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Mammografi, Rmn e Tac. Corte dei conti: “Ne abbiamo troppi e il 30% ha più di 10 anni e va sostituito”. Ma investimenti sono al palo

8 ottobre - Tra le cause della vetustà degli apparecchi il Rapporto della Corte evidenzia gli scarsi investimenti che ci vedono agli ultimi posti nella UE. E poi c’è anche il problema del surplus. Tra numero di Risonanze e Tac in rapporto alla popolazione viaggiamo abbondantemente sopra la media europea. Al Sud e nel pubblico la situazione è peggiore. La Corte dei conti: “Vanno sostituite”.

Tra “Angiografi, mammografi, Acceleratori lineari Camere Computer Gamma, Tomografi a risonanza magnetica, sono circa il 30 per cento le apparecchiature ancora in esercizio aventi un’età superiore ai 10 anni e per le quali, guardando ai tempi medi di obsolescenza, vi sarebbe necessità di sostituzione”.

A rilevarlo è la Corte dei conti nel suo ultimo Rapporto di coordinamento della Finanza pubblica che evidenzia anche come il principale problema è che gli investimenti sono al palo. Rispetto al 2015 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati per un confronto internazionale), si evidenzia come in Italia solo lo 0,36 per cento del prodotto sia destinato ad accumulazione nel settore, contro importi pressoché doppi nelle principali economie europee (lo 0,75 della Germania, lo 0,65 della Francia). Superiori anche Spagna e Portogallo con rispettivamente lo 0,45 e lo 0,47 per cento del prodotto.

“Una tendenza negativa – scrive la Corte dei conti - che se non sembra essersi riflessa nelle dotazioni di attrezzature sanitarie, che continuano a presentare livelli particolarmente elevati, ma che è senza dubbio alla base dell’invecchiamento delle apparecchiature in esercizio”.

I dati. In Italia, nel 2017, secondo i dati della banca dati NSIS del Ministero della Salute, delle 5.940 apparecchiature, di cui 3.479 appartenenti a strutture pubbliche e le restanti a strutture private accreditate, guardando ad Angiografi, mammografi, Acceleratori lineari Camere Computer Gamma, Tomografi a risonanza magnetica, sono circa il 30 per cento le apparecchiature ancora in esercizio aventi un’età superiore ai 10 anni e per le quali, guardando ai tempi medi di obsolescenza, vi sarebbe necessità di sostituzione. Solo nel caso dei Sistemi Robotizzati per chirurgia endoscopica e i Sistemi Tac la maggioranza delle attrezzature ha meno di 5 anni. Sebbene si registri rispetto ai dati del 2016 un lieve miglioramento, non va trascurato che l’invecchiamento oltre il limite previsto per l’adeguatezza tecnologica delle strutture incide, inevitabilmente, sui tempi di indisponibilità delle apparecchiature per l’aumento dell’incidenza dei guasti, nonché i conseguenti incrementi dei costi di esercizio per manutenzione, energia, ecc.

  

Il problema del surplus.
Le dotazioni tecnologiche, in termini di apparecchiature per risonanze e Tac, sono pari o superiori alle principali economie europee: rispettivamente 35,1 e 25,2 apparecchiature per milione di abitanti contro 21,4 e 15,4 della media europea. Elevata è inoltre la disponibilità di tecnologie per radioterapia, circa 7 per milione di abitanti contro le 5 di Germania e Spagna. Solo la Francia presenta valori superiori (10 per milione di abitante)
 
Al Sud e nel pubblico la situazione è peggiore.
L’esame delle dotazioni per aree territoriali rileva squilibri significativi, anche se minori delle attese. Nelle regioni in Piano di rientro le strutture (misurate in termini di milione di abitanti) sono inferiori alla media nazionale in pressoché tutte le tipologie fatta eccezione nelle Camere Gamma, quelle che a livello nazionale presentano, tuttavia, il maggior numero di impianti con più di 10 anni di esercizio. Molto ampio il divario tra regioni nei sistemi Tac, in quelli Tac/Pet, nelle Risonanze magnetiche e nei sistemi robotizzati per chirurgia endoscopica, con le regioni a statuto ordinario del Nord e del Centro con dotazioni superiori alla media, in alcuni casi in misura rilevante. Tali squilibri permangono (e in alcuni casi aumentano) anche quando ci si sofferma sulle sole strutture pubbliche, indicando come tale sotto dotazione rappresenta un problema garantire un adeguato accesso al servizio.
 
Luciano Fassari

 

 

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