donne. Suligoi (Iss): “Se ne parla troppo poco e molti ragazzi non ne conoscono l’esistenza e i rischi”

19 dicembre - Non esiste soltanto l’Hiv ma ci sono tante altre patologie: clamidia, gonorrea, sifilide, condilomi anogenitali e herpes genitale. Malattie il cui trend continua a crescere interessando in particolare i giovanissimi tra i 15 e i 24 anni e le donne. I casi di Chlamydia trachomatis nel 2019 hanno evidenziato un incremento del 33% in particolare nelle donne (+65%) e i giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano una prevalenza di casi di infezione quadrupla rispetto agli over 24. Ed è più che raddoppiato, negli ultimi quindici anni, il numero di donne con herpes genitale. IL REPORT ISS

Non solo l’Hiv. Nel variegato e temibile mondo delle infezioni sessualmente trasmesse sono tante le malattie infettive che non rallentano la loro corsa, anzi. E se nell’immaginario comune si pensa siano appannaggio solo di stranieri, prostitute e omosessuali così non è. Perché le IST colpiscono tutte le persone sessualmente attive, soprattutto sempre più crescono tra i giovanissimi, in particolare tra le donne. Infezioni subdole che mettono a rischio la loro capacità riproduttiva.
 
A scattare la fotografia delle Infezioni sessualmente trasmesse (IST) è l’Istituto superiore di sanità che ha aggiornato nei mesi scorsi i dati dei due sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia nel 2019.  Dati sui quali abbiamo voluto puntare i riflettori per capire con Barbara Suligoi, Direttore del Centro Operativo Aids del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, qual è lo stato dell’arte e quali le contromisure da intraprendere.
 
“Nell’ambito delle IST non esiste soltanto l’Hiv, per il quale peraltro abbiamo registrato nel 2020 un calo importate delle nuove diagnosi – ha spiegato Suligoi – ma ci sono tante altre patologie, tra le molte la clamidia, la gonorrea, la sifilide, i condilomi anogenitali e l’herpes genitale. Infezioni di cui si parla troppo poco ma il cui trend negli anni non è mai calato, al contrario continua a crescere interessando in particolare i giovanissimi tra i 15 e i 24 anni e le donne”.
 
I dati. Se dal 2016 diminuisce lievemente il numero delle persone con una IST confermata e si riduce di circa il 29% il numero dei maschi che fanno sesso con maschi (Msm) con una IST in atto, al contrario dal 2000 al 2019 è aumentato del 23% circa il numero di donne colpite. Soprattutto i casi di Chlamydia trachomatis nel 2019 hanno evidenziato un incremento del 33% rispetto al 2017 in particolare nelle donne (+65%) e i giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano una prevalenza di casi di infezione quadrupla rispetto agli over 24.
 
Non solo, i casi di gonorrea sono raddoppiati negli ultimi cinque anni analizzati. È più che raddoppiato, negli ultimi quindici anni, il numero di donne con herpes genitale. Di contro, in quattro anni (dal 2016 al 2019) il numero di casi di condilomi ano-genitali si è ridotto, molto probabilmente grazie alle campagne vaccinali anti-HPV in femmine e maschi.
 
Clamidia in crescita. Emblematico è il caso della clamidia che mostra un trend in crescita dal 2008, con un incremento di quasi quattro volte tra il 2008 e il 2019, in particolare nelle donne tra i 20 e i 25 anni.
“Un dato preoccupante – prosegue Suligoi – perché tre donne su quattro non si accorgono di aver contratto l’infezione da clamidia in quanto il sintomo del dolore viene spesso confuso con quello dell’ovulazione o attribuito erroneamente a generici dolori intestinali. La mancata diagnosi porta ad una mancata assunzione della terapia antibiotica e alla progressione dell’infezione che ha come conseguenza un’occlusione delle tube, compromettendo la capacità di procreazione”.
 
Insomma, un’infezione subdola e misconosciuta difficilmente rintracciabile a distanza di anni, con il risultato che molti dei casi di infertilità tra le donne potrebbero essere attribuiti a pregresse infezioni da clamidia.

A preoccupare ci sono anche la gonorrea i cui casi in cinque anni (2015-2019) sono raddoppiati (in particolare nel 2019 rispetto al 2000 i casi sono aumentati di tre volte e mezzo sia nei MSM che nelle donne) e la sifilide una patologia dimenticata grazie all’avvento delle penicillina, ma che nel 2005 e nel 2016 ha avuto un picco epidemico sorprendente che ha interessato tutta Europa.
 
“La gonorrea dal 2000 non è mai indietreggiata – ha detto la Suligoi – e ha seguito le orme della sifilide con un andamento ondivago, anche se i casi di sifilide in 4 anni sono diminuiti del 20%. Anche la sifilide è una malattia ingannevole e subdola, compare con piccola lesione che poi scomparire rapidamente, ma, se non curata, il microorganismo che la causa, il treponema, rimane e si diffonde colpendo tutti gli organi fino a poter arrivare al cervello”.

 

Miglioramenti si sono invece registrati sul fonte dei condilomi ano-genitali. “Fanno la parte del leone nell’ambito delle IST e colpiscono donne e uomini – ha evidenziato la Direttrice del Centro Operativo Aids – hanno avuto un costante incremento fino a qualche anno fa per poi stabilizzarsi grazie agli effetti delle campagne vaccinali per l’Hpv iniziate tra le femmine nel 2008 e nel 2013 nei maschi. Speriamo di assistere ad un ulteriore decremento nei prossimi anni”.
 
È infine più che raddoppiato, negli ultimi quindici anni, il numero di donne con herpes genitale. Un virus che rimane sempre latente per poi ricomparire quando si è sottoposti a forti stress.  “Le donne sono sottoposte, anche per il momento storico, a ruoli sempre più impegnativi – ha chiosato Suligoi – un vortice frenetico e le donne ne pagano lo scotto. L’aumento di casi è un segnale indiretto di una condizione di affaticamento della donna e del suo sistema immunitario”.

 

Quali sono quindi le contromisure da mettere in campo per arginare il trend delle IST?
Per l’Iss le azioni possibili sono: favorire la diagnosi e il trattamento precoce delle IST facilitando l’accesso ai servizi sanitari attraverso un Percorso Integrato di Cura (PIC) della persona a rischio di o con IST; favorire la diagnosi precoce di Chlamydia trachomatis attraverso l’offerta del test in donne giovani, anche se asintomatiche, in particolare se pluripartner.
 
E ancora, migliorare il contact tracing delle persone con IST e promuovere la terapia del partner; sostenere la prevenzione primaria favorendo la vaccinazione anti-HPV, anti-epatite B, anti-epatite A.
 
Soprattutto accrescere le attività di informazione sulle IST (far conoscere sintomi, segni e complicanze), e su questo fronte ha ricordato Barbara Suligoi è attivo il “Numero verde Aids e Ist dell’Istituto Superiore di Sanità (800 861061) estremamente utile soprattutto per i più giovani”.
Infine, incrementare nella popolazione generale la consapevolezza del ruolo delle IST nella trasmissione/acquisizione dell’Hiv ed elaborare un piano nazionale pluriennale per la prevenzione delle IST e attivare programmi di sorveglianza dei comportamenti.
 
Ester Maragò

 

 

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